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Un blog creato da enry0270 il 17/02/2007

Life's a journey..

Viaggio di scoperta nelle regioni dell'india del nord

 
 

TASHI DELEK

immagineQuesta mia fotografia è dedicata al popolo Tibetano, che possa un giorno tornare libero nelle proprie terre.

FREE TIBET

Nessuno è nato sotto una cattiva stella; ci sono semmai uomini che guardano male il cielo

(Dalai Lama)
 

ALLA SCOPERTA DEL TIBET IN ESILIO..BY ENRICO

 

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VIAGGIO IN MYANMAR - OTTOBRE 2009

 

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In giro per New Delhi..Qutb Minar..partII

Post n°158 pubblicato il 02 Febbraio 2010 da enry0270
 

Come secondo giro alla scoperta di New Delhi, vi porto a visitare il più alto minareto in mattoni del mondo: Qutb Minar

L'edificio è alto 72,5 metri, il diametro è di 14,3 metri alla base, mentre misura 2,75 metri alla sommità. È composto da cinque piani che si affacciano in altrettante balconate. Esso è il più famoso dei monumenti che compongono il Complesso di Qutb, che nel 1993 è stato inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

La costruzione del minareto è stata commissionata, alla fine del XII secolo, dall'imperatore afghano Qutb-u-din Aibak, dalla quale prende il nome. La costruzione venne interrotta al primo piano dopo la morte dell'imperatore. I successivi tre piani vennero continuati dal suo successore Iltutmish chiamato comunemente Altamash. Venne ultimata nel 1230. Nel 1326 Il Qutb Minar venne colpito da un fulmine. Muhammad-bin-Tughluq effettuò delle riparazioni per i danni causati. A seguito di un altro fulmine, nel 1368, il minareto venne nuovamente danneggiato. In seguito l'ultimo piano venne sostituito con gli attuali due piani da Firuz Shah Tughluq. Nel 1503, dopo un ulteriore danneggiamento da parte di un fulmine, i due piani superiori sono stati riparati ed ampliati da Sikandar Lodi. A causa di un terremoto, all'inizio del XIX secolo, la cupola che sovrastava la struttura cadde e venne sostituita da una nello stile del tardo Moghul. La differenza di stile era così forte che nel 1848 venne rimossa ed ora giace a sud-est del minareto stesso.

Il complesso, molto bello da visitare, si trova in periferia sud di Delhi..eccolo qui su google map

 
 
 

In giro per New Delhi...INDIA GATE ...part1

Post n°156 pubblicato il 12 Gennaio 2010 da enry0270
 

In questi post voglio portarvi alla scoperta di New Delhi..

Partendo dal centro troviamo l' INDIA GATE

Situato alla fine est di Rajpath a New Delhi, l'India Gate e la visita di Delhi comincia da lì.
E 'chiamata anche l'All India War Memorial, ed è un monumento costruito dai Edwin Lutyens per commemorare i soldati indiani morti nella Prima Guerra Mondiale .


L'arco è di 43 ms alta e poggia su una bas di Bharatpur pietra.
Sotto l'arco è la jawan Amar Jyoti, per commemorare le truppe indiane perso nella guerra Indo-Pakistan del 1971.

Questo santuario è fatto di marmo nero con un fucile in piedi sul suo barile.
Il piedistallo ha parole Amar jawan (guerriero immortale) incisa su di essa .
La bandiera di esercito indiano, indiano della marina e dell'aviazione sono cresciuto qui come un omaggio a questi guerrieri perduto.

Questo monumento è dedicato a quei martiri che hanno combattuto e sono morti per la nazione .

se volete vedere un video vi consiglio : clicca qui

 
 
 

Il TAJ MAHAL ad Agra

Post n°155 pubblicato il 21 Dicembre 2009 da enry0270

Il Taj Mahal è da sempre considerata una delle più notevoli bellezze architettoniche dell'India e del mondo a tal punto che il complesso è tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO dal 9 dicembre 1983.

Da Delhi è possibile,in circa 4-5 ore prendere un treno per arrivare ad Agra e visitare l'imponente "Tempio dell'Amore".

Nei fatti è un mausoleo fatto costruire nel 1632 dall'imperatore moghul Shah Jahan in memoria della moglie Arjumand Banu Begum.

 Nonostante vi siano molti dubbi riguardo al nome dell'architetto che lo progettò, generalmente si tende a considerare Ustad Ahmad Lahauri il padre dell'opera.

L'origine del nome Taj Mahal è ancora oggi incerta. Le varie corti che sono succedute al regno di Shah Jahan hanno chiamato il monumento semplicemente rauza (complesso di tomba e moschea) di Mumtaz Mahal.
 
È credenza generale che Taj Mahal (il cui significato letterale è "Palazzo della Corona" oppure "Corona del Palazzo") sia una versione abbreviata del nome di Mumtaz. Spesso, al giorno d'oggi, ci si riferisce ad esso chiamandolo semplicemente il Taj.

Arjumand Banu Begum, conosciuta anche con il nome di Mumtaz Mahal, che in persiano significa "la luce del palazzo", morì nel 1630 dando alla luce il quattordicesimo figlio dell'imperatore. L'imperatore ordinò la costruzione del mausoleo per mantenere una delle quattro promesse che aveva fatto alla moglie quando ella era ancora in vita, inizialmente fece seppellire la moglie nel luogo della sua morte, ma, quando si rese conto che trasferire tutto il marmo necessario alla costruzione fin lì sarebbe stata una impresa proibitiva, decise di spostare i lavori ad Agra.

I lavori di costruzione del mausoleo, iniziati nel 1632, durarono 22 anni per concludersi nel 1654. Tra le 20.000 persone che vi presero parte si contano anche numerosi artigiani provenienti dall'Europa e dall'Asia Centrale. Tra di essi vi era anche un artista italiano: Geronimo Veroneo.

L'architetto incaricato di realizzare il Taj Mahal è tuttora sconosciuto, la maggior parte degli studiosi attribuisce la paternità dell'opera a Ustad Ahmad Lahauri, ma alcuni parlano del Turco Ustad Isa; anche Geronimo Veroneo è indicato come uno dei possibili architetti, per quanto non ci siano prove certe su questo argomento.

Il Taj Mahal venne costruito utilizzando materiali provenienti da ogni parte dell'India e dell'Asia. Oltre 1.000 elefanti vennero impiegati durante le costruzioni per il trasporto delle materie prime. Il marmo bianco venne portato dal Rajasthan, il diaspro dal Punjab e la giada e il cristallo dalla Cina. I turchesi erano originari del Tibet e i lapislazzuli dell'Afghanistan, gli zaffiri venivano da Sri Lanka e la corniola dall'Arabia.
 
In tutto 28 diversi tipi di pietre preziose e semi-preziose, vennero incastonati nel marmo bianco per un costo totale di circa 32 milioni di rupie.

L'unico materiale locale utilizzato fu l'arenaria rossa che decora le diverse strutture del complesso.

 Per i lavori di costruzione, invece di utilizzare bambù per realizzare le impalcature (come era di tradizione in quelle zone), furono utilizzati mattoni. Al termine dei lavori l’enorme impalcatura doveva essere smantellata, e per alcuni questa operazione avrebbe richiesto all'incirca cinque anni. Per risolvere questo problema, l’imperatore stabilì che chiunque avrebbe potuto prendere per sé i mattoni dalle impalcature: secondo la tradizione in una notte l’intera impalcatura fu smantellata.

Subito dopo la fine della costruzione del Taj Mahal, Shah Jahan fu deposto dal figlio ed imprigionato. In questo stesso periodo la capitale dell’impero Mughal fu spostata da Agra a Delhi, facendo diminuire notevolmente l’importanza di questa città e l’attenzione delle autorità su di essa.

A causa di un disinteresse durato diversi secoli, alla fine del XIX secolo, complici l'erosione ed i ladri depredatori di tombe, la struttura versava in un grave stato di abbandono. Durante il governatorato inglese di Lord William Bentinck, inoltre, ci sarebbe stato un piano per demolire il Taj Mahal al fine di recuperare i marmi di cui è ricoperto e i terreni da utilizzare poi per la coltivazione.

Secondo alcuni, tuttavia, questa sarebbe solo una voce messa in giro in quel periodo per screditare l’immagine del poco amato governatore Lord Bentinck.

 
 
 

I favolosi Templi di Khajuraho

Post n°154 pubblicato il 03 Dicembre 2009 da enry0270
 

Nel mio viaggio in India,non poteva mancare la visita ai Templi di Khajuraho,sito protetto patrimonio dell'Umanità.

I favolosi Templi si trovano nello stato del  Madhya Pradesh a circa 620 Km a sud di Delhi.

Khajuraho ha il più grande numero di templi medievali induisti e giainisti dell'India, fatto che ha portato l'UNESCO nel 1986 ad inserire il villaggio nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità. Il nome di Khajuraho deriva dalla parola hindi khajur, che significa palma da datteri.

Storia

Durante il Medioevo la città fu la capitale del regno della dinastia Rajput, il cui dominio si estendeva su questa parte dell'India fra il X ed il XII secolo. I templi di Khajuraho vennero tutti edificati nell'arco di un centinaio d'anni, fra il 950 ed il 1050 circa. Successivamente la capitale del regno venne spostata a Mahoba, ma la città continuò a fiorire ancora per diverso tempo.

Khajuraho era racchiusa da mura aventi 8 porte, ai fianchi di ognuna delle quali si trovavano 2 palme dorate. In origine entro la cerchia delle mura si trovavano oltre 80 templi, ma solo 22 di essi si sono conservati fino a noi senza crollare ed andare in rovina; essi sono disposti su di un'area di circa 21 chilometri quadrati. Una delle principali ragioni dell'ottimo stato di conservazione di questi edifici è il fatto che, al contrario di altre città dell'India settentrionale, i templi di Khajuraho non subirono attacchi o saccheggi da parte dell'uomo nel corso dei secoli. Essi rappresentano un notevole esempio di architettura indiana medievale e hanno guadagnato una certa notorietà per le sculture erotiche con cui sono decorati, una rappresentazione dello stile di vita tradizionale dell'epoca. I templi vennero riscoperti verso la fine del XIX secolo, quando alcuni dei monumenti erano stati ricoperti dalla vegetazione.

Architettura dei Templi

Lo stile con cui sono stati eretti i templi di Khajuraho è quello tipico delle costruzioni dell'India settentrionale in quell'epoca. Alcuni di essi sono dedicati a divinità giainiste, ma la maggior parte è dedicato a divinità dell'Induismo (come ad esempio Brahma, Vishnu, Shiva ed alcune delle forme femminili di Devi). Spesso i templi venivano costruiti con un corpus centrale e quattro santuari minori ai quattro angoli del tempio principale.

Questi santuari secondari si sviluppano notevolmente in verticale, con un gran numero di forme a guglia che creano una base appropriata per la guglia principale del tempio centrale; nel caso del tempio Kandariya Mahadeva, esse raggiungono il numero di 84 ed i 116 metri di altezza. L'insieme di guglie e pinnacoli, principali e secondari, danno ai templi di Khajuraho il loro aspetto esteriore unico. Il loro sviluppo graduale in altezza, via via che ci si avvicina alla guglia principale, richiama la forma dei picchi himalayani.

Le sculture 

I templi di Khajuraho sono noti per le sculture erotiche che li adornano; esse comunque non sono presenti all'interno degli edifici o vicino alle rappresentazioni delle divinità, bensì si trovano nella parte esterna del muro interno in quei templi che hanno due cerchie di mura intorno all'edificio. Vi sono numerose interpretazioni riguardo la posizione di queste sculture erotiche: secondo alcuni esse rappresentano il fatto che per giungere al cospetto della divinità si debba lasciare i propri desideri e le proprie pulsioni sessuali all'esterno del tempio. Esse mostrano anche che la divinità è pura come l'ātman, che non è affetto da desideri sessuali né da altre caratteristiche del corpo fisico.

Le sculture all'esterno dei templi mostrano esseri umani e tutti i cambiamenti che avvengono nel corpo umano; solo il 10% circa ha tematiche legate all'erotismo, mentre la maggior parte di esse mostra persone impegnate nelle attività di tutti i giorni

Quando i templi vennero eretti probabilmente veniva accettata la tradizione tantrica, secondo la quale la soddisfazione dei desideri terreni è un passo verso il nirvana. Prima della conquista del Gran Mogol, quando i giovani vivevano in eremitaggio fino al momento in cui diventavano uomini, essi potevano imparare gli usi del mondo studiando le sculture dei templi di Khajuraho ed i desideri terreni che esse ritraggono.

 

 
 
 

ARTE Indiana a Cuneo

Post n°153 pubblicato il 27 Novembre 2009 da enry0270
 
Foto di enry0270

Life's a Journey vi invita....

 
 
 

La Dea Lakshmi

Post n°152 pubblicato il 25 Novembre 2009 da enry0270
 
Foto di enry0270

 Nell'induismo, Lakshmi (devanagari लक्ष्मी, IAST Lakṣmī, talvolta traslitterato in Laxmi) è la devi dell'abbondanza, della luce, della saggezza e del destino, ma anche (secondariamente) fortuna, bellezza e fertilità. È comunemente considerata consorte (Shakti) di Viṣṇu, e madre con lui di Kama, deva dell'amore.

Le origini della dea Lakshmi sono descritte nello Shri Sukta ("Inno a Shri"), aggiunto al Rig Veda tra il 1000 e il 500 a.C.

Il saggio Durvasa donò a Indra, re dei deva, una ghirlanda di fiori che non sarebbero mai appassiti; Indra diede la ghirlanda al suo elefante sacro, Airavata. Quando Durvasa vide l'elefante calpestare la ghirlanda maledisse Indra, e desiderò che tutti gli dei perdessero il loro potere, che li aveva resi così altezzosi e irrispettosi.

Naturalmente, grazie alla maledizione, gli asura, da sempre in lotta con i deva, riuscirono a scacciarli dal cielo; gli dei sconfitti si rifugiarono dal Creatore Brahma, che chiese a deva e asura di zangolare l'oceano di latte per ottenerne il nettare dell'immortalità. Gli dei allora chiesero l'aiuto di Viṣṇu, che prese le sembianze della tartaruga Kurma e fornì la base per sostenere il monte Mandara, che fu usato come bastone, mentre il re dei naga, Vasuki, fece da corda.

Tra i tesori divini apparsi dalla zangolatura dell'oceano di latte, ci fu anche Lakshmi, che scelse subito Viṣṇu come compagno in quanto l'unico in grado di controllare la māyā (illusione).

In conseguenza di queste origini, Lakshmi è anche detta figlia del mare, e sorella della luna, anch'essa apparsa dalla zangolatura.

Come divinità della ricchezza è venerata da coloro che vogliono guadagnare o mantenere i propri guadagni; si crede che Lakshmi (e quindi la ricchezza) visiti solo case pulite e abitate da gente che lavora, mentre si tiene lontana dalla sporcizia e dai pigri.

La dea Lakshmi è incorrettamente identificata col denaro; questo è certo parzialmente vero, ma è conseguenza del suo attributo principale, la prosperità o abbondanza. È inoltre dea anche della purezza e della santità, oltre che del Brahma-vidya (conoscenza divina); è a lei che ci si rivolge per chiedere felicità in famiglia, amici, matrimonio, bambini, cibo e ricchezza, bellezza e salute.

È una divinità molto venerata, e oltre ad essere oggetto di culto da parte di ogni confessione induista (abbastanza raro per i deva), lo è anche da parte di molti giainisti e buddhisti.

Tra le preghiere a Lakshmi le più famose sono il Lakshmi Stuti (tratta dallo Shri Viṣṇu Purana) e lo Shri Sukta.

FESTIVITA' 

La principale festa dedicata a Lakshmi è la Diwali, la festa delle luminarie; per tradizione in tutte le case si pongono delle piccole candele alle finestre e si prega Lakshmi di passare a benedirle.

In Uttaranchal, dopo la cerimonia in onore della dea nella notte della Diwali, lo Shankh non viene suonato, perché anch'esso sarebbe nato dall'oceano come la dea, perciò gli si dà un giorno di riposo.

Lakshmi è la patrona della città di Kolhapur, Maharashtra.

ICONOGRAFIA

Fisicamente, la dea Lakshmi è generalmente rappresentata come una bella donna, con quattro braccia, seduta su un loto, vestita con vesti preziose e gioielli; ha un atteggiamento benevolo, è giovane ed ha un aspetto materno.

Il particolare più evidente dell'iconografia di Lakshmi è la sua costante associazione al fiore di loto; questo perché tale pianta, che nasce dal fango ma fiorisce sulla superficie dell'acqua, senza che il fiore porti traccia alcune del fango, è simbolo di purezza, forza spirituale, perfezione e autorità. Inoltre, la posizione seduta su un loto è un elemento ricorrente dell'iconografia di molte altre divinità induiste e buddhiste, ed indica che l'essere in questione trascende le limitazioni del mondo (il "fango" dell'esistenza) per muoversi liberamente in una sfera di purezza e spiritualità (come il loto sulla superficie dell'acqua).

Il veicolo di Lakshmi è il gufo (ulooka in sanscrito).
 

 
 
 

I SIKH

Post n°151 pubblicato il 16 Novembre 2009 da enry0270
 
Foto di enry0270

 

L'immagine in alto a sinistra sul mio blog è una mia foto scattata ad Amritsar al Golden Temple (vedi post precedenti..), vi lascio alcune informazioni sul Sikhismo..

L'etimologia della parola Sikhismo si rintraccia nella parola Sikh, che deriva dal sanscrito e che significa "discepolo" o "allievo", o dal dialetto indoeuropeo pali, sikkhā.

Il sikhismo è una religione nata in India settentrionale nel XV secolo, basata sull'insegnamento di dieci Guru che vissero in India tra il XVI ed il XVII secolo.

La religione si sviluppò all'interno del conflitto tra la dottrina dell'induismo e dell'islamismo. Nel 1469 Nânak, figlio d'un contadino di Talvanti, presso Lahore, appartenente alla casta kshatria, lasciò la sua vita di agi e di soddisfazioni personali per girare il paese, Ceylon e il mondo islamico, fino a Mecca e Baghdad, in compagnia del giullare Mardana. La sua esistenza finì a Kartarpur, nel Punjab, nel 1538.
È la quinta religione mondiale, con oltre 23 milioni di seguaci, chiamati sikh. 19 milioni di seguaci vivono in India, di cui la maggior parte nello Stato del Punjab. Tale Stato includeva anche una parte oggi appartenente al Pakistan, ma la maggior parte della popolazione sikh che lì viveva emigrò nella parte indiana, in seguito alla divisione dell'India britannica nel 1947 e al fine di evitare le persecuzioni religiose.
Esistono numerose comunità sikh nel Regno Unito, negli USA e nel Canada. C'è anche un'importante minoranza sikh in Malesia e a Singapore.
Negli ultimi anni comunità sikh si sono insediate anche in Italia, in particolare nell'Agro Pontino e nella pianura padana. I più importanti Gurdwara, edifici dedicati al culto sikh, in Italia si trovano a Novellara, Castelgomberto e Maccarese e anche a Flero [1]

Storia

Il Sikhismo entrò in urto con la Gran Bretagna nel 1845, avversando l'opera della Compagnia delle Indie che cercava di porre sotto controllo il sub-continente indiano, col benevolo incoraggiamento della Corona britannica. Lo scontro finì con una secca sconfitta dei sikh, che con il Trattato di Lahore (1846) dovettero cedere alla Compagnia Orientale delle Indie parte del loro territorio, rinunciando anche al Kashmir.
Nel 1848, i sikh insorsero ancora una volta ma vennero nuovamente sconfitti. L'intero Punjab fu assoggettato all'Impero Britannico, il loro tesoro (fra cui il noto diamante "Koh-i-Noor", ossia "Kūh-i nūr", "Montagna di luce") sequestrato e il loro sovrano esiliato in Europa fino alla sua morte avvenuta nel 1893 a Parigi.
Ciononostante, i sikh furono fra i soldati dell'esercito coloniale indiano che rimasero più fedeli alla Gran Bretagna in occasione del Mutiny (l'ammutinamento del 1857), una rivolta che viene oggi considerata da alcuni storici una semplice reazione ad alcune secondarie direttive britanniche nei confronti dei tabù alimentari dei militari indiani di religione islamica e induista. Altri storici la ritengono invece il primo episodio della guerra d'indipendenza indiana.
Furono due guardie del corpo sikh, Beant Singh e Satwant Singh, ad assassinare il 31 ottobre 1984 il primo Ministro Indira Gandhi in occasione di un lungo confronto innescato dal separatismo sikh. Nel 2004, il Dottor Manmohan Singh è stato il primo sikh a ricevere l'incarico di Primo Ministro, a causa dei veti che avrebbero certo impedito l'assunzione della carica da parte della capolista del vincitore Partito del Congresso, l'italo-indiana Sonia Gandhi.

Amritsar

 Amritsar è il centro culturale e spirituale della religione sikh e sede del famoso Tempio d'Oro, conosciuto anche con il nome di Harmandir Sahib. (v.post prec)

 

 
 
 

Leggere l'India..un blog dell'amica Silvia!

Post n°149 pubblicato il 10 Novembre 2009 da enry0270
Foto di enry0270

"Un giorno, mentre leggevo un libro, mi arrivò per caso un'email da una persona che viveva proprio nel luogo descritto nel libro. Quel luogo è l'India e da allora fa parte dei miei sogni. Di quelli belli, di quelli paurosi e anche di quelli inutili...."

inizia così la descrizione dell'amore di Silvia Merialdo per l'India e per la letteratura indiana...

Nel suo blog "Indian Words" troverete recensioni , commenti di libri e opere letterarie di scrittori indiani ... insomma..un blog tutto "da leggere"..

Grazie a lei ho appena acquistato il libro "Crepuscolo a Delhi"..eccovi la sua recensione:

Crepuscolo a Delhi
di Ahmed Ali

La vecchia Delhi d'altri tempi

Scritto negli anni Trenta da Ahmed Ali, madrelingua urdu, in inglese perché potesse essere letto al di fuori dell’India, Crepuscolo a Delhi ha un certo contenuto politico, come racconta lo stesso autore nell’introduzione, descrivendo le traversie che ha avuto la pubblicazione del libro. Di questo vorrei parlare, ma ora, che ho appena chiuso il libro, di questo non posso parlare. Posso solo parlare di Delhi.

Perché la Delhi di questo romanzo non è solo fatta di strade, vicoli, moschee, muri, case. E’ fatta soprattutto di notti stellate, dove le stelle sembrano danzare sulla volta celeste, di aquiloni e piccioni ammaestrati, che di giorno danzano e combattono nello stesso cielo. E’ fatta di canali di scolo, di fetori umidi, di rifiuti ammonticchiati per le strade.
E’ fatta di donne che ricamano abiti nuziali, ben nascoste dalla vista degli uomini, di matrimoni celebrati secondo le tradizioni e di spose con le lacrime agli occhi nascoste dietro a un velo.
E’ fatta di gatti che miagolano per le strade, di sabbiose folate di vento, di caldo torrido e opprimente. Di credenze popolari, di metodi miracolosi, erbe e intrugli per far guarire i malati, di jinn, gli spiriti invisibili che ogni tanto fanno capolino nella vita degli uomini.

E’ fatta di musica, quella degli azaan, i richiami alla preghiera dai minareti delle moschee, quella delle litanie cantate dai mendicanti per le strade, quella delle poesie che accompagnano la vita quotidiana. Di discussioni sugli esperimenti di alchimia e di diatribe su chi sia il migliore poeta urdu.
E’ la vecchia Delhi del 1911, che sta stancamente vivendo il suo crepuscolo, per giungere in fine alla notte di questo mondo arretrato e poetico, a una notte “che ricopre gli imperi del mondo con il suo manto di tenebra e desolazione”.

E’ una Delhi totalmente diversa da quella che ho visto io, fra il traffico delle strade e i cartelloni pubblicitari, con un accompagnatore indù e uno sikh che non si facevano mancare ogni possibile occasione per parlarmi male dei musulmani. E’ stato dolce e doloroso abitare per qualche giorno in quest’altra Delhi a me sconosciuta e persa nel tempo, una Delhi musulmana, memore ancora della grandezza moghul, ma vittima dello scorrere della storia, con il dominio inglese e l’arrivo di una nuova “modernità”. E’ stato dolce e doloroso assaporarne la decadenza.

Eppure quello scorrere della storia rimane sullo sfondo, si insinua in modo sottile e impalpabile nella famiglia di Mir Nihal, che abbandona i suoi piccioni ammaestrati, che acconsente che il sangue della sua famiglia venga contaminato dal matrimonio del figlio, che assiste alla sfilata per l’incoronazione del viceré straniero senza più ribellione e dignità, che pian piano declina anche fisicamente, come tutto il suo mondo, vittima del Tempo e del Fato.

 
 
 

volo per Delhi...

Post n°148 pubblicato il 08 Novembre 2009 da enry0270
 
Foto di enry0270

Ieri ho prenotato per il prossimo viaggio in India (precisamente Jammu e Kashmir - Ladakh) dal 28 maggio 2010 al 17 giugno 2010...il titolo del viaggio sarà "Spirit of Ladakh"...sarà un viaggio di scoperta su alcuni tratti particolari del Buddhismo tibetano e l'occasione per un reportage fotografico.

Ho trovato allettanti occasioni di volo per Delhi (Milano - Doha - Delhi) con la compagnia aerea del Qatar...ad oggi un volo andata/ritorno con questa importante compagnia aerea è di circa 460€!

Il link della compagnia è : Qatar Airwais

Per Delhi - Leh l'andata sarà in aereo e il ritorno,molto probabilmente, via Srinagar o Manali con bus.

L'avventura è iniziata...

 
 
 

Matrimonio Hindù

Post n°147 pubblicato il 21 Ottobre 2009 da enry0270
 

Sposarsi in India è una questione complessa, qualunque sia la casta
di appartenenza.

Il matrimonio è una cerimonia altamente propiziatoria,e sebbene negli ultimi anni i "matrimoni per amore" siano aumentati notevolmente (soprattutto nei centri urbani),lamaggior parte di quelli hindu sono combinati dalle famiglie.

In India il matrimonio è considerato un sacramento, che proporziona non solo la continuità familiare nei figli, ma anche il mezzo per ripagare il proprio debito agli antenati.

Secondo i Veda infatti la vita degli Indù è scandita da tappe necessarie ed auspicabili e dopo aver compiuto con lo stadio di studente, l'uomo deve passare alla seconda tappa, quella di padrone di casa, Grihastha. Il matrimonio è una unione indissolubile non solo tra gli sposi, ma anche tra le due famiglie degli stessi.

 E' obbligo morale dei genitori prepararsi mentalmente e finanziariamente per compiere correttamente il precetto di accasare i figli, quando l'età adatta si avvicina. Si comincia allora a cercare un partner ideale considerando diversi fattori come: casta, credo, quadro astrale di nascita, stato sociale ed economico della famiglia. Tradizionalmente i costi della festa di nozze sono a carico della famiglia della sposa, che viene dotata di importante corredo di gioielli e regali vari per impressionare favorevolmente i futuri suoceri. 
Nel Mahabharata, il più grande poema epico-religioso indù, si raccomanda che le ragazze, passati 3 anni dalla comparsa della pubertà cerchino durante il quarto anno un compagno per proprio conto; e si specifica che non aspettino oltre che i familiari lo scelgano per loro. Questo " non attendere oltre " ha portato ai matrimoni infantili per le ragazze. Anche la poligamia era contemplata nelle Scritture ma, avversata legalmente da tempo, oggi non è concepibile. Si sono verificati casi di Indù convertiti all' Islam allo scopo di aumentare il numero di mogli. Oggi, ove dimostrabile, vengono perseguiti per legge.

Il matrimonio indù prevede diverse tappe, in una cerimonia unica e coloratissima e festeggiamenti che durano giorni. Naturalmente ci sono molte varianti regionali e familiari ma a seguito si elencano le principali e le più comuni. 
Prima del matrimonio:

Il giorno prima del matrimonio i piedi e le mani della sposa vengono dipinti con l'hennè, con la tecnica chiamata Mehndi. E' una vera e propria cerimonia, una sorta di addio al nubilato a cui partecipano le amiche e le parenti della sposa; musica tradizionale accompagnava un tempo i loro canti beneaugurali e allusivi, oggi sempre più spesso sostituiti dalle hits dei films bollywoodiani.

Un Mandapa, un grande gazebo, viene montato e decorato con fiori nel luogo ove si celebrerà il matrimonio.

Il matrimonio:

Un fuoco viene acceso sotto il Mandapa a testimone dei voti degli sposi. Comincia la lunga cerimonia di origine vedica, ove ogni aspetto della futura vita matrimoniale verrà rappresentato. 

Baarat. Arriva lo sposo in processione, nell'Ovest del paese spesso a cavallo, accompagnato da famiglia e amici festanti e viene accolto dalla famiglia della sposa. 

Cominciano i riti presieduti dal sacerdote brahmano, che invoca la benedizione di Dio sugli sposi. La sposa offre yoghurt e miele allo sposo e ci si scambiano ghirlande di fiori.

Kanya Danam. Il padre della sposa affida la figlia allo sposo dopo che questi promette di assistere la ragazza nella realizzazione dei tre sacri scopi matrimoniali, Dharma, Artha, e Kama. Lo sposo ripete tre volte la promessa.

Vivaaha. Il Sacerdote lega il lembo finale del Sari della sposa al bordo camicia dello sposo o della sua sciarpa di gala, in un nodo. Gli sposi si scambiano anelli e ghirlande, si prendono per mano e gettano offerte rituali, Samagree, nel fuoco sacro invocando benedizioni sulla loro unione.

Agni Parinaya. Gli sposi per mano camminano 3 volte intorno al fuoco sacro recitando inni vedici per la prosperità, la fortuna e la fedeltà della coppia. Si toccano mutuamente all'altezza del cuore pregando per l'unione delle loro menti e dei loro cuori. L'intero rito è ripetuto altre due volte. 

Asmarohana. Al termine di ogni giro intorno al fuoco, lo sposo sale su di una pietra apposita, recitando una preghiera per la fermezza della loro unione, al termine della quale la sposa appoggia la punta del piede destro sulla stessa pietra.

Saptapadi. La parte principale e centrale del rito, i sette passi. Gli sposi compiono insieme sette passi intorno al fuoco sacro o lungo un percorso segnato da sette mucchietti di riso, fiori e altri simboli di prosperità sui quali procederà la sposa, ed ad ogni passo reciteranno invocazioni e promesse per la loro futura vita coniugale. Al termine gli sposi sono marito e moglie.

Mangal Sutra Dharana. Lo sposo allaccia alla sposa un girocollo, mangalasutra, contenente i simboli di Shiva o Vishnu e che costituisce l'insegna di donna sposata, a seconda della regione aggiungendo anche gli anelli alle dita dei piedi.

Suhaag. Lo sposo pone una polvere rossa, Sindoor, nella scriminatura centrale dei capelli della sposa e sulla fronte, a simbolizzare la sua nuova condizione di donna sposata.

Aashirvaad. La famiglia dello sposo offre doni alla sposa e l'assemblea tutta lancia petali di fiori verso la nuova coppia.

Dopo il matrimonio: Gli sposi partono per la loro casa, spesso quella familiare del ragazzo, portando con loro in un bracere il fuoco sacro di fronte al quale si sono sposati. Anticamente andava tenuto costantemente vivo.

La famiglia della sposa la saluta tra lacrime e felicità. Il sacerdote pone una noce di cocco sotto la ruota della macchina o anticamente del carro o sotto lo zoccolo del cavallo e ne attende la rottura alla partenza.

Arundhati Darshanam. La costellazione dell' Orsa Maggiore, Sapta Rishi Mandala, è formata da stelle che portano i nomi dei 7 saggi mitologici che originarono la tradizione vedica. Gli sposi la omaggiano nominando le sette stelle più un'ottava, Arundhati, per ricordare le responsabilità cosmiche che sono chiamati a onorare, l'eredità che portano e il debito che devono onorare verso i saggi e gli avi.


Fare il nodo o I sette passi sono in India le comuni metafore utilizzate per indicare il matrimonio, come da noi, per esempio, parlare di Fiori d'arancio.

Nel prossimo post vi parlerò proprio del numero 7...il numero sacro..

 

 

 
 
 

Matho Gompa

Post n°146 pubblicato il 11 Ottobre 2009 da enry0270
 

Matho Gompa - Ladakh

Questo imponente Gompa si trova a circa 10 Km a sud-est di Stok.

Si eleva al di sopra della vallata su un inespugnabile sperone roccioso;
avrete così un colpo d'occhio bellissimo su tutta la valle.

Questo Gompa appartiene all'oscura setta di Sakya;la sala delle preghiere conserva numerosi e bellissimi affreschi raffiguranti Sakyamuni,Avalokitesvara e Maitreya.

Vale sicuramente mettere nel vostro itinerario questo bellissimo Gompa..non ne rimarrete delusi! 

 

 
 
 

Thiksey Gompa

Post n°145 pubblicato il 03 Ottobre 2009 da enry0270
 

Lo splendido THIKSEY GOMPA

 

si trova a 2Km a sud di Shey (Ladakh) ed è una città all'interno di un monastero.

Migliaia di monaci vivono e lavorano nelle capanne imbiancate a calce che costellano il fianco della collina.

Questo bellissimo Gompa è costituito da due sale di preghiera:
la sala più orientale custodisce una stupenda statua di Maitreya
(il Buddha del futuro) alta ben 14 metri,con un copricapo tempestato di gioielli
la seconda sala invece ha all'interno delle statue di dharmapala (esseri umani illuminati che hanno assunto un aspetto spaventoso per mostrare il loro distacco dall'ignoranza del mondo fisico).

Si può anche visitare una sala sul retro che contiene affreschi raffiguranti esseri umani scorticati e tesori che risalgono all'epoca della fondazione del Gompa (XVsec).

E' fondamentale,ripeto fondamentale, raggiungere il monastero al mattino presto (alle 7) per poter presenziare alla puja..non ve ne pentirete!

Se volete dormire, vi è un unico servizio di pernottamento-ristoro,che viene gestito dal gompa, il Chamba Hotel (camere da 350Rs),le camere hanno tutte un piccolo bagno privato..per prenotare vi lascio l'email:
kthiksey@vsnl.com

 

 
 
 

Naggar..ovvero Nicolaj Roerich

Post n°144 pubblicato il 21 Settembre 2009 da enry0270
 

 

A Naggar (vedi post precedenti),nella Kullu Valley non potete
perdervi la vista al museo-abitazione di un grande pittore,
antropologo,diplomatico del '900..ovvero Nicolaj Roerich.

 

Nato a San Pietroburgo il 18 ottobre 1874 e morto a Naggar il
13 dicembre 1947, scrisse racconti di avventure e illustrò una
storia basata sull'incontro con un orso. L'artista Michail O. Mikeshine
vide i suoi disegni e lo incoraggiò dandogli le prime lezioni di pittura.
Nicolaj voleva intraprendere la carriera artistica, ma il padre, famoso
avvocato, decise che doveva studiare legge.
E così fece entrambi gli studi iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti
e all’Università di San Pietroburgo.
Nel 1898 gli venne assegnata una cattedra all’Istituto Imperiale
Archeologico e nel 1901 sposò Helena Ivanovna Shaposhnikov,
nipote del compositore Modest Musorgskij e pronipote del generale
russo Kutuzov, colui che riuscì a sconfiggere Napoleone nel 1812.

Nei primi anni del 1900, il professor Roerich dipingeva, organizzava
scavi archeologici, studiava architettura, teneva conferenze e
scriveva di arte e archeologia. Su invito dell’impresario
Sergei Diaghilev, diventò membro della società Mondo dell’Arte
di Pietroburgo e per qualche tempo ne fu anche presidente.



Nel 1906 venne nominato Direttore della Scuola per l’Incoraggiamento
alle belle Arti in Russia. Nel 1907 applicò il suo talento al disegno di
scene e costumi per Djagilev e per il balletto di Igor Stravinsky
La Sagra della Primavera.
L’anno seguente diventò membro del consiglio della Società Imperiale
di Architettura e nel 1909 fu eletto accademico dell’Accademia Imperiale
Russa di Belle Arti.
All’inizio della rivoluzione bolscevica nel marzo del 1917, Maksim Gorkij
riunì a San Pietroburgo i connazionali che si occupavano di arte.
Elessero un Comitato che si riuniva al Palazzo d’Inverno e Roerich ne
fu il presidente per soli due mesi. In quel periodo era candidato per
 l’ufficio di ministro delle belle arti per questa sua capacità,
ma non accettò l’alta carica.

Prevedendo i notevoli cambiamenti del suo paese, decise di
lasciare la Russia, trasferendo la famiglia in Finlandia.
Su invito del direttore dell’Istituto d'Arte di Chicago, Roerich si recò negli
Stati Uniti nel 1920. Aveva già eseguito più di 2500 dipinti ed era
un artista di fama internazionale. Venne influenzato da molti artisti,
tra cui Gauguin e Van Gogh.
Le sue opere raffigurano scene naturali, temi ispirati dalla storia e
dalla religione, molti sono nello stile degli antichi dipinti della chiesa russa.
In America viaggiò a lungo, espose i suoi lavori, frequentò i circoli
migliori, tenne conferenze.

Fondò Cor Ardens (Società Internazionale degli Artisti), il Master
Institute of United Arts nel 1921 e Corona Mundi (Centro
Internazionale d’Arte) nel 1922. Dopo aver progettato la sua prima
spedizione in Asia, si imbarcò per l’India nel 1923.
I membri del consiglio del Master Institute of United Arts fondarono
il Roerich Museum nel 1923, in cui vennero raccolte moltissime opere
di Roerich. Nel 1928 fondò l’Urusvati Himalayan Research Institute
nella valle di Kullu nel Naggar in India, che fu un centro per lo
studio di materiale etnografico e archeologico.
Durante la sua vita produsse qualcosa come circa 7 000 dipinti,
scrisse 1 200 opere di tutti i tipi e fu una delle “forze” che pose
il Grande Sigillo degli Stati Uniti sulle banconote dei dollari.

Nel 1929 e nel 1935 venne proposto come Premio Nobel per
la pace per gli sforzi compiuti a favore della pace mondiale per mezzo
dell’arte e della cultura e per i tentativi di proteggere l’arte in tempo di guerra.

 Attratti dall’Oriente i Roerich partirono per l’Asia nel 1923 e
la spedizione durò quattro anni e mezzo.
Viaggiarono attraverso il Sikkim, India, Ladakh, Tibet, Cina e Mongolia.
Malgrado le enormi difficoltà, durante il viaggio Roerich realizzò 500 dipinti.
Scrisse poi a riguardo del viaggio: “L’Himalaya è una vera Mecca per
uno scienziato”. Fu proprio nella regione del Ladakh che, visitando
monasteri buddisti e parlando con la popolazione locale,
trovò conferma del passaggio di Gesù Cristo per quelle terre desolate,
durante gli anni della maturità del Signore.
Nicholas Roerich ci ha lasciato moltissime opere, tra le quali Himalaya,
Altai-Himalaya e Il Cuore dell’Asia.

per saperne di più vi invito a visitare il sito  http://www.roerichtrust.org/

 

 

 
 
 

Vi segnalo un ottimo Blog..MilleOrienti di M.Restelli

Post n°143 pubblicato il 06 Settembre 2009 da enry0270
 

 

Carissimi..vi volevo segnalare un ottimo blog :

MilleOrienti - La mia Asia:cultura,politica,società

di Marco Restelli 

ricco di notizie dall'amato continente asiatico..non perdetelo!

Per sapere chi è Marco Restelli..clicca qui

Per visitare il suo Blog..clicca qui 

 

 

 
 
 

Ci riaggiorniamo dopo il 20 settembre!

Post n°142 pubblicato il 03 Settembre 2009 da enry0270
 

 Cari amici! Finalmente anche per me sono arrivate le ferie!

Ci riaggiorniamo con i nuovi post dall'area indo-tibetana dopo
il 20 settembre..per ora vi saluto con questa foto fatta al rifugio
di Valmasque in Francia (Valle delle Meraviglie)... anche qui
 una bandiera tibetana grida Free Tibet!

 
 
 

Soggiornare a Delhi...

Post n°141 pubblicato il 03 Agosto 2009 da enry0270
 
Foto di enry0270

Ciao..visto che siete in molti a chiedermi informazioni su dove
soggiornare a Delhi, vi consiglio alcune guesthouse a Majnu-ka-Tilla,
detta anche Tibetan Colony, che si trova lungo le sponde del fiume
Yamuna a nord di New Delhi.

Da questa zona partono anche i Bus per Dharamsala o Manali...
eccovi alcuni indirizzi:

-Wongdhen House : wongdhenhouse@hotmail.com

phone : 23816689 / 23812896 / 23815961

fax : 23818962

-Potala guesthouse : potala_house@yahoo.com

phone : 23811476

-Lhasa house : lhasahouse@rediffmail.com

phone : 23939888 / 23939777

fax : 23812488

-Peace House : peacehouse@mantraonline.com

phone : 23939415

bus per dharamsala da delhi

Delhi - Dharamsala Departure : 8.00 PM

Rs. 1200/- 566KM con bus Volvo-ac

info e acquisto tiket su:
http://himachal.nic.in/hrtc/index.htm

 
 
 

I Cinque Dhyani Buddha

Post n°140 pubblicato il 26 Luglio 2009 da enry0270
 

Nei miei vaggi in terre dove il Buddhismo ha trovato   maggior  diffusione, una delle prime cose che mi sono  chiesto è il significato del linguaggio gestuale del Buddha...cosiddetto  MUDRA
Nel Buddhismo Vajrayana, i Cinque Dhyani Buddha ( dal sanscrito dhyani) - sono un gruppo di Buddha ricorrenti nei mandala.

 La loro genesi, secondo molte tradizioni tantriche, è delle più antiche, essendo essi emanazioni
dell' Adi-Buddha, principio originatore dell'universo spirituale.

 I Cinque Dhyani Buddha (o Buddha della meditazione) sono l’essenza e il fondamento delle enunciazioni sulla natura dell’uomo e sulla sua struttura psicofisica,e al contempo archetipi per la via spirituale della trascendenza e della liberazione.

Essi sono:

Il Buddha Vairocana – al centro della coscienza risplende per prima cosa, in una chiara luce bianca, la sillaba mantrica OM,e da questa nasce il Buddha Vairocana (in tibetano rNam-par snang-mdzad) che ha il colore della bianca conchiglia (madreperla).

E’ seduto su un loto,sopra un trono, che ha per simboli i bianchi leoni.

Gestualià: Dhammachakka mudra, entrambe le mani che sono anche tenute più vicine al torace e sembrano far girare la ruota della legge buddista).

Vairocana è congiunto in inscindibile unione tantrica con la sua consorte chiamata Prajna Akasadhatvisvari.

Questo Buddha governa l’intera sfera della fisicità (scr. Rupaskandha), la prima delle cinque componenti della personalità umana.

Il Buddha Aksobhya – appare ad oriente dalla sillaba mantrica HUM l’azzurro Aksobhya “l’imperturbabile” (in tib. Mi-bskyod-pa).
Ha nella mano sinistra posta in grembo,lo scettro di diamante, chiamato Vajra.
Il Buddha Aksobhyra simboleggia la immodificabilità della pura natura del diamante.

 Il mudra più diffuso  rappresenta il Buddha in posizione seduta con la mano sinistra aperta ed il palmo rivolto verso l’alto e la mano destra che quasi tocca il suolo.
Questa posizione delle mani simboleggia un episodio importante della leggendaria vita del Buddha, quando l'asceta sedeva in meditazione sotto un albero di baniano a Bodhigaya in India cercando di raggiungere l' illuminazione.

Mara, l'equivalente buddhista di Satana, lo tentava con donne e feste, Buddha allora toccava la terra e chiedeva alla natura di sostenere la propria determinazione e di aiutarlo a resistere
alle tentazioni.

Aksobhya è congiunto in inscindibile unità tantrica con la Prajna  Locana.

Aksobhya è associato al piano della coscienza (scr. Vijnanaskandha) che si realizza nel dharmakaya al centro del cuore.
Il Buddha Aksobhya emette la bianca luce,limpida come il diamante, di Vajrasattva

Il Buddha Ratnasambhava – in una luce d’oro risplende la sillaba germinale TRAM, poi da questa origina a sud il giallo Buddha Ratnasambhava (in tib. Rin-chen ‘byung-ldan) che ha nelle mani il gioiello (scr. ratna).
E’ congiunto in tantrica unione con la Prajna gialla Mamaki,che è associata all’elemento terra.

Rappresenta il sentimento e la meditazione su questo Buddha serve a liberarsi dal difetto della superbia che è frutto dell’egocentrismo.

Questo Buddha simboleggia la “saggezza della eguaglianza” perché la legge del dharma ha un “unico sapore” nel quale tutti gli esseri sono uguali.

Il Buddha Ratnasambhaya ha la mano destra atteggiata nel gesto del varadamudra , il gesto di colui che porge la dottrina.
Questo mudra significa fare la carità e anche benedizione.
Il Buddha può essere sia in posizione eretta che in quella seduta.

La mano destra si trova aperta, in basso, con il palmo rivolto verso l’esterno.
Significa l’insegnamento dato con il primo sermone di Buddha a Sarnath.

Il Buddha Amitaba -  da un raggio di luce rossa appare ad occidente nel mandala, la sillaba germinale mantrica  HRIH, che serve ad invocare Il Buddha rosso Amitaba (in tib. ‘Od-dpag-med)

E’ il Buddha “dell’incommensurabile splendore”.
Nei testi è definito di color rosso rubino o rosso rame.
Ha nelle mani il fior di loto a 8 petali e la ghanta.
E’ congiunto in tantrica unione mistica con Prajna Pandara (in tib. Gos dkar-mo) che ha il colore di un cristallo che emette luce rossa.

E’ associato alla sfera della “percezione differenziante” e ha le mani in grembo nel gesto della meditazione.
Mudra: entrambe le mani sono appoggiate sul grembo e i palmi sono rivolti verso l'alto, con la mano destra sopra la sinistra: questa posizione simboleggia la meditazione.

Opposto a lui c’è il desiderio umano della cupidigia (desiderio smodato) che inducono l’uomo a legarsi al doloroso mondo della transitorietà.

E’ il sovrano del “paradiso occidentale” che le anime redente sperano di raggiungere.

Grazie alla forza dei Voti da lui giurati quando era un bodhisattva, Amitābha conserva la possibilità di far rinascere coloro che lo invocano in questo Paradiso Occidentale, dove possono studiare il Dharma sotto la sua guida.

Il Buddha Amoghasiddhi -  da una luce verde appare a nord  Amoghasiddhi (in tib. Don-yod grub-ba) da una sillaba mantrica AH, seduto su un loto. E’ di colore verde turchese e ha nelle mani il vajra a forma di croce e la ghant.
E’ congiunto in tantrica unione con la sua Prajna Samayatara (in tib. Dam-tshig sgrol-ma)

E’ raffigurato con la mano destra alzata nel gesto della garanzia di protezione. 
Il Buddha in piedi o seduto con una mano destra alzata,
simboleggia l' offerta di protezione del Buddha ai suoi seguaci e la loro liberazione dalle paure, la rassicurazione.
Alcune rappresentazioni mostrano il Buddha con entrambe le mani nella stessa posizione.
L’uomo si affranta dall’avarizia e dall’invidia meditando sulle qualità di questo Buddha 

 
 
 

La ruota della vita: SIDPA KORLO

Post n°139 pubblicato il 25 Luglio 2009 da enry0270
 

 

Nel 7° secolo,Vajrayana rivaluta l’uso della BHAVACHAKRA

(in sanscrito “Ruota della Vita” che era già presente agli albori dell’iconografia buddhista e le attribuisce un simbolismo essenziale).

Sidpa Korlo (srid pa'i 'khor lo) è la traduzione in tibetano della
Bhavachakra  e si trova riprodotta nei gompa su thanka (molte volte
assieme alle immagini dei guardiani delle quattro direzioni).

Il significato della ruota della vita è quello di ricordare agli uomini tutto l’orrore del ciclo delle reincarnazioni da cui è possibile fuoriuscire solo con la beatitudine del nirvana.

Include gli insegnamenti connessi al samsara  le Quattro Nobili Verità,
i sei regni dell’esistenza, i tre klesha [veleni], le dodici cause
interdipendenti, e il risveglio spirituale.

Vediamo ora in dettaglio com’è rappresentata:

Al centro vi è un grande cerchio stretto fra gli artigli e i denti di MARA 
signore del tempo e quindi della morte e del perpetuo mutare
raffigurato nell'atto di 
ghermire la ruota dell'esistenza.

La testa di MARA è cinta da una corona di 5 teschi che vogliono
rappresentare i 5 peccati capitali:ignoranza,odio,desiderio,egoismo
e passione


Sulla sinistra della testa è riprodotto BUDDHA con il braccio destro
sollevato che indica la “ruota della legge” (in sanscrito Dharmachakra)
che si trova alla destra della testa del demone;questo gesto sta a
significare che solo seguendo questa legge l’individuo può riscattarsi
(infatti sulla sinistra della testa si vede lo stesso Buddha che raggiunge
l’illuminazione ed esce dal ciclo karmico).

 Al centro della ruota sono raffigurati 3 animali che rappresentano i
veleni che sono le forze motrici della vita (o cause delle rinascite)
  Il gallo rosso della “collera”(avversione agli altri uomini)

Il serpente verde del “desiderio” (espressione di cupidigia e possesso)
e il maiale grigio  simbolo dell’ignoranza.

Questi 3 animali sono rappresentati mentre si mordono la coda,cioè il
ciclo dell’ego muove tutta la vita.


 Attorno al cerchio dove sono rappresentati questi 3 animali, si nota
un altro cerchio diviso in due parti (una bianca e una nera) dove nella
parte bianca si vedono uomini felici che si elevano per poi ricadere nudi
e disperati (nella parte nera):questo è un monito a non disperdere i
meriti acquisiti.

 Il terzo cerchio è suddiviso in 6 parti ovvero i sei regni dell’esistenza;
la parte più in alto raffigura le 3 esistenze possibili:
DEI,SEMIDEI e UOMINI.

Gli DEI al centro con Avalokiteshvara che ha le sembianze di un Buddha
bianco che predica loro la meditazione.

I SEMIDEI (Lhamayin) titani sempre in guerra con gli Dei;ad essi un
verde Avalokiteshvara intima di finire ogni ostilità e predica l’elevazione
morale,mentre in giallo predica la rinuncia agli uomini sottoposti alle
conseguenze della cupidigia.

Nel settore sottostante vi è il mondo degli animali dove Buddha blu
predica la conoscenza (visto che stanno scontando il peccato
dell’ignoranza).

 Vi è poi il mondo degli “Yidak” o esseri miserabili dove si soffre la
famee la sete e Avalokiteshvara porta un vaso di nettare (cibo degli dei)
per insegnare la generosità.

 L’ultimo mondo è quello degli Inferi dove i dannati soffrono i supplizi.
In questo mondo molte volte viene rappresentato Yamantaka (re delle
leggi) che porta uno specchio della conoscenza oppure Avalokiteshvara
che porta dell’acqua a chi brucia.

 La corona più esterna del cerchio ha all’interno 12 figure che
ricordano al fedele il funzionamento delle “dodici cause interdipendenti”
(nidana in sanscrito),cioè la catena della casualità che costituisce e
determina l’esistenza di ogni individuo;le figure sono allusioni alla vita
del Buddha e raccontano come si forma un essere.

Sono:  il cieco – simbolo della non conoscenza e dell’ignoranza

Il vasaio – ricorda il configurarsi impulsivo della psiche

La scimmia – esperienza cosciente e scoperta del mondo esterno

2 uomini in barca – distinzione fra io e non io

Una casa on 6 finestre ma ancora vuota – l’uso dei cinque sensi e
dell’intelletto

Una coppia abbracciata  - senza contatto non ci sarebbe sensazione
e sensibilità

Uomo accecato da 2 frecce – Piacere e dolore dovuto alla conseguenza
della sensazione.

Uomo che beve – Desiderio del piacere

La scimmia – mentre coglie i frutti da un albero,desiderio che si
trasforma in avidità

Una donna incinta – dall’attuale esistenza nasce la reincarnazione

Il parto – la rinascita è la conseguenza della vita precedente

Un vecchio (o un cadavere) – la vecchiaia e la morte sono l’unica
conseguenza della nascita

Fonte: libro Ladakh di Marco Vasta (vedi mia recensione post precedente)

 
 
 

Chorten - gli Stupa tibetani

Post n°138 pubblicato il 18 Luglio 2009 da enry0270
 

Viaggiando nei paesi del subcontinente indiano vi capiterà
di ammirare moltissimi Stupa o Chorten in Tibetano.

Nelle regioni dell’India del Nord e del Tibet questi "grossi birilli"
in muratura,alti da due ad una quindicina di metri,sono
caratteristici come il torii lo è per il Giappone o il grande crocifisso
lo è per molte vallate alpine

Tutte e tre,così piccole (un nulla di fronte alla grandiosità della natura)
bastano a dare atmosfera e linea,a benedire un intero paesaggio.

Nelle regioni Tibetane un chorten dà vita a tutto un fianco di monte,
ad un recesso fra le rocce.

Alcune volte nei chorten si possono celare le ossa o le ceneri di un lama
venerato,ma più comune è che vi siano immagini sacre o scritture.

Per un tibetano che,viaggiando,passa vicino ad una di queste
costruzioni essa simboleggia la religione stessa;gli porta a mente
un altro grandioso dramma cosmico,così diverso da quello cristiano:
il dramma delle miriadi di esseri che.attraverso il ciclo delle nascite,
tendono alla illuminazione.

La parola chorten in Tibetano significa “ricettacolo delle offerte”,
traduzione dal sanscrito dhatugarbha (che si corruppe poi in dagaba,
da cui deriva la nostra “pagoda”).

L’origine va quindi ricercata in India (come quasi ogni motivo spirituale
della cultura tibetana);in India si usava seppellire il corpo dei buddisti
particolarmente venerati o qualche loro reliquia importante,in mausolei
di muratura detti stupa.

Nelle regioni tibetane lo stupa si è molto allungato ed ha preso la sua
forma caratteristica..Del resto è anche mutato lo scopo ed il senso;
non più come tomba ma come cenotafio.

Non bisogna però dimenticare che un chorten rappresenta in piccolo
la cosmologia lamaista;ciascuna parte raffigura uno degli elementi
di cui tutto è composto ed in cui alla morte si risolvono i corpi.

Il basamento rappresenta la terra,lo staio l’acqua poi il fuoco e la
parte più alta l’aria.

Sulla cima vi sono  due oggetti che sembrano una falce di luna ed un
sole,ma in realtà la falce rappresenta l’aria (la volta inversa del cielo),
ed il sole è una fiamma che sta a simbolo dello spazio,dell’etere,
l’ultimo e più sottile elemento.

Nomi locali per lo stupa sono:

  • Chaitya - Nepal
  • Candi - Indonesia
  • Chedi - Thailandia
  • Chorten - Tibet e Bhutan
  • Dagoba/Chaitiya - Sri Lanka
  • Chedey - Cambogia
  • Tap - Korea
  • That - Laos
  • Ta - Cina (letteralmente "torre")
  • Tô - Giappone (torii)

 
 
 

Guida al LADAKH di Marco Vasta

Per chi vuole visitare le regioni del Kashmir, Ladakh, Zanskar,
Lahul, Spiti, Himachal Pradesh, Garwa
l e Kumaon vi consiglio
questo bel libro di Marco Vasta...oltre alla guida della L P non
può mancare nel vostro zaino!

Questo è il link dove potrete avere tutte le informazioni: cliccate qui!

a presto...


 
 
 
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