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L'era dei privilegi è finita: domani la delibera contro i vitalizi

Post n°3856 pubblicato il 28 Giugno 2018 da stella112
 

 

rikfrakkaro.jpg

 

di Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta

Domani la delibera per abolire i vitalizi arriva in Ufficio di Presidenza alla Camera. Abbiamo vinto la nostra battaglia in nome di tutti i cittadini per l'equità sociale. È il compimento di un lungo percorso che ha sempre visto impegnato il MoVimento 5 Stelle, sin dalla sua fondazione e poi durante tutta la scorsa legislatura. Stiamo ottenendo un risultato che farà la storia: l'era dei privilegi è finita.

Attualmente sono in pagamento oltre 2.600 vitalizi per un totale di oltre 200 milioni di euro l'anno. Vengono corrisposti assegni d'oro a ex parlamentari che non hanno mai messo piede a Camera e Senato, versiamo cifre da capogiro anche a chi ha versato contributi ridicoli. Il trattamento previdenziale per gli ex onorevoli è uno scandalo intollerabile sul piano economico e morale, un autentico affronto verso tutti gli italiani. La nostra proposta, raccolta nella delibera del presidente Fico, prevede di ricalcolare gli assegni con il metodo contributivo per eliminare ogni iniquità.

Con il Governo del Cambiamento non possiamo più tollerare condizioni di vantaggio della classe politica, anche agli ex parlamentari devono essere applicate le condizioni stabilite per la generalità dei cittadini. Grazie al M5S possiamo dire finalmente addio alla casta iniziando ad eliminare il più odioso dei privilegi. Lo abbiamo promesso e lo stiamo facendo: i vitalizi saranno solo un brutto ricordo. Benvenuti nella Terza Repubblica.

FONTE

 

 
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Alexander Dugin: «L’Italia è l’inizio della grande rivoluzione populista che cambierà il mondo»

Post n°3855 pubblicato il 28 Giugno 2018 da stella112
 

 

Il filosofo russo Alexander Dugin, amico del presidente Putin e sostenitore dei movimenti populisti non ha dubbi: "La lotta contro il mondialismo atlantista passa di qui" e con questa l'Europa troverà la libertà, anche grazie all'aiuto della Russia

di 

 

 

 

Questo non è un momento storico come gli altri. Questo è il momento in cui ha inizio la «grande rivoluzione anti-liberale»: quella del popolo contro le élite, del diritto del cittadino contro il diritto dell'uomo, dell'identità nazionale contro la non-identità globale. In altre parole, come spiega il filosofo russo Alexander Dugin, controverso ma notevole personaggio dell'estrema destra russa, è l'ennesimo scontro tra "civiltà di mare" (mercantile, dinamica) e "civiltà di terra" (statica, tradizionale). Scontro che in questo caso cambierà le sorti dell'Europa e, si immagina, del mondo intero.

Arriva a Milano per presentare insieme al filosofo Diego Fusaro il suo ultimo libro, Putin contro Putin, edito dalla casa editrice Aga. Dugin è noto per aver elaborato una Quarta Teoria Politica (che supera fascismo, comunismo e liberalismo) ma soprattutto per la sua vicinanza al presidente russo Vladimir Putin («Non tanto mia - precisa - quanto delle mie idee»). E sono idee piuttosto chiare, in paricolare in geopolitica: «per l'Europa questo è il momento migliore» perché «oggi ha la possibilità di ritrovare la sua sovranità, il suo ruolo del mondo». Può ancora «ritornare libera» - ma, come è intuibile, non liberale - «proprio grazie all'aiuto della Russia»

Partiamo proprio da qui: cosa intende quando parla dell'aiuto della Russia?
Come è noto, dal punto di vista geopolitico ci sono tre poli: gli Usa, con la loro enorme potenza, l'Europa, che in passato è stata indipendente e sovrana e ora è diventata una colonia strategica degli Stati Uniti - è questo il senso della parola "atlantismo", nata proprio con il dominio americano - e infine la Russia. Un terzo polo che non è europeo né asiatico ma eurasiatico: una novità rispetto al dualismo della Guerra Fredda. Ora: oggi la Russia è più debole rispetto ai tempi dell'Unione Sovietica, ma più forte rispetto ai tempi di Eltsin, in cui rischiava il crollo. Non ha più una funzione di dualismo contro gli Stati Uniti (ruolo che tocca alla Cina) e, soprattutto, non rappresenta più un pericolo né una sfida per Europa e Stati Uniti. È nella posizione di essere, invece, la sua salvezza.

Cioè?
Oggi, con Trump al governo negli Stati Uniti e con una Russia forte ma non minacciosa, l'Europa ha la possibilità di ristabilire il suo ruolo geopolitico. E per questo credo che questo sia il momento ideale. Non si tratta di abbandonare gli Usa per abbracciare la Russia, come sarebbe potuto succedere durante la Guerra Fredda. No: la Russia non ha né le pretese né le risorse, per occuparsene. L'Europa può, oggi, affermarsi con un suo ruolo indipendente sia dagli Stati Uniti che dalla Russia. Ma seguendo un suo cammino di sovranità sull'esempio dato dalla Russia.

Ma come funzionerebbe questa riaffermazione di indipendenza? L'Europa, oltre a essere poco libera, non è nemmeno unita.
Ad esempio, attraverso la formazione "Grande Europa" immaginata da Putin, che arrivi dall'Atlantico fino a Vladivostok. In altre parole, con un'alleanza tra Eurasia ed Europa occidentale. Perché ciò avvenga, gli alleati naturali sarebbero alcuni Stati europei importanti, cioè i francesi e tedeschi, che sono il centro del continente. Del resto è da tempo che la Russia cerca rapporti e contatti più stretti, soprattutto con la Germania e, in via politica con la Francia. Stava quasi per realizzarsi un asse Berlino-Parigi-Mosca in occasione della guerra in Iraq, ma poi è fallito. E il motivo è sempre lo stesso. I nemici, in particolare, sono sempre gli stessi.

 

I populismi distruggeranno questa Unione Europea. Ormai è impossibile fermarli: la Ue non è più rappresentativa e non lo può nemmeno essere perché non corrisponde ai desideri e alla volontà del popolo

E chi sono?
Gli atlantisti, i globalisti, i mondialisti che mantengono il controllo sull'Europa. E il risultato logico è la sua decadenza, il suo declino. È per questo che i Paesi più sovrani, cioè quelli che vogliono affermarsi come europei, hanno già cominciato la loro rivolta contro questa Unione Europea.

Paesi "più europei" perché portano avanti un europeismo anti-Ue?
Esatto. L'Unione Europea deve uscire da questa situazione indefinita, in cui è contesa dal polo atlantista e filo-americano, e un altro polo che - attenzione - non è russo, ma è europeo. Vive un'esitazione tra due posizioni come durante la Guerra Fredda, quando oscillava tra America e Russia, ma stavolta oscilla tra America (intesa come polo atlantico) ed Europa, intesa come l'Europa delle radici. Oggi l'Unione Europea non è più europea e non vuole essere europea. E questa è la vera origine delle tensioni drammatiche tra Italia e Ue, tra Italia e Germania.

Mi faccia capire: esiste un'Europa più europea e una meno europea?
Diciamo che l'Europa ha perso la sua identità geopolitica. E allora l'attitudine negativa, quasi distruttiva, da parte di Italia, Austria, Ungheria (l'altra Europa) è la logica conseguenza dell'assenza di volontà e di strategia di autoaffermazione da parte delle istituzioni centrali.

E la soluzione quale sarebbe?
Semplice. Il ritorno dell'Europa a una strategia sovrana e indipendente da Usa e da Russia. Questi piccoli sovranismi nazionali cui assistiamo non si riconoscono nell'Europa globalista, ma chiedono un ritorno al sovranismo europeo. I primi passi, per fortuna, li abbiamo visti con le parole della cancelliera tedesca Angela Merkel sull'immigrazione. O con l'annuncio dato da Francia e Germania di voler organizzare un Consiglio di Sicurezza diverso da quello della Nato. Sono tendenze politiche generali, ma chiare.

Ma questi "piccoli sovranismi nazionali" non promuoveranno piuttosto interessi locali?
Dipenderà da cosa faranno Francia e Germania. Se cambieranno il loro atteggiamento nei confronti degli Usa, riaffermando la loro volontà di indipendenza e sovranità, allora cambieranno anche i sovranismi nazionali. Se al contrario continueranno con la linea attuale, allora i populismi distruggeranno questa Unione Europea. Ormai è impossibile fermarli: perché la Ue non è più rappresentativa, non lo può nemmeno essere perché non corrisponde ai desideri e alla volontà del popolo. Oggi la democrazia liberale si definisce come il potere delle minoranze non elette sulla maggioranza dei cittadini. Quelle fanno i colpi di stato contro la Costituzione, le maggioranze reagiscono allora votando i Salvini, i Di Maio, le Marine Le Pen, o i Kurz. Destra o sinistra, non conta più. È una rivolta di popolo contro le élite, cioè contro le minoranze che vogliono difendere apertamente gli interessi delle minoranze. Se questa è la nuova forma della democrazia, ecco, al popolo non piace.

Per i liberali l'identità una cosa da distruggere. Ma distruggere l'identità significa distruggere il popolo: da qui nasce il populismo, che altro non è che l'accusa fatta al popolo di essere popolo.

In tutto questo però ci sono anche i migranti, spesso al centro di questo scontro.
È il punto simbolico più grande. I migranti sono il caso in cui una questione tecnica e marginale, cioè la gestione dell'immigrazione, rivela un contrasto ideologico insanabile.

Quale?
Questo: l'ideologia liberale dominante si fonde sull'assimilazione dell'uomo con il cittadino. È, in altre parole, l'effetto dell'ideologia dei diritti dell'uomo. Secondo questa visione, ogni essere umano gode di particolari diritti universali. Questa posizione ideologica ha come conseugenza che gli Stati siano obbligati a trattare tutti, anche gli stranieri e gli immigrati, come se fossero loro cittadini.

È così.
Ma questa è solo l'applicazione pratica di un'ideologia più ampia, che invece vuole distruggere e assimilare le tradizioni, le culture e le storie dei popoli. E allora il popolo ha una reazione: sarà pure viscerale, sarà organica, ma va al punto perché ha una sua origine politica, ideologica, metafisica. Resiste, anzi combatte questa ideologia. E allora succede che il semplice migrante, la semplice nave che li trasporta - elementi che di per sé non avrebbero alcun interesse sociale - diventano in questo campo di battaglia qualcosa di più grande: il segno della grande scelta di radicalità di questa civiltà.

Si spieghi meglio.
I liberali insistono in questa ideologia di forte ostilità al popolo. Per loro il popolo è una cosa negativa, perché è rischioso e incontrollabile e, se male indirizzato, potrebbe portare all'instaurarsi della dittatura o al governo di un leader forte. Allora la lotta che oggi viene fatta dalle élite contro Salvini, Di Maio e Orban altro non è che la lotta contro l'idea, sì, l'idea, che l'identità sia una cosa positiva. Per i liberali difendere il valore dell'identità di un cittadino o difendere l'identità nazionale costituisce il peggior male possibile, una cosa da distruggere. Ma distruggere l'identità significa distruggere il popolo: e da qui nasce il populismo, che altro non è che l'accusa fatta al popolo di essere popolo.

Ma gli altri reagiscono.
Eccome. Noi stiamo vedendo, di fronte a questa repressione, la reazione dei sovranisti: ebbene, questo è l'inizio della grande rivoluzione anti-liberale. Non è una correzione del liberalismo, no: è l'inizio della grande lotta sistematica dei popoli contro le élite liberali, contro le ideologie portate avanti dai Clinton, da Obama, da Soros, contro la promozione della globalizzazione sociale e politica. Non - e sia chiaro - non contro il controllo dell'immigrazione. Quello, come ho già detto prima, è solo un aspetto tecnico che si trova a rivestire una dimensione metafisica decisiva.

Metafisica?
Sì: oggi l'Europa decide il suo "Essere o non essere": cioè essere un'Europa con identità, o non essere Europa. Perché senza identità l'Europa non è Europa: è solo un territorio, come l'Africa, o l'Antartide.

Il Rinascimento è la forma culturale assoluta: e l'identità italiana è nella sua radice un'identità rinascimentale

L'Europa decide, ha detto. Ma, nel concreto: a chi tocca davvero questa scelta?
Oggi decide chi governa e proprio questo è il problema: è il popolo o è l'élite a governare? Si può dire che ci siano, in realtà, due governi: quello del popolo, rappresentato legittimamente in Italia, in Ungheria e in Austria, e quello europeo, che decide ogni volta in senso opposto. Questo è interessante. È l'inizio della lotta politica della nuova generazione, anzi della politica stessa della nuova generazione che - secondo me - dovrà portare alla creazione del populismo integrale.

In cosa consiste?
Un populismo che non sia né di destra né di sinistra, ma rappresentativo del popolo. Oggi in Italia assistiamo a una novità politica importante, un primo passo, cioè un'alleanza tra destra e sinistra. Già questo è notevole: cosa sarebbe successo se Marine Le Pen si fosse alleata con Jean-Luc Mélénchon? Il caos. O Donald Trump con Bernie Sanders? Sarebbe scoppiato tutto il sistema. O se Syriza si fosse unita ad Alba Dorata? Avrebbero cacciato la Grecia da tutto, sia dall'euro che dall'Unione Europea. E invece, ecco: in Italia è successo. Per la prima volta si supera la divisione destra-sinistra. Ha vinto Salvini, che con le sue felpe e le sue magliette ha contribuito a far smetter di demonizzare il populismo, e anche Di Maio. Insieme a loro ha vinto anche il popolo, in questa nuova lotta contro le élite per ritrovare la propria identità.

Ma dove si trova l'identità di un popolo?
Nella sua cultura.

Quale cultura, però? In Italia, ad esempio, in molti casi è espressione dal dominio americano: film, riviste, magazine. Come si fa a definire identitario un tratto culturale e non identitario un altro tratto culturale?
È una questione aperta. L'Europa è, come ho già detto, una colonia strategica, economica e culturale dell'America. Il problema è che con la politica di Donald Trump le cose sono cambiate: oggi l'Europa è una colonia che non desta più alcun interesse nella madrepatria. Un fatto deplorevole, per usare la celebre espressione di Hillary Clinton. E gli europei che si considerano globalisti, di conseguenza, sono i veri deplorables. Che cosa occorre fare con loro? Non lo so: non è un problema che c'è in Russia. Anche da noi esistono questi deplorables ma sono pochissimi e non decidono niente. Hanno rappresentanza in Parlamento, certo. Esistono. Ma non decidono. Del resto noi siamo russi, siamo orgogliosi della nostra cultura .

I russi hanno recuperato un'identità culturale precedente al comunismo. Gli italiani fin dove nel passato dovrebbero andare?
Questa è una cosa che devono decidere gli italiani. A quale cultura dare valore? Quale aspetto percepito come "italiano" occorre promuovere? Quale mondo di idee recuperare? Non ve lo posso dire io: sono russo. Se lo facessi sarebbe un atteggiamento globalista, razzista, mondialista.

Certo, ma come intellettuale cosa suggerirebbe?
Per me il Rinascimento italiano è la forma culturale assoluta. Ha avuto effetti grandissimi su tutti gli altri popoli, anche su noi russi. Io adoro il Rinascimento e credo che l'identità italiana (poi magari mi sbaglio) sia nella sua radice un'identità rinascimentale. Non medievale. Credo anche che il Risorgimento sia la continuazione del Rinascimento in un altro ciclo storico.

Nel Rinascimento però l'Italia non era unita.
No, certo. Aveva e ha ancora grande varietà al suo interno, con gruppi diversi etnicamente e culturalmente. In questo senso è una ricchezza, ma una ricchezza organica, con i tedeschi sulle Alpi e i francesi valdostani e valdesi, o i siciliani, che sono del tutto diversi. Invece, la diversità data dai rifugiati che non vogliono accettare e comprendere la vostra cultura e i vostri valori è una diversità anti-organica e pericolosa. Se li accettassero e li studiassero non vedo allora nessuna ragione per rifiutarli, no?

Parliamoci chiaro: noi russi conosciamo bene la dittatura, sappiamo bene come è fatto l'autoritarismo, lo abbiamo vissuto. Il regime di Putin è la cosa più democratica che abbiamo mai avuto

 

E il cattolicesimo non costituisce un fattore identitario importante?
Certo. È la forma più importante dell'identità tradzionale europea e latina. Ma anche qui: ci sono molte forme di cattolicesimo e di cattolicità. Gli italiani, se vorranno, dovranno scegliere la forma più importante per loro. Io ritengo che quella Rinascimentale fosse molto ricca e, soprattutto, non è modernizzata. È diversa e può ancora dare molto.

Una domanda su Putin. Anzi: sul dopo-Putin. Chi verrà, secondo lei, dopo di lui?
Putin è una figura simbolica: nessuno comprende Putin, lui è totalmente nascosto. Essendo un simbolo ha un ruolo fondamentale nel contesto internazionale: con il suo esempio mostra il cammino da seguire per far rinascere il Paese.

In che senso?
Al tempo di Eltsin la Russia versava in una situazione disperata, conseguenza diretta dell'adesione al liberalismo. Putin con il suo intervento ha corretto la direzione, senza però instaurare una dittatura o portare in auge il nazionalismo, o un autoritarismo vero. Parliamoci chiaro: noi russi conosciamo bene la dittatura, sappiamo bene come è fatto l'autoritarismo, lo abbiamo vissuto. Il regime di Putin è la cosa più democratica che abbiamo mai avuto.

Messa così, è vero.
Putin ha corretto questa democrazia attingendo a un bagaglio culturale tipicamente russo, e per questa ragione ha ricevuto grandi apprezzamenti. Ora credo che siamo arrivati nel mezzo del cammino della restaurazione del Paese. Il cambiamento definitivo arriverà dopo di lui.

E come sarà?
Non è sicuro. È possibile che continui in questo modo, solo con più velocità. Oppure ci sarà di nuovo una fase di decadenza e un ritorno al disordine dell'epoca di Eltsin. Putin, dal canto suo, non ha fatto nulla per garantire la continuazione del suo corso. Questo è un pericolo sia per noi che per gli altri Paesi, perché una Russia forte e sovrana serve a tutti, anche agli Usa. Senza un controllo organizzato sul nostro territorio sarà il caos: si pensi solo al controllo del nostro arsenale atomico. La Russia di oggi, che esiste nelle sue forme e nei suoi limiti attuali, è un bene per tutti. Anche perché, come dicevo all'inizio, rappresenta una via di salvezza per i Paesi che vogliono tornare a essere liberi. Non russi, ma liberi.

 

FONTE

 

 
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5 buone ragioni per vietare la pubblicità sull'azzardo

Post n°3854 pubblicato il 28 Giugno 2018 da stella112
 

 

 

di MoVimento 5 Stelle

Luigi Di Maio lo ha detto a chiare lettere: "Questo è un sistema che va cambiato, nel primo decreto di questo governo aboliamo la pubblicità sul gioco d'azzardo". È una battaglia che il Movimento 5 Stelle combatte insieme alle associazioni da anni e gli ultimi dati Caritas sulla dipendenza degli adolescenti bastano a spiegarne i motivi. Inauguriamo la legislatura ponendo un freno a un fenomeno dilagante eppure fin qui ignorato: uno stop a pubblicità, sponsorizzazioni, liberalizzazioni selvagge, conflitti d'interesse che il Movimento 5 Stelle denuncia da 5 anni in Parlamento e che hanno reso l'Italia una Las Vegas diffusa, dove il settore è il più fiorente in Europa e tra i primi quattro al mondo.

Ecco, in sintesi, perché è importante abolire la pubblicità e vietare ogni forma di sponsorizzazione.

1. L'azzardo distrugge famiglie ed economia sana
Da circa 15 anni l'offerta di azzardo è in ascesa e ed erode sempre più il reddito delle famiglie, con danni pesanti anche per l'economia sana e produttiva. Il professor Maurizio Fiasco, presidente di Alea, associazione che studia il fenomeno ed esperto della Consulta Anti-Usura della CEI, ha calcolato che l'azzardo allunga i tempi della crisi economica. Uno studio del 2013 (e in questi ultimi 5 anni i dati sono vertiginosamente peggiorati) dimostra che con l'espandersi dell'azzardo si sono persi 115.000 posti di lavoro (90.000 nel commercio e 25.000 nell'indotto industriale), dirottando 20 miliardi di euro dall'economia reale e bruciando 70 milioni di ore di lavoro. In pratica, ogni euro buttato nel "tentar la sorte" è un euro in meno al commercio e all'indotto industriale, con un mancato incasso in Iva sui consumi che si aggira intorno ai 3,5-4 miliardi.

2. L'illusione del tentar la sorte
Una società sana punta su merito, cultura e impegno. L'azzardo invece genera l'ingannevole illusione del "tentar la sorte". Una illusione, come spiegano le ricerche, che colpisce soprattutto chi è in difficoltà economica. Come spiega il professor Fiasco "la stragrande maggioranza dei premi corrisposti ai giocatori è di minima entità per rinforzare la propensione a puntare ancora". Chi azzarda ha così la percezione della vittoria possibile e a portata di mano ed è spinto a riprovare. "Le frequenti mini-vincite trasmettono l'illusione di essere vicini al risultato, e la compulsività diviene la norma. Un meccanismo siffatto è l'architettura del gioco d'azzardo industriale di oggi. Niente è affidato al caso, nell'economia dell'alea".

3. La tutela della salute prima di tutto: quasi un milione di 'azzardopatici'
Come si è vietata la pubblicità sul tabacco, lo stesso va fatto con l'azzardo. Si stima che in Italia ci siano quasi 1 milioni di persone affette da gioco d'azzardo patologico. A questi si aggiungono i "giocatori a rischio", che ammontano a 1,7 milioni, mentre in trattamento presso i centri specializzati per le dipendenze ci sono 12mila persone. Oltre alle ricadute economiche legate al denaro perduto e spesso all'impoverimento della famiglia, l'azzardo comporta disagi psicologici e un drastico peggioramento delle relazioni personali, lavorative e familiari. A questo si aggiunge un problema di sicurezza: in molti casi si registra il coinvolgimento in attività criminali, come il ricorso a furti o a usurai per procurarsi il denaro. L'azzardopatia è stata recentemente inserita tra i Lea, Livelli essenziali di assistenza: ciò implica nuovi costi a carico della collettività per curare una patologia legata a un business incentivato dallo Stato.

4. I costi sociali
I costi sociali e i danni all'economia reale sono superiori alle entrate fiscali. Nel 2017 il volume dell'azzardo è salito a 102 miliardi di euro contro i 96 del 2016 e gli 88,2 del 2015. Ma allo Stato arrivano solo le briciole: nel 2017 solo 9 miliardi, sull'online un ottantesimo di quanto azzardato. Utilizzando i parametri di uno studio dell'Università di Neuchatel, si calcola che in Italia i costi sociali ed economici in Italia si aggirerebbero ogni anno intorno ai 5,5-6 miliardi di euro, ai quali vanno sommati i flussi di denaro sottratti all'economia reale e produttiva e la mancata Iva sui consumi.

5. L'azzardo legale grande affare per le mafie
A livello globale le mafie fatturano con l'azzardo 470 miliardi di euro. Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha sottolineato di recente come anche in Italia, assieme al traffico di droga, sia diventato "l'affare più lucroso col quale rimpinguare le casse delle cosche". Stando a uno studio del Cnca, sono circa 60 i clan che da Nord a Sud fanno affari con l'azzardo legale e illegale. Da tempo ormai, la Direzione nazionale antimafia ha evidenziato come la liberalizzazione selvaggia voluta dai governi precedenti non si sia rivelata uno strumento di emersione del "nero" ma piuttosto un'occasione per le mafie di espandere il loro giro d'affari e riciclare denaro. Inchieste giornalistiche e operazioni delle forze dell'ordine hanno dimostrato, negli anni, quanto il crimine organizzato punti sia sull'apertura di sale slot-vlt sia sul business dell'azzardo on line, spesso affidandosi a siti internet con sede in Paesi esteri e paradisi fiscali per eludere il fisco e rendere più complicato il lavoro degli inquirenti.

FONTE

 

 
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Governo Conte, guerra ai videopoker: "Slot ridotte fino alla messa al bando"

Post n°3853 pubblicato il 28 Giugno 2018 da stella112
 

Il governo Conte dichiara guerra alle slot machine: "Vanno ridotte progressivamente fino alla messa al bando"


Governo Conte, guerra ai videopoker: "Slot ridotte fino alla messa al bando"

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IL NUOVO GOVERNO E I GIOCHI, ENDRIZZI (M5S): "LE SLOT VANNO RIDOTTE PROGRESSIVAMENTE, FINO ALLA MESSA AL BANDO"

Limitare la distribuzione e l'accessibilità ai giochi dove la puntata precede di pochi minuti l'esito, una strategia d'uscita graduale per le slot (fino alla loro messa al bando), programmi per il contrasto alla criminalità organizzata e alle forme di azzardo non autorizzate o illegali, abolizione della pubblicità del gioco: sono questi gli obiettivi del Governo che si è appena insediato, dichiarati ad Agipronews dal senatore del Movimento 5 Stelle Giovanni Endrizzi, al suo secondo mandato a Palazzo Madama e da anni impegnato nel contrasto al gioco patologico.

Cosa significa «strategia d'uscita dal machines gambling (slot e VLT)»?

«Per il machine gambling (slot e VLT a bassisima latenza, con puntate ogni 4 secondi, ripetute, spesso meccanicamente, senza limiti di tempo per ore e ore) dobbiamo definire un'uscita graduale. Si tratta di un genere nato nei casinò e diventato invece oggi forse il più pervasivo, fin dentro locali pubblici, in ambienti di vita quotidiana. Per questo settore prevediamo una progressiva riduzione, fino alla messa al bando; con la parte bassa della filiera siamo disponibili a discutere per valutare opportunità di riconversione».

Cosa si intende, nel contratto di Governo, per «forti limitazioni alle forme di azzardo con puntate ripetute»? Quali giochi riguarderanno e come saranno applicate?

«Sappiamo che le forme di azzardo a bassa latenza, ovvero con ridotto intervallo di tempo tra la puntata ed il suo esito e che consentono una immediata nuova puntata, hanno una maggiore pericolosità rispetto allo sviluppo di compulsività e dipendenza patologica. Mi riferisco ai classici giochi - come la roulette - presenti nei casinò che, non a caso, erano autorizzati in poche località e non disseminati nei quartieri e non erano collocati in ambienti di vita quotidiana, anzi presentavano precisi limiti di accesso. Addirittura nei casinò, un tempo, era persino vietato l'accesso ai residenti locali. Ma penso anche alle cosiddette "virtuali", al 10eLotto e agli "innocui" Gratta e Vinci, dove la puntata precede di pochi minuti l'esito e che oggi troviamo in ogni dove: per queste forme di azzardo, dovremo necessariamente limitare la distribuzione e l'accessibiltà. I regolamenti comunali e le leggi regionali sono un presidio fondamentale per i cittadini».

Le misure previste dall'accordo del 7 settembre in Conferenza Unificata (il dimezzamento dei punti gioco) secondo lei sono ancora realizzabili o eventualmente superabili?

«La limitazione dei punti di offerta contenuta nell'accordo Stato-Regioni dello scorso settembre non appare sufficiente. Peraltro, essa si accompagna purtroppo a criteri che garantiscono una distribuzione più mirata, efficace e razionale (ovviamente per la filiera medesima), quindi potenzialmente forieri di una maggiore raccolta. Che questa misura non sia stata pensata per obiettivi di contenimento è dimostrato da tre considerazioni: la riduzione delle AWP (slot da bar) inizia da quelle meno redditizie; nessuna limitazione è prevista per le VLT che hanno una raccolta molto superiore rapportata al numero di apparecchi; il Governo uscente ha sempre rifiutato di indicare dei benchmark per le politiche annunciate, in pratica non ha mai dichiarato di volersi misurare su una effettiva riduzione della raccolta. Le misure di contenimento devono ovviamente accompagnarsi allo sviluppo di programmi e mezzi di contrasto alla criminalità organizzata e alle forme di azzardo non autorizzate o illegali».

«Nell'immediato - prosegue il senatore Endrizzi - va infine abolita la pubblicità. Così facendo non si agisce sull'offerta, che in certa parte è ormai fidelizzata o addirittura legata a compulsione e dipendenza patologica, bensì sulla nuova domanda: si smette di incentivare e promuovere un settore peraltro vietato ai minorenni, alla cui reclame vengono tuttavia esposti; un adolescente su due ha già iniziato ad azzardare e sappiamo che una precoce esposizione è correlata a un maggior rischio di patologie e in forme più gravi e difficili da curare. Le sponsorizzazioni sportive arrivano a un pubblico di giovani e giovanissimi che deve essere invece protetto. Abolire la pubblicità è anche un mezzo efficace per frenare l'azzardo online, che attraverso popup, banner a discesa e varie forme di ads si propone in modo pervasivo ed invasivo nei dispositivi mobili e computers di giovani e giovanissimi. Abolire la pubblicità libera infine la stampa dai condizionamenti impliciti derivanti dagli investimenti pubblicitari sulle testate giornalistiche e televisive. In diversi Paesi già la pubblicità è vietata e le normative europee consentono, anzi raccomandano ai Paesi membri di adottare una legislazione rispondente alle condizioni nelle diverse nazioni: l'Italia è il primo mercato di azzardo in Europa.

Queste misure comporteranno un decremento delle entrate erariali? Eventualmente come saranno compensate?

«Dobbiamo innanzitutto ricordare come negli anni la raccolta è costantemente aumentata, con punte del 30% in un solo anno, nel 2011. Le misure adottate avranno come primo obiettivo arrestare questo trend. In successione, si dovrebbero fissare obiettivi graduali per la sua riduzione. Le coperture per le misure del programma di governo sono state volutamente sovradimensionate proprio per anticipare il programmato calo del gettito. Ma è presumibile che la spesa si orienti su altri consumi; la propensione all'azzardo è maggiore nelle Regioni con minor reddito pro-capite, segno che verosimilmente si sposteranno ingenti risorse per un miglior benessere delle famiglie e a vantaggio di filiere alternative di piccole e medie imprese, che attendono la ripartenza dei consumi interni. Oltre all'occupazione che si potrà generare in settori a più alto indice di occupazione, lo Stato recupera l'IVA su tali consumi, cui oggi rinuncia».

MSC/Agipro

 

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L'etere dopo Tesla: l'ipotesi delle onde scalari

Post n°3852 pubblicato il 12 Giugno 2018 da stella112
 

 

Le scoperte del grande scienziato Nikola Tesla fanno parte della nostra vita quotidiana, basti pensare alla corrente alternata. Ma Tesla è rimasto nell'immaginario collettivo anche per le sue idee stravaganti e visionarie, come quelle sull'etere. Che fine ha fatto oggi l'ipotesi scientifica dell'etere? 

 


Massimo Teodorani - 01/06/2018 

Tratto dal libro Tesla lampo di genio (Macro Edizioni, 2018)

Il lavoro di Tesla sull'etere è stato purtroppo strumentalizzato da innumerevoli gruppuscoli "new age" senza alcun costrutto scientifico, che hanno contribuito a screditare la sua opera. Ecco come l'opera di un genio entra nel dimenticatoio. Fino a che qualcun altro non ha il fegato di prendere in mano le sue teorie e ricomincia da dove Tesla si era fermato.

E infatti qualcuno ci sta provando tuttora, in modo particolare il fisico-matematico e ingegnere Thomas Bearden, il quale oltre a progettare tutta una serie di esperimenti per tentare l'estrazione della cosiddetta "energia libera", ha elaborato un modello teorico che spiegherebbe l'energia scaturita dall'etere come la manifestazionone di "onde scalari". Definendo come "etere" tre cose indistintamente, il vuoto, lo spaziotempo e la carica elettrica senza massa, secondo Bearden le onde di Tesla non sarebbero altro che onde scalari in un flusso di cariche senza massa facenti parte della natura intrinseca dell'etere. A differenza delle onde elettromagnetiche, la cui natura è vettoriale ovvero caratterizzate da un verso e una direzione oltre che da una intensità, le onde scalari rappresentano un campo di energia che non ha né direzione né verso. Le onde scalari, che rappresenterebbero un qualcosa che non esiste nello spazio ordinario, sarebberoonde che nascono dunque dal vuoto, un vuoto senza massa ma dotato di carica e inondato da particelle virtuali. In questo contesto la carica assorbirebbe continuamente "energia virtuale" dal vuoto, la integrerebbe e poi la riemetterebbe come fotoni reali osservabili. In base a questo meccanismo le rapide scariche di potenziali elettrostatici che Tesla aveva registrato nei suoi esperimenti con il suo trasmettitore, non erano altro che gli effetti del risveglio dell'energia potenziale del vuoto una volta che fosse stato soggetto a stimoli esterni, proprio quelli che venivano dal trasmettitore quando veniva iniettata elettricità ad alto voltaggio nell'ambiente. Secondo i calcoli e le idee di Bearden le onde scalari, che si propagherebbero longitudinalmente - e non trasversalmente come le onde elettromagnetiche - modulandosi lungo la direzione verso cui si propagano e cioè lungo l'asse del tempo, possiedono proprietà straordinarie che le ben conosciute onde vettoriali dell'elettromagnetismo non hanno. Esse possiederebbero gradi di libertà multi-dimensionali in cui muoversi, mentre la velocità della luce non sarebbe più una costante ma sarebbe solo una funzione dell'intensità del flusso di cariche, ovvero della magnitudine del potenziale elettrostatico che può essere prodotto da un vuoto senza materia ma carico elettricamente.



Gli studi di Bearden sulle onde scalari comportano calcoli molto complessi e una totale revisione della teoria sia classica che relativistica dell'elettromagnetismo che non esplorando abbastanza cosa si cela dietro la natura scalare delle forze elettriche, fornirebbe una spiegazione parziale della realtà ma non la spiegazione di tutta la realtà. Bearden e altri ricercatori nel campo della fisica del "campo scalare" stanno tentando di sviscerare la matrice da cui emerge la realtà della materia e dell'energia, una realtà che ci direbbe che l'universo come lo conosciamo non sarebbe altro che creazione prodotta da particelle virtuali del vuoto messe in moto da qualche stimolo esterno. Il segreto starebbe allora nell'ideare strumenti in grado di innescare e poi imbrigliare certi potenziali elettrostatici, tramite i quali si otterrebbe una quantità di energia inimmaginabile e senza limiti.

 

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Affrontare la morte: se ne parla nel nuovo libro di Joan Halifax

Post n°3851 pubblicato il 12 Giugno 2018 da stella112
 

La morte ci spaventa in quanto rapprasenta l'ignoto, lo sconosciuto. Quando essa si avvicina, entriamo nella terra del non sapere. Joan Halifax, nel suo libro Abbracciare l'infinito, ci avvicina al tema e al momento della morte come rito di passaggio, e ci insegna come affrontarlo

 


Redazione Scienza e Conoscenza - 11/06/2018 

Il seguente brano è tratto dal libro "Abbracciare l'infinito" di Joan Halifax edito da Pendragon, per gentile concessione dell'editore.


Il viaggio nell'essere con il morire, per molti di noi, ha inizio con la diagnosi di una malattia, che può essere la nostra oppure quella di un amico o di un parente: Alzheimer, cancro, diabete, un problema al cuore. Per altri ha inizio con la perdita di un figlio in guerra, con l'uccisione della figlia nel giardino di scuola o con la morte di un minatore sotto il crollo della terra. La morte, improvvisamente, ci spinge in un territorio inesplorato: lasciamo alle spalle tutto ciò che è familiare e ci muoviamo verso lo sconosciuto. Nel buddhismo si dice che siamo chiamati nel luogo del "non-sapere" o "mente del principiante".
Nell'essere con il morire, incontriamo così il "non-sapere", nonostante i nostri sforzi per progettare e controllare ogni cosa.
Ci chiediamo: cosa si sente quando si muore? Soffrirò? Sarò solo? Dove andrò dopo la morte? Sarò dimenticato? Sarà un sollievo?
Quando ci poniamo queste domande, il nostro "non-sapere" è ormai nato, poiché noi, in verità, non potremo dar loro una risposta.
Questo primo principio, "non-sapere", può apparirci strano, perché nel nostro mondo il sapere concettuale è tenuto in alta considerazione. Tuttavia, in molte altre culture la sapienza è equiparata non al conoscere, ma all'apertura del cuore. Ci sono molte cose che non possiamo conoscere concettualmente: come sarebbe possibile prevedere ciò che accadrà nel momento successivo a quello presente?
Il processo di allontanamento da ciò che è prevedibile e abituale viene chiamato dall'antropologo Arnold van Gennep "separazione",
e costituisce la prima fase nei riti di passaggio, condizionamenti: è una mente che non è attaccata a idee fisse su noi stessi o sugli altri. Una mente coraggiosa, capace di separarsi dal terreno familiare delle attività mentali e di restare nella realtà silenziosa delle cose così come sono, e non come si pensa debbano essere.

Il principio del "non-sapere" riflette le potenzialità che ogni essere umano ha di risvegliare una mente aperta e chiara: è la mente saggia dell'illuminazione al contempo infondata, profonda, trasparente, inconcepibile, penetrante.
La vera natura della nostra mente è come un grande oceano, illimitato, naturale e completo così com'è.
Molte persone scelgono di vivere in una piccola isola in mezzo a questo grande oceano per sentirsi sicure e trovare dei punti di riferimento nelle cose familiari. Così facendo dimenticano, però, di guardare oltre il proprio territorio, solo apparentemente
stabile e sicuro, e di aprirsi verso l'immensità di ciò che esse sono realmente.
Quando moriamo, gli ormeggi che ci ancorano alla nostra vita si liberano e così ci muoviamo in acque sconosciute, lontano dalla nostra terra familiare. Come ci ricorda André Gide, non possiamo scoprire nuove terre fino a che non perdiamo di vista, per un lungo periodo di tempo, la costa da cui siamo partiti. Questa è la natura della morte: abbandonarsi allo sconosciuto, liberarsi dagli ormeggi e aprirsi all'immensità di ciò che realmente siamo.

Il brano appena letto è tratto dal libro "Abbracciare l'infinito" di Joan Halifax edito da Pendragon, per gentile connessione dell'editore. 

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Stress: una porta verso la malattia

Post n°3850 pubblicato il 11 Aprile 2018 da stella112
 

 

Carmen Di Muro 

La vita è movimento perpetuo ed il suo accadere è scandito attimo dopo attimo, dentro e fuori di noi, in un gioco che si compie lungo un continuum e che ci chiama in determinati momenti ad affrontare situazioni esistenziali dolorose o stressanti a cui non sempre siamo preparati a rispondere adeguatamente. Eventi che non abbiamo previsto turbano il nostro equilibrio interiore ed implicano che debba necessariamente essere compiuto un salto affinché ci si possa ricollocare alla luce del nuovo accadimento. Nella maggior parte dei casi, però, il primo movimento istintivo diviene quello di ripiegarci su noi stessi, sulla propria interiorità che chiede spiegazioni e cerca di adattarsi a ciò che è sopraggiunto inaspettatamente, in modo da potersi riorientare al meglio.

La perdita di lavoro, un lutto, un tracollo finanziario, l'interruzione di un rapporto sentimentale, condizioni ed ambienti altamente stressanti e altri tipi di situazioni spingono a chiudersi in se stessi, sull'inquietudine che non trova senso, e a non comprendere quanto schemi di pensiero negativi inizino a dominare il nostro paesaggio interno, divenendo talmente familiari e radicati che è faticoso separarli dal proprio senso di auto-identità. Ciò drena energia vitale dalle riserve energetico-emozionali e crea un flusso disarmonico nella mente, che a sua volta si esprime nel corpo producendo un effetto di uguale o maggiore intensità sul campo elettromagnetico personale. Questo scompenso energetico non soltanto rende difficoltoso il ricollocarsi su vibrazioni alte ed armoniche necessarie per risollevarci, ma al contempo non permette al nostro organismo di svolgere la sua funzione metabolica in maniera efficiente.

Oggi sappiamo che un campo elettromagnetico sano determina reazioni elettrochimiche altrettanto sane, viceversa quando ci sono delle distorsioni nel suo flusso si generano problemi nella rete di segnali elettromagnetici che interconnettono tutte le molecole del nostro organismo.

 

La scienza stessa ci mostra che ad ogni forma emotiva corrisponde un rimaneggiamento della conformazione corporea, ovvero alcune arborizzazioni delle cellule nervose vengono a terminare sulla parete di certi organi e, ad ogni emozione sperimentata in risposta a situazioni significative o particolarmente stressanti, corrisponde anche una ridistribuzione dell'energia nervosa sui diversi organi del corpo, stimolandoli di più o di meno.

Ciò significa che le complesse dinamiche vibrazionali del mondo interiore, si ripercuotono non soltanto sul nostro corpo fisico, nella regolazione neuronale, ormonale, sanguinea e cellulare, ma vanno a riverberarsi su tutta la realtà esterna, poiché i nostri pensieri e di conseguenza i nostri modi di fare parleranno il linguaggio del polo sul quale sono accordati, attirando e dando vita ad una serie di situazioni non funzionali al nostro benessere e non permettendoci di affrontare quelle esistenti con la giusta abilità.

 

Infatti in una condizione di forte instabilità energetica, che coincide dal punto di vista tangibile, con una grande instabilità emotiva, l'ipotalamo in risposta allo stress produce corticotropina, inducendo l'ipofisi a produrre l'ormone di rispondenza e le ghiandole surrenali, a loro volta, reagiscono producendo aldosterone e cortisolo, affinché tutte le funzioni vitali rimangano bilanciate. L'effetto positivo del cortisolo, però, può trasformarsi in negativo quando una volta spento il campanello di allarme che ha dato il via alla sua attivazione, la sua produzione non si placa apportando una serie di conseguenze dannose sul cervello e sul sistema immunitario in grado di modificare il loro equilibrio e quello dell'intero organismo, che diviene vulnerabile all'azione di agenti patogeni. Nello stato di stress il consumo energetico diventa altissimo e l'organismo finisce con l'andare ad attingere a tutte quelle riserve funzionali del corpo che pian piano si sfibra.

Il circolo del benessere e del malessere è qualcosa che si plasma e si negozia in ogni attimo della vita, in quanto in noi c'è la possibilità di scelta. Scelta intesa come consapevolezza nel capire i segnali sottili che il nostro corpo o l'ambiente ci indicano a livello frequenziale. Lo stato di salute e la vitalità dipendono, allora, essenzialmente dall'atteggiamento interiore che ci fa entrare in contatto con la volontà armonizzatrice della nostra anima capace di mettere ordine nel caos delle nostre paure.

Visita: carmendimuro.com

 

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Che cos'è l'Epigenetica?

Post n°3849 pubblicato il 11 Aprile 2018 da stella112
 

 

David Perlmutter - 03/04/2018 

Ci è stato dato un dono quasi perfetto che è in gestazione da oltre 2 milioni di anni: il nostro DNA, il codice della vita, che viene raffinato e perfezionato da innumerevoli generazioni per fornirci la salute ottimale, la funzionalità e la longevità. 

Eppure, nell'ultima metà dell'1% della storia umana, noi come specie stiamo sperimentando una drammatica sfida alla nostra capacità di evitare la malattia.

L'esplosivo aumento di diabete, obesità, ipertensione, malattia di Alzheimer e altre patologie degenerative non è una manifestazione di qualche cambiamento improvviso nella nostra genetica. In effetti, i genetisti farebbero davvero fatica a identificare una qualsiasi mutazione significativa nel genoma umano rispetto a quello di 20.000 anni fa.

Allora, che cosa è cambiato? Se il progetto genetico che codifica salute e longevità è sempre lo stesso, quali fattori hanno corrotto il messaggio di questo codice apparentemente immutabile?

A quanto sembra, il concetto che il nostro DNA rappresenti un codice fisso e immutabile viene ora considerato scientificamente antiquato. Quello che siamo arrivati a comprendere è che il nostro codice genetico è in realtà molto dinamico. Gli stessi geni che si ritenevano serrati in una teca di vetro sono ora visti in continuo mutare in risposta a innumerevoli influenze ambientali.

È questa la scienza dell'epigenetica, che rivela non solo un nuovo modo di concettualizzare il comportamento dei nostri geni ma, cosa più importante, fornisce anche una nuova prospettiva sulla comprensione delle dilaganti problematiche di salute che caratterizzano il moderno mondo occidentale. La ricerca epigenetica svela che le nostre scelte relative al modo di vivere (il cibo che mangiamo, gli integratori che prendiamo, l'esercizio fisico che facciamo e perfino il contenuto emotivo delle nostre esperienze quotidiane) sono elementi coinvolti nell'orchestrazione delle reazioni chimiche che attivano o disattivano parti del nostro genoma, che codificheranno esiti pericolosi per la salute spianando la strada a una patologia, o creeranno un ambiente interno favorevole alla longevità e alla resistenza alle malattie.

Ecco quindi il dono di questa nuova comprensione dei geni e della loro espressione. Il profondo vantaggio di questo nuovo paradigma sta nella rivelazione che ognuno di noi ha l'opportunità di modificare la propria espressione genica e di cambiare il destino riguardante la propria salute.

 

Stando ben attenti alle informazioni presentate, potremo comprendere come influenzare positivamente l'espressione del nostro DNA per migliorare e conservare la salute e per allungare la vita.

E che si tratti di modificare la dieta, riaccogliendo i grassi alla nostra tavola, o di prendere più sole, o di dedicare più tempo al sonno, o perfino di impegnarsi ad andare a piedi nudi di tanto in tanto, ogni raccomandazione proposta in Io non mi ammalo! ai fini della responsabilizzazione è studiata per ristabilire la comunicazione con il nostro dono più prezioso, il codice genetico, con l'obiettivo del miglioramento della vita.


David PerlmutterDavid Perlmutter, medico neurologo, è una personalità di spicco nell'ambito della medicina complementare negli Stati Uniti.Ha pubblicato i propri articoli su autorevoli riviste scientifiche, quali il Journal of Neurosurgery e il Journal of the American Medical Association.Ha fondato e dirige il Perlmutter Health Center.

 Leggi la biografia

 

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Da cosa nasce l'ansia e come possiamo risolverla

Post n°3848 pubblicato il 19 Marzo 2018 da stella112
 

 

Scritto da: Carmen Di Muro 

 

Da cosa nasce l'ansia e come possiamo risolverla

 

Quando siamo centrati su obiettivi, stati d'animo e pensieri che non rispecchiano la nostra missione vitale più elevata, il nostro campo energetico diventa maggiormente sensibile all'azione di basse vibrazioni, che trovando terreno fecondo sul quale attecchire, non permettendogli di manifestarsi armoniosamente.

Questi nuclei di energia discordante agiscono al di fuori della consapevolezza e originano da traumi ed esperienze dolorose avvenute all'interno di relazioni intime, soprattutto nelle prime tappe dello sviluppo infantile, che plasmano il nostro mondo interiore, che non sempre raggiunge una maturazione sana, ma al contrario diventa contenitore di energie emozionali disturbanti, che possono rimanere latenti anche per tutta la vita divenendo fonte di malessere e disturbi somati.



Da cosa nasce l'ansia?

È questa l'energia che ci dirotta in quella tensione perenne tra passato e futuro: anticipando ciò che deve venire e allo stesso tempo, bloccandoci in un passato che non vogliamo rivivere. L'ansia è frutto di diverse dinamiche interiori e delle relazioni che intessiamo con gli altri. Al di sotto di essa, c'è sempre uno stato emotivo celato, che molto spesso viene inibito nel suo manifestarsi, soprattutto quando trova origine nei confronti di quell'"alterità" significativa da cui ci lasciamo sottilmente direzionare e che, senza saperlo, diventa fonte di emozioni sia positive che negative. Positive perché è ciò che dà alla nostra vita stabilità, e negative perché, al contempo, non rispecchia profondamente il nostro modo di essere. Ed è proprio quando lo scarto tra un sentire positivo e negativo nei confronti di una situazione o una persona che abbiamo a cuore aumenta, che sorgono i problemi. Si entra in uno stato di conflitto interiore, e per camuffare la rabbia, la paura, mista all'amore, sentimenti questi apparentemente inconciliabili, il nostro essere reagisce producendo una struttura di "energia ansiosa" che ci tutela, per non mettersi di fronte allo specchio, per evitare il confronto con se stessi e con ciò che proviamo.

Partendo da questo sentire che toglie il fiato, però, ci è data la possibilità di addentrarci in punta di piedi nella nostra intimità, per capire meglio di noi, ciò che non sappiamo e che ci fa paura vedere, lasciandoci traghettare dolcemente lungo il viaggio che essa compie all'interno del nostro organismo. E la scienza oggi ci aiuta sempre più a decifrarne i segnali, direzionando il nostro sguardo verso la presa d'atto delle vie di scarico corporee che l'ansia utilizza per manifestarsi, offrendo una mappa delle emozioni inconsce e sepolte che la generano e delle relative difese utilizzate per evitare di sentire qualcosa che emerge e che fa male. Ed è proprio allora che per evitarne il contatto noi la schiacciamo giù, la reprimiamo attivando difese che danno luogo alla maggior parte di quei sintomi somatici, che diventano voce narrante di una storia di dolore che solca le tracce dell'anima. E il corpo non mente, con i suoi malesseri, i suoi affanni, i suoi dolori.

Ma la nostra vecchia storia può divenire nuova storia nel momento in cui si contattano le emozioni inespresse, lasciandole scorrere liberamente, riportandole alla coscienza e riconoscendole come flusso energetico che muove la nostra carne. Ed è qui che un cammino di psicoterapia centrato sull'integrazionediviene la strada capace di illuminare l'intimità interiore, fino alla ricomprensione del sé più profondo che conduce all'anima.

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Candida ricorrente: il problema è intestinale

Post n°3847 pubblicato il 05 Marzo 2018 da stella112
 
Tag: CANDIDA

 

Scritto da: Federico Perinelli |

Candida ricorrente: il problema è intestinale

 

Il passo fondamentale nella risoluzione degli episodi recidivanti o ricorrenti di candida è quello di valutare la patologia valutandone tutti gli aspetti. Questo significa non concentrarsi esclusivamente sul sintomo, ma considerare e valutare le cause in modo che il trattamento risulti efficace, completo e innocuo.

Sistema immunitario ed equilibrio intestinale

Il nostro benessere è strettamente collegato all'efficienza del sistema immunitario che permette di mantenere nel tempo la nostra salute. Tutto questo perché ci protegge dalle sostanze dannose sia di origine esogena (ad esempio sostanze inquinanti, batteri, miceti e virus) sia di origine endogena (ad esempio sostanze di scarto del nostro metabolismo) con le quali quotidianamente veniamo in contatto. Riassumendo possiamo affermare che la capacità di mantenerci in salute dipende dai meccanismi di difesa che il nostro sistema immunitario attua per proteggerci nonostante le continue aggressioni che subisce. Nello specifico il nostro intestino ha il compito importantissimo di scegliere in maniera selettiva quello che è necessario al nostro organismo, rifiutando ed eliminando ciò che invece risulta non essere utile. Questo importante compito dipende dalle mucose. Ovviamente le mucose sono presenti in tutti i distretti del nostro organismo e sono collegate tra di loro mediante una rete di cellule linfoidi che rientrano in un sistema definito MALT(Mucosal - Associated Lymphoid Tissue). La maggiore concentrazione del MALT è il tratto gastrointestinaleche, per la sua importanza, viene definito GALT (Gut - Associated Lymphoid Tissue) dove Gut è intestino. Da ciò possiamo concludere che il nostro benessere e la nostra salute sono strettamente correlati alla salute e alla funzionalità del nostro intestino perché la flora batterica è una fondamentale linea di difesa che svolge sia attività protettiva che di modulazione della risposta immunitaria. Affinché tutto proceda e funzioni nel migliore dei modi è condizione necessaria che rimanga inalterato l'equilibrio nella composizione della flora batterica eubiotica ("buona"), quando ciò non accade, si crea un disequilibrio che predispone all'insorgenza delle affezioni intime più diffuse come per l'appunto la candida

Che cosa è la candida e come si sviluppa

Contrariamente a quello che pensa il luogo comune la candida è utile al nostro organismo. Per definizione è un micete unicellulare saprofita che partecipa alla digestione dei carboidrati e degli zuccheri aiutando quindi gli enzimi nel processo di fermentazione. La candida ha un altro importante compito quello di chelare i metalli pesanti nell'intestino permettendo che non vengano depositati nel nostro organismo. In determinate situazioni, come assunzioni continua di antibiotici, cortisonici, pillola anticoncezionale, lassativi piuttosto che alimentazione scorretta con eccessivo consumo di zuccheri o periodi di forte stress e di errati stili di vita, si verifica un deperimento delle difese immunitarie le quali, non reattive e forti, creano le condizioni ottimali di una disbiosi intestinale che favorisce il proliferare di microorganismi patogeni, sia a livello intestinale sia a livello di altre mucose, come ad esempio quella vaginale. In questo caso la candida da "buona" diventa patologica trasformandosi in un parassita che sviluppa una struttura ramificata, che partecipa ad aumentare ancora di più la disbiosi intestinale, danneggia la permeabilità intestinale e produce numerose tossine, circa 80 per l'esattezza. Come specificato, le mucose del nostro organismo sono tra loro collegate e spesso la candida patogena può, nel momento in cui prolifera, interessare anche altri distretti corporei, dando vita e innescando ad esempio altri malesseri come onicomicosi, stomatiti, micosi cutanee.

Come intervenire per ristabilire l'equilibrio intestinale e vaginale

I trattamenti farmacologici tradizionali tendono a non considerare le cause, ma agiscono sui sintomi, attaccando tutti i patogeni in maniera non selettiva e creando così le condizioni ottimali per le recidive e i fenomeni ricorrenti. I normali antimicotici colpiscono anche la flora batterica "buona" lasciandola ulteriormente danneggiata.
Il micete, a questo punto, sviluppa fenomeni di resistenza ai farmaci, che risultano quindi inutili: questo comporta, nella maggior parte dei casi, che si ricorra a un aumento nel dosaggio e nella tipologia dei principi attivi utilizzati, ottenendo conseguenze ancora più dannose perché la flora intestinale diventa sempre più povera e non capace di tenere sotto controllo il micete patologico, dando luogo a continue ricadute. Per contro è fortunatamente possibile intervenire in maniera naturale ed efficace, utilizzando sostanze vegetali in sinergia tra loro in modo da effettuare sia un'azione antimicrobica selettiva su funghi e batteri con un drenaggio intestinale, sia un'azione di ripristino delle mucose intestinali e di stimolo immunitario, per concludere con un integrazione di fermenti lattici adeguati . La specie acidophilus La-14 risulta essere tra i principali colonizzatori dell'intestino tenue. Hanno capacità di produrre acido lattico, aumentando il livello di acidità dell'intestino e indebolendo la crescita dei patogeni come candida, escherichia coli, proteus.

In ogni caso è sempre bene non intraprendere decisioni personali e rivolgersi al proprio medico o allo specialista che dopo un'adeguata visita di controllo può decidere il trattamento più efficace valutando la situazione fisiologica personale.

A presto, Buona Salute.

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