Creato da FridaA il 15/07/2006
Yemen. Fra pizzi, mirra e incenso, nel Regno della regina di Saba.

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« MaroccoYemen, un anno dopo »

Frida

Post n°53 pubblicato il 01 Aprile 2007 da FridaA

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In un articolo su Leon Trotskij, apparso su Frigidaire nei primi anni ‘80, venni per la prima volta a contatto con la figura di Frida Kahlo.
Comunista e rivoluzionaria, aveva ospitato Trotskij, durante l’esilio in Messico, nella sua casa di Coyoacan.
Mi parve da subito una donna di grande coraggio e intelligenza e decisi di approfondire attraverso alcune letture.
Moglie del più grande muralista messicano, Diego Rivera, ebbe, oltre la poliomelite, due gravi incidenti: il primo a 18 anni quando, in uno scontro fra un tram e l’autobus su cui viaggiava, rimase trafitta e ciò le comporterà nel corso degli anni la non possibilità di vivere la maternità e il dover subire un gran numero di interventi, fino all’amputazione di un piede prima, della gamba poi … il secondo … l’incontro con Diego, che lei soleva dire, a volte per scherzo, a volte per rabbia, essere stato un incidente decisamente più grave del primo!
Frida dipinse nelle opere, in modo crudo e aspro, ma al contempo dolce e delicato, la parte dolorosa della sua realtà.
Amo i suoi dipinti, ma non sono un’artista, nè un critico d’arte, per potermici addentrare in modo serio, ed è solo della sua vita che posso dire, di quel suo “Viva la vida!” che tanto la rende vicina alle altre donne.
Nonostante l’handicap e le grandi sofferenze è riuscita a vivere coraggiosamente, anche in modo estremo, giorni pieni di ideali, di passioni, di amori, di incontri.
E’ stata adorata da Diego e lo ha adorato nonostante i ripetuti tradimenti: non era, di questi, il rapporto fisico che la distruggeva, ma il tradimento mentale, la mancanza di lealtà e, in quelle sue ferite, penso ci si possano riconoscere e ritrovare molte donne.
Divorzieranno, si cercheranno di nuovo e si sposeranno ancora … fa venire alla mente i tanti rapporti indefiniti, a volte conflittuali, così difficili da recidere, coppie addomesticate, in cui nessuno riesce a fare a meno dell’altro, forse, per amore.
E’ stata amata da tanti per quella vivacità, trasparenza, duttilità e finezza mentale, che le hanno permesso di vivere e coltivare, nei momenti in cui tutto luccicava, i fiori del giardino della sua vita e di sostenere, con grande forza, la solitudine nei tanti momenti bui.
Fosse lo stesso per tutte quelle donne che, da regine, si ritrovano un giorno, non più accolte!
In una sua opera “Qualche piccola punzecchiatura”, dipinge l’omicidio di una donna per mano di un tale che, davanti al giudice, tradurrà le 22 coltellate inferte, con le assurde parole che andranno a comporre il titolo dell’opera! Frida, a voler rendere ancor più visibile la sua rabbia, coprirà pure la cornice del colore del sangue ed anche in questo è vicina a quelle donne, tante, troppe, che ogni giorno, subiscono violenze fisiche e psicologiche.

Nella sua casa, Casa Azul, ora museo, fra le sue cose, i suoi colori, le sue opere, si respira un’aria tersa, linda, che ti entra dentro e ti riempie l’anima e te la senti addosso quell’energia, quella vitalità che, ancora oggi, riesce a comunicare a coloro che la amano.

Ci ha insegnato l’importanza della docezza nel confronto e nell’amore incondizionato, il coraggio e la forza, nella lotta e nella rinascita.
A saper ritrovare il sorriso.


(scritto nel giorno del 50° della sua morte 13 luglio 1954 - 2004)

 
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