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Life's a Journey..

a passeggio in India del nord e sud est asiatico..nuovo sito www.enricoguala.it

 

TASHI DELEK





Al popolo Tibetano, che possa un giorno tornare libero nelle proprie terre.

FREE TIBET

Nessuno è nato sotto una cattiva stella;

ci sono semmai uomini che guardano male il cielo

                                                                               (Dalai Lama)

 

 

SPIRIT OF LADAKH..2010

 

 

ALLA SCOPERTA DEL TIBET IN ESILIO..BY ENRICO

 

SGUARDI OLTRE..ALLA SCOPERTA DELL'INDIA DEL NORD

 

PROFONDO RAJASTHAN

 

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Pronto il nuovo blog-sito Life's a Journey!

Post n°199 pubblicato il 08 Agosto 2011 da enry0270
 
Foto di enry0270

Finalmente è pronto il nuovo sito-blog di Life's a Journey

per l'accesso basterà digitare  www.enricoguala.it  o www.lavitaeunviaggio.it

e si accederà al nuovo portale.

Ricco di notizie e curiosità sull'area del sud est asiatico ed India del Nord!

Dal Ladakh all'Himachal Pradesh, da Bangkok ad Hanoi...

notizie e curiosità..venite a trovarmi!

Da maggio 2013 è online anche il nuovo FORUM

Enrico

 

 
 
 

Dorje Legpa,il protettore degli Oracoli

Post n°198 pubblicato il 06 Agosto 2011 da enry0270
 

Dorje Legpa (Sanskrit: Vajra Sadhu)

è anche detto "il devoto con lo scettro saetta" (tiene il Vajra nella mano destra),era originariamente un dio della religione prebuddhista del Tibet.

La leggenda narra che Padmasabhava,il missionario buddhista dai poteri magici (VIII sec),riuscì a sottometterlo e a convertirlo.

Da allora Vajra Sadhu fa parte del panteon buddhista con la funzione di protettore dei sacerdoti oracolisti.

Come iconografia è raffigurato con il cappello rotondo rigido di paglia intrecciata e laccata in uso nelle sedute oracolistiche; sta seduto su un leone,tiene il Vajra nella mano destra, mentre nella mano sinistra si porta alla bocca per divorarlo il cuore di un nemico ucciso.

 
 
 

TIBET in Valle Pesio...18-21 agosto 2011

Post n°197 pubblicato il 22 Luglio 2011 da enry0270
 

Anche quest'anno a Chiusa Pesio verranno a trovarci i monaci Tibetani!

Ecco il programma:

GIOVEDI 18 AGOSTO

ore.9-11/ 17-19 insegnamenti di Filosofia Buddista tenuti dal Maestro tibetano
Pare Rimpochè presso B&B Creatività Natura Salute, Frazione Vigna 8, Chiusa Pesio.

h.11,30 accoglienza dei monaci tibetani con inizio costruzione del Mandala,
che proseguirà anche nel pomeriggio (15-19) Ala del Pellerino, Chiusa Pesio.

VENERDI 19 AGOSTO

h.9-11 insegnamenti di Filosofia Buddista tenuti dal Maestro tibetano Pare Rimpochè.

h. 10-13 / 15-19 proseguimento costruzione del Mandala. Ala del Pellerino, Chiusa Pesio.

h. 20,45 Conferenza pubblica del Maestro tibetano Pare Rimpochè sul tema “ La Nonviolenza e la Pace interiore”. Sala didattica del Parco Alta Valle Pesio.Chiusa Pesio.

SABATO 20 AGOSTO

h.9-11 insegnamenti di Filosofia Buddista tenuti dal Maestro tibetano Pare Rimpochè. B&B Creatività Natura Salute, Frazione Vigna 8, Chiusa Pesio.

h.h. 10-13 / 15-19 proseguimento costruzione del Mandala.Ala del Pellerino, Chiusa Pesio.

DOMENICA 21 AGOSTO

h.9-12 proseguimento costruzione del Mandala. Ala del Pellerino, Chiusa Pesio.

h.13.00 Pranzo con piatti tipici tibetani (su prenotazione, il ricavato sarà devoluto ai monaci). B&B CreativitàNaturaSalute, Frazione Vigna 8, Chiusa Pesio.

h.16,00 Cerimonia di distruzione del Mandala, con spargimento della sabbia nel fiume Pesio.

Per Insegnamenti di filosofia Buddhista (aperti a tutti) e pranzo tibetano, informazioni e prenotazioni contattatemi che vi fornirò i numeri di telefono.

 
 
 

Il simbolo della filosofia Buddhista: Dharmacakra

Post n°195 pubblicato il 04 Luglio 2011 da enry0270
 

Dharmacakra è il termine in sanscrito, mentre in Tibetano è chos kyi 'khor lo...mi riferisco alla Ruota del Dharma che è il simbolo della filosofia Buddhista ed è anche uno degli 8 simboli del Buon Auspicio.

Nel momento in cui, nel Parco delle Gazzelle a Sārnāth vicino a Vārāṇasī, il Buddha Śākyamuni rivela ai suoi primi discepoli le Quattro nobili verità , secondo la tradizione buddhista egli mette in moto la Ruota del Dharma o dharmacakra.

La ruota, nella precedente iconografia indiana, è un'arma sacra, segnatamente di Indra. Questa arma è messa in moto (o lanciata) dal Buddha Śākyamuni per colpire gli ostacoli, gli errori, gli attaccamenti che impediscono all'uomo di raggiungere il Nirvāṇa. E come un'arma, questa "ruota" (cakra) "colpisce" da uomo a uomo, da paese a paese, da era storica a era storica con gli "insegnamenti" (dharma) del Buddha Śākyamuni.

Tradizionalmente il dharmacackra è costituito da otto raggi che rappresentano il Nobile ottuplice sentiero che sono:
- Retta visione
- Retta intenzione
- Retta parola
- Retta azione
- Retta sussistenza
- Retto sforzo
- Retta presenza mentale
- Retta concentrazione

Nei monsteri Tibetano ( o Gompa) si può vedere la Ruota del Dharma con ai lati le 2 Gazzelle a ricordo del luogo, il Parco delle gazzelle, in cui il Buddha Śākyamuni predicò per la prima volta la dottrina buddhista.

 
 
 

I 4 guardiani dei punti cardinali..Lokapala

Post n°194 pubblicato il 26 Giugno 2011 da enry0270
 

Visitando i monasteri tibetani,quando starete per entrare all'interno
della sala delle preghiere,fermatevi ad osservare i 4 guardiani dei punti
cardinali chiamati LOKAPALA

 

Fungono sia da guardia del corpo di Buddha, sia da osservatori del mondo

Hanno il compito di impedire  ai demoni di penetrare nel mondo

 

Conosciamoli in dettaglio:

**Nord - Vaisravana (nome buddhista) - Kubera (induismo)


 

Di colore giallo, tiene con la mano destra l’asta dello stendardo (che annuncia
la vittoria della dottrina del Buddha – protettore della fede)
Nella mano sinistra ha una mangusta (che si ciba di serpenti, simbolo di
avidità e odio)



** Est - Dhatarāṣṭra (nome buddhista) - Indra (induismo)

Di colore bianco, colore dell'alba e della «chiara luce»
Re dei musici celesti che hanno il compito di suonare per gli dei, esso stesso
suona il liuto



** Sud - Virūḍhaka (nome buddhista) - Yama (induismo)

“il virgulto”
sovrano degli spiriti maligni, è blu, colore simbolo di lussuria e vitalità,
guardiano del sud e della frontiera fra l'immortalità e l'esistenza condizionata
dal passare del tempo, egli ha per simbolo la spada.
Il corno in testa (che gli fa da elmo) è una proboscide di un mostro abbattuto
dalle fattezze elefantine.
Viene rappresentato in atteggiamento dinamico,proiettato in avanti nell'atto
di avventarsi contro un nemico sguainando la spada.
è il generale capo dei kumbhanda, nani dal muso di bufalo. (traggono il
nome da una loro particolarissima caratteristica: grossi testicoli ,grandi
come pentole).



** Ovest -Virūpākṣa (nome buddhista) -Varuna (induismo)

Virupaksa (con gli occhi deformati) protegge l'Ovest ed è il custode delle
reliquie del Buddha.

 

Rivela il suo compito il piccolo chorten (stupa) incorniciato da una mandorla.
La mano sinistra tiene un serpente (naga) perchè è il signore delle
schiere dei Naga


 
 
 

Sguardi Oltre..racconti di viaggio dall' India del Nord

Post n°191 pubblicato il 30 Aprile 2011 da enry0270
 

a cura della consulta giovanile di Robilante

Venerdì 06/05/2011,

 sala mostre Comune di Robilante, ore 21

 "SGUARDI OLTRE...RACCONTI DI VIAGGIO DALL'INDIA DEL NORD"

presentazione di Enrico Guala

un viaggio di scoperta negli stati indiani del Nord

dal Punjab all'Uttar Pradesh

dall' Himachal Pradesh al Ladakh

L'India.. una stato con una identità millenaria, una società complessa,

multiculturale e multistratificata.

 

 
 
 

Conclusa la Rassegna della Montagna a Borgo S. Dalmazzo (CN)

Post n°190 pubblicato il 18 Aprile 2011 da enry0270
 

Dal 14 al 17 aprile 2011 a Borgo San Dalmazzo ho potuto esporre
le mie foto sul Ladakh..sono stati 4 giorni molto belli, con tanto pubblico
durante tutti 4 i giorni della kermesse; l'esposizione, assieme a
Simone Pellegrino, ha avuto un buon successo;moltissima gente mi ha
chiesto notizie su questo "piccolo Tibet", molti affascinati dagli splendidi
panorami, molti invece dalla cultura buddhista di quei luoghi.

Ringrazio il Comune di Borgo San Dalmazzo,l'Ente Fiera e
l'Ufficio Turistico che mi hanno dato questa opportunità
di far conoscere una regione che amo particolarmente!

Nei prossimi giorni vi saranno notizie per quanto riguarda
l'ultima serata con videoproiezioni di quest'anno...

Grazie a tutti!

 
 
 

Mostra fotografica sul Ladakh

Post n°189 pubblicato il 27 Marzo 2011 da enry0270

Durante la Rassegna della Montagna di Borgo San Dalmazzo (CN) che ci sarà dal 14 al 17 aprile 2011, sarà allestita anche una mostra fotografica sul Ladakh, autori Enrico Guala & Pellegrino Simone.

 
 
 

Happy LOSAR!! 5 marzo 2011

Post n°186 pubblicato il 05 Marzo 2011 da enry0270
 

Il LOSAR è la parola tibetana per indicare il Capodanno: Lo indica l'"anno",
mentre sar indica il "nuovo".
Il Losar è la festività più importante per i Tibetani

Esso viene celebrato per 15 giorni, ma i festeggiamenti più importanti si
tengono per i primi tre giorni. Il primo giorno, si estrae una bevanda
chiamata changkol dal chhaang, un tipo di birra tibetana.
Il secondo giorno è conosciuto come "Losar del Re" (gyalpo losar).

Tradizionalmente, il Losar è preceduto da cinque giorni di esercitazione con
il Vajrakilaya, un coltello rituale

Il Losar celebra i 15 giorni nei quali il Buddha mostrò ogni giorno
un miracolo diverso al fine di accrescere l'accumulo di meriti ed accrescere
la devozione dei discepoli. 

Nel 13mo secolo il sakya tibetano Chögyal Pagpa introdusse il
Buddhismo in Mongolia, diventando anche il maestro del re Kubilai Kahn,
nipote di Gengis Khan.Insieme al Buddhismo, la Mongolia adottò il
sistema del calendario tibetano.
In segno di amicizia fra i due popoli, il primo mese dell'anno tibetano
venne chiamato "mese mongolo", ed i tibetani iniziarono a celebrare,
il primo giorno dell'anno, la vittoria di Gengis Khan sui cinesi.
L'anno tibetano ha 360 giorni, suddivisi in 12 mesi di 30 giorni ciascuno.
La luna nuova segna sempre l'inizio di un mese, mentre la luna piena
segna sempre il 15mo giorno del mese. Per bilanciare i 354 giorni del
ciclo lumare con i 360 giorni del calendario, è previsto un sistema
complesso di giorni mancanti (tsi chad-pa) e di giorni ripetuti
(tsi lhag-pa).

fonti: http://www.comunitatibetana.org/
e wiki

 

 

 
 
 

Giuseppe Tucci in Ladakh...

Post n°185 pubblicato il 26 Febbraio 2011 da enry0270
 

Il grande orientalista italiano Giuseppe Tucci, condusse diverse spedizioni archeologiche in Tibet, India, Afghanistan ed Iran.

Una spedizione del 1931 lo vede protagonista negli stati dell'himachal pradesh e ladakh alla ricerca di tsha tsha.
Partì in luglio da Shimla, la capitale dell’Himachal Pradesh, e andò in Ladakh per la valle di Rupshu, secca e desertica e ancora poco conosciuta.

Attraversò la valle di Lahul, e la valle di Manali, sulle montagne dell’Himachal Pradesh,
La spedizione percorse poi la valle della Spiti, nella parte più settentrionale dell’Himachal Pradesh.
Raccolse e successivamente catalogò numerosi tsha tsha fino alla città di Kaja;ma cosa sono i tsha tsha?

Gli tsha tsha sono delle tavolette votive, delle specie di figure coniche o delle formelle di argilla impastata con acqua e talvolta con le ceneri di lama o personaggi santificati, appiattite.

Gli tsha tsha sono contenuti in una serie di vani che si aprono nelle finestrelle dei chorten (stupa tibetani)

Sono veri e propri ex voto o sono distribuiti ai pellegrini in ricordo della visita fatta a luoghi connessi con qualche tradizione buddhista, sia in India sia in Tibet, e sono quindi importantissimi per i tipi iconografici delle rappresentazioni incise: dei e divinità varie, principali o locali; esseri semidivini, nati dall’unione fra divinità e umani ; e umani assurti per le loro qualità a esseri tutelari e divinizzati. Tucci descrisse i vari tipi di tsha tsha raccolti sia nel Ladakh sia a Spiti, a Kunuvar e a Guge.

a questo link alcune  di queste opere portate in italia da Tucci...clicca qui
per info su Tucci clicca qui
vi segnalo anche il blog della Prof.ssa E.Garzilli ricco di notizie su Tucci ( e da dove ho preso queste notizie)..clicca qui

 
 
 

Il LADAKH..dove la terra incontra il cielo

Post n°184 pubblicato il 12 Febbraio 2011 da enry0270

 

 
 
 

I riti...la PUJA

Post n°182 pubblicato il 01 Gennaio 2011 da enry0270
 

Presso la religione induista, Puja (dal sanscrito reverenza) è un
 termine che genericamente indica un atto di adorazione verso una
particolare forma della Divinità, che può esprimersi in un'offerta,
un culto, una cerimonia o un rito. Esistono molti tipi di Puja.
Le sacre scritture (tra cui i Veda e le Upanishad) contengono istruzioni
molto precise, rigide e dettagliate su come compiere rituali di adorazione
rivolti ad ognuno dei deva che compongono l'articolato pantheon induista.

Tradizionalmente, essa si esegue di fronte ad una Murti,
ovvero una rappresentazione fisica (ad es. una statua o un'immagine)
dell'aspetto di Dio che si intende adorare. La celebrazione di una puja
può essere accompagnata dal canto di mantra o inni sacri, e spesso
prevede anche l'offerta di veri e propri sacrifici (quali ad esempio frutta,
latte, riso, fiori, ecc.) che nel caso di alimenti vengono poi consumati
dall'offerente, in quanto dopo il rituale essi divengono prasad, ovvero
cibo benedetto e purificato.

Anche nel Buddhismo questa pratica dell’offerta è molto diffusa ed
è un’occasione individuale per praticare la generosità, sia rivolta ai
simboli dei buddha (statue, reliquiari, ecc), sia alla comunità dei monaci
e delle monache, agli esseri umani in genere, agli animali o agli
esseri invisibili.

La pratica dell’offerta è particolarmente curata dai praticanti buddhisti
in giorni speciali del calendario e, nel corso dei secoli, la puja è diventata
anche un rito di offerta collettivo nei templi e nei monasteri, a scadenza
regolare e rivolto a specifiche rappresentazioni di buddha e bodhisattva.

 
 
 

L'albero del BODHI

Post n°179 pubblicato il 18 Novembre 2010 da enry0270
 
Foto di enry0270

 

L'albero del Bodhi si riferisce all'albero sotto cui il Buddha raggiunse l'illuminazione.

 L'albero del Bodhi era un grande e molto antico fico sacro (Ficus religiosa), collocato all'interno dell'area in cui oggi sorge il Tempio di Mahabodhi, a Bodh Gaya (circa 100 km da Patna nello stato indiano di Bihar

Il culto dell’albero era gia’ parte della cultura Indiana precedente, cosi’ lo sviluppo del Bodhi, come simbolo devozionale, e’ stato uno sviluppo naturale.
Dopo aver girato la campagna per circa sei anni, il Buddha finalmente si fermo’ a riposare in un bosco vicino al fiume Naranjara, non lontano dalla moderna Bodhgaya. Seduto sotto un albero del Bodhi, praticando la meditazione, e’ riuscito a concretizzare la sua vera natura. I sette giorni seguenti li passo’ sotto l'albero sperimentando la gioia della liberta’ e contemplando l’estensione della sua nuova comprensione.

La storia prosegue poi mettendo in relazione altri quattro periodi di sette giorni, ognuno passato sotto un albero diverso - il Banyan, il Mucalinda e l'albero Rajayatana, quindi ancora una volta il Banyan. Ognuna di queste situazioni ha la sua ben nota vicenda che lo spazio qui non consente di riportare. L'albero dell’illuminazione e’ chiamato, in latino, Ficus religiosa o albero sacro. I Buddhisti generalmente lo chiamano Bodhi, o albero Bo. Bodhi e’ la parola in lingua Pali e in Sanscrito per illuminazione. A Bodhgaya vi e’ ancora oggi un albero che discende da quello originale e alberi Bodhi si trovano comunemente in tutti i centri Buddhisti ovunque nel mondo. "

 
 
 

LHO MON ovvero BHUTAN

Post n°177 pubblicato il 16 Ottobre 2010 da enry0270

In questo post voglio darvi alcune notizie su uno stato confinante con l'India..il Bhutan;per visitarlo ci vogliono dei permessi speciali,bisogna farsi accompagnare da un'agenzia del posto e pagare parecchi dollari al giorno quale tassa di soggiorno..a parte questo il Bhutan è senz'altro un paese molto interessante ed affascinante..

Storicamente era chiamato Lho Mon ora è il Bhutan anche se l'origine di questo termine non è noto.

Forse Bhutan deriva dal sanscrito Bhota-ant (la fine del Bhot – dove Bhot è uno dei vari nomi del Tibet, e difatti il Bhutan rappresenta una delle porzioni meridionali della catena montuosa) o dal sanscrito Bhu-uttan (~ alte terre).La gente chiama sé stessa Drukpa e chiama la propria patria Druk Yul, che significa "terra del drago" oppure Druk Tsendhen, "terra del drago del tuono", dal momento che la tradizione vuole che il tuono sia il ruggito dei draghi cinesi, la creatura che decora la bandiera nazionale. 

Il Bhutan è uno stato senza sbocco al mare situato alle pendici meridionali della parte orientale della catena dell'Himalaya, il regno è racchiuso fra due importanti civiltà asiatiche, il Tibet a nord e gli Stati indiani dell'Assam, di Arunachal Pradesh, del Sikkim e del Bengala Occidentale ad est, ovest e sud.

Ci sono tre gruppi etnici principali. Il gruppo Sharchop vive soprattutto nella parte orientale e il gruppo Ngalop del Bhutan occidentale è composto da discendenti delle popolazioni tibetane che immigrarono nel V secolo. Le popolazioni di origine nepalese, chiamate Lotshampa, si stabilirono nella parte meridionale verso la fine del XIX secolo.Le divisioni etniche stanno progressivamente scomparendo a causa dell'aumento dei matrimoni interetnici e delle migrazioni.

Religione

La scuola Drukpa (uno dei gruppi in seno alla scuola Kagyu del Buddhismo tibetano e facente parte del Buddhismo Mahayana) è la religione di stato.

Il Bhutan è l'unico paese a professare come religione ufficiale la forma del buddhismo detta Mahayana. Il buddhismo ha giocato un ruolo fondamentale nella storia e nello sviluppo delle strutture sociali; tuttora riveste un importante ruolo sia per il grande peso del clero all'interno della società (fino a pochi decenni fa monopolista di fatto della cultura, in quanto unicamente nei monasteri era possibile ricevere l'istruzione) sia per l'importanza assegnata ai valori religiosi anche nell'azione politica.

Architettura

  Gli dzong, edifici simili ai castelli, con le mura digradanti, con le linee classiche, gli ampi cortili e le meravigliose sale sono fra gli esempi più belli dell'architettura bhutanese. Gli dzong ospitano grandi monasteri e sono collocati in posizioni dominanti in cima alle colline o alla confluenza di fiumi. Essi sono anche il centro amministrativo dei distretti di appartenenza. Gli edifici più comuni sono i “chorten” o “stupa”, piccoli templi costruiti per ospitare reliquie sacre.

(da wiki)

 
 
 

Presentazione viaggio "Spirit of Ladakh"

Post n°176 pubblicato il 11 Settembre 2010 da enry0270
 

Julley!

Con questo video vi voglio presentare l'ultimo viaggio fatto in Ladakh tra maggio e giugno 2010 (prima dei tragici avvenimenti).

Un bellissimo viaggio fatto con mio fratello e altri 3 amici che ci ha portato sulle alte vette himalayane,in un posto stupendo a stretto contatto con una popolazione straordinaria.

Per questa primavera dovrebbe essere pronto tutto il materiale da proiettare in qualche circolo culturale/di viaggi..vi farò sapere;se intanto siete interessati a qualche proiezione..contattatemi!

Una "chicca": l'amico Simone Garro compositore e musicista, mi ha composto la colonna sonora..un grazie di cuore!

Ultima cosa..se vi piacciono alcune foto contattatemi..vi manderò i "provini".

Ora vi lascio al video di presentazione di "Spirit Of Ladakh"..un caro saluto!

 

 
 
 

Alcuni termini Buddhisti...breve dizionario

Post n°175 pubblicato il 06 Settembre 2010 da enry0270
 

Alcuni termini più importanti con relativa breve spiegazione:

BUDDHA: La parola Buddha in tibetano è tradotta in Sangye dove Sang significa "perfettamente purificato" e Gye "completa manifestazione" di tutte le qualità e saggezza

BODHISATTAVA: praticante del buddhismo che ha raggiunto l'illuminazione. (per una descrizione più completa: clicca qui)

CAMPANE TIBETANE: Le campane tibetane sono delle ciotole ottenute dalla fusione di sette metalli, ognuno dei quali corrisponde simbolicamente ad un pianeta: Oro-Sole, Argento-Luna, Mercurio-Mercurio, Rame-Venere, Ferro-Marte, Stagno-Giove,

Piombo-Saturno.
Il suono della campana varia a seconda della proporzione dei componenti della lega, della forma e dello spessore del metallo di cui sono fatte e si ritiene che la vibrazione sia utile a favorire la concentrazione durante la meditazione ed a rasserenare l'animo.

 

 

 

CEMBALI: I cembali sono due piccoli piatti costituiti da una particolare lega di metalli scelti per la qualità del suono che permette di ottenere un suono puro, penetrante e lungo, quando vengono percossi l'uno contro l'altro. Il suono ha un profondo effetto psicologico durante la meditazione perché aiuta chi la pratica a distaccarsi dalla mente.

DHARMA: l'insieme degli insegnamenti del Buddha

GANTHA: Gantha è la campana, ovvero lo strumento musicale più usato nei monasteri, perché si ritiene che il suo suono allontani gli spiriti malvagi.
I monaci la tengono nella mano sinistra mentre nella destra tengono il Vajra. La campana è collegata al Vajra poiché quest'ultimo rappresenta la compassione del Buddha, il principio maschile, mentre la campana rappresenta la saggezza: il principio femminile.
Il Buddismo ritiene che sia necessario che questi due principi siano ben equilibrati per realizzare una vera crescita spirituale. La campana rappresenta anche la parte fisica del Buddha, mentre il Vajra ne rappresenta la mente

GESHE: titolo attribuito a chi ha completato l'educazione monastica

GUMPA: Sala di meditazione all'interno del quale i Monaci eseguono riti,cerimonie e mandala.

JAPAMALA: Il japamala è una sorta di rosario utile per la ripetizione del nome di una Divinità o di un mantra sia verbale che mentale. Japa le significa "mormorare", mala vuol dire "ghirlanda", "collana". Un mala ha 108 grani ma ciò non rappresenta il numero 108, bensì la 1 rappresenta la realtà, 0 al centro rappresenta la divinità e 8 rappresenta la natura creativa. Quando la natura e la realtà si uniscono avviene la creazione, la percezione e la cognizione. Addizionando insieme uno e otto si ha 9, numero che moltiplicato per qualsiasi altro numero, darà sempre un numero le cui cifre sommate formeranno sempre nove. Nello stesso modo l'Universo è costante, invariabile e perfetto.

LAMA: insegnate. Il lama è la guida per accedere agli insegnamenti più profondi.

MANI: Il mani o Ruota della Preghiera, è costituito da un cilindro in rame, ottone o altri metalli, a volte placcato d'argento sorretto da un manico di legno o di bambù All'interno del cilindro è inserita una lunga striscia di carta arrotolata su se stessa, recante una frase un mantra ripetuto più e più volte.
Roteando il mulinello da preghiera, i benefici effetti del mantra, contenuto all'interno del mulinello si espandono, come cerchi nell'acqua, nello spazio, pervadendo tutti gli esseri viventi, in ogni direzione.

MUDRA: gestualità simbolica delle mani durante la preghiera

PHURBA: Phurba, in sanscrito, significa piolo o paletto. Il phurba è un pugnale a tre lame, spesso sormontato da un Vajra, usato in particolari rituali sacri. Il suo simbolismo è molto potente ed è considerato come una sorta di "pugnale magico" usato per "sconfiggere", anche i più terribili demoni. Il Phurba è anche il simbolo di un mezzo diretto per spezzare i legami e gli impedimenti che si incontrano nel cammino verso la liberazione interiore.

PUJA: rituale di preghiera durante la quale vengo fatte delle offerte alla divinità.

VAJRA: Vajra in sanscrito significa sia folgore che diamante e simboleggia l'essenza e la purezza degli insegnamenti religiosi. Quasi uno scettro, il Vajra è spesso disegnato nelle mani del Buddha ed è uno strumento liturgico, usato assieme ad una campanella in metallo durante i rituali di purificazione.

 
 
 

gli Stupa..o Chorten in Tibetano

Post n°174 pubblicato il 08 Agosto 2010 da enry0270

Viaggiando nei paesi del subcontinente indiano vi capiterà di ammirare moltissimi Stupa o Chorten in Tibetano.

Nelle regioni dell’India del Nord e del Tibet questi "grossi birilli" in muratura,
alti da due ad una quindicina di metri,sono caratteristici come il torii lo
è per il Giappone o il grande crocifisso lo è per molte vallate alpine

Tutte e tre,così piccole (un nulla di fronte alla grandiosità della natura)
bastano a dare atmosfera e linea,a benedire un intero paesaggio.

Nelle regioni Tibetane un chorten dà vita a tutto un fianco di monte,
ad un recesso fra le rocce.

Alcune volte nei chorten si possono celare le ossa o le ceneri di un lama
venerato,ma più comune è che vi siano immagini sacre o scritture.

Per un tibetano che,viaggiando,passa vicino ad una di queste
costruzioni essa simboleggia la religione stessa;gli porta a mente
un altro grandioso dramma cosmico,così diverso da quello cristiano:
il dramma delle miriadi di esseri che.attraverso il ciclo delle nascite,
tendono alla illuminazione.

La parola chorten in Tibetano significa “ricettacolo delle offerte”,
traduzione dal sanscrito dhatugarbha (che si corruppe poi in dagaba,
da cui deriva la nostra “pagoda”).

L’origine va quindi ricercata in India (come quasi ogni motivo spirituale
della cultura tibetana);in India si usava seppellire il corpo dei buddisti
particolarmente venerati o qualche loro reliquia importante,in mausolei
di muratura detti stupa.

Nelle regioni tibetane lo stupa si è molto allungato ed ha preso la sua
forma caratteristica..Del resto è anche mutato lo scopo ed il senso;
non più come tomba ma come cenotafio.

Non bisogna però dimenticare che un chorten rappresenta in piccolo
la cosmologia lamaista;ciascuna parte raffigura uno degli elementi
di cui tutto è composto ed in cui alla morte si risolvono i corpi.

Il basamento rappresenta la terra,lo staio l’acqua poi il fuoco e la
parte più alta l’aria.

Sulla cima vi sono  due oggetti che sembrano una falce di luna ed un
sole,ma in realtà la falce rappresenta l’aria (la volta inversa del cielo),
ed il sole è una fiamma che sta a simbolo dello spazio,dell’etere,
l’ultimo e più sottile elemento.

Nomi locali per lo stupa sono:
Chaitya - Nepal
Candi - Indonesia
Chedi - Thailandia
Chorten - Tibet e Bhutan
Dagoba/Chaitiya - Sri Lanka
Chedey - Cambogia
Tap - Korea
That - Laos
Ta - Cina (letteralmente "torre")
Tô - Giappone (torii)

 
 
 

Tragedia in Ladakh..

Post n°172 pubblicato il 06 Agosto 2010 da enry0270

Con enorme tristezza vi scrivo questo post..

In queste ore stanno arrivando tragiche notizie dal Ladakh e da Leh in particolare..vi riporto una agenzia ANSA

- NEW DELHI, 6 AGO - Almeno 60 persone sono morte e altre 300 sono rimaste ferite per le inondazioni a Leh, nella regione indiana del Ladakh. La zona, conosciuta come il ''piccolo Tibet'', e' situata nello stato settentrionale indiano di Jammu e Kashmir. Tra le vittime non si segnalano turisti stranieri che di solito in questa stagione estiva affollano la localita' himalayana famosa per i monasteri buddisti e per il trekking. Secondo una televisione indiana, sono circa 10 mila i senzatetto.

 L'ambasciata d'Italia a New Delhi ha detto che ''diversi connazionali sono bloccati da alcuni giorni sulla strada Manali-Leh colpita da frane in diversi punti''.

.....non ho parole..

 

 
 
 

Libro fotografico "Spirit of Ladakh"

Post n°171 pubblicato il 01 Agosto 2010 da enry0270
 

Finalmente dopo un lungo lavoro di "scrematura" ed elaborazione delle foto sono riuscito a completare il libro.

Il libro è composto da 60 pagine, circa 75 foto e con pensieri e aforismi dei maestri dell'India
(da Gandhi a Prajnapada, dal Dalai Lama a Tagore)..contiene anche il discorso completo  del XIV Dalai Lama durantela cerimonia di consegna del premio Nobel per la pace il 10 dicembre 1989

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Spirit of Ladakh

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Holi festival!!

Post n°170 pubblicato il 13 Luglio 2010 da enry0270
 

Se vi capita di passare per l'India del Nord nel periodo di luna piena tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo, preparatevi a incontrare ovunque persone in festa. Quella di Holi è una ricorrenza che segna la fine dell'inverno e l'avvicinarsi della primavera. I fiori iniziano a sbocciare, il sole splende nel cielo e sembra che ogni altra cosa passi in secondo piano.

Più di ogni altra festività, Holi è il trionfo dell'India gioiosa ed esuberante. Lasciatevi trascinare dai costumi colorati, dai sari in seta, dai colori sgargianti, dagli incensi, dai suoni e dalle bandiere, dai templi e dai luoghi sacri di questo straordinario paese.

Molte tradizioni e usanze sono legate alla festa di Holi - quella che vivrete e sentirete raccontare dipenderà dal luogo in cui vi troverete. Nelle regioni meridionali, soprattutto in Kerala, la tradizione vuole che il dio dell'amore, il giovane Kamdev (l'equivalente hindu di Cupido), in uno dei suoi pericolosi giochi infantili, un bel giorno abbia spedito una freccia al terzo occhio del suo signore, il dio Shiva.

Per questa bravata, il povero Kamdev non fu solo castigato. In un incontenibile eccesso di zelo punitivo, Shiva lo fece ardere vivo. La sua compagna implorò a lungo che l'amato Kamdev le fosse restituito, ma i suoi desideri furono esauditi solo in parte. Shiva acconsentì al ritorno di Kamdev dall'aldilà, ma non permise che gli fosse restituita la forma umana. Di qui, l'uso di cantare litanie e lamentazioni durante la festa di Holi.

Una storia ancora più fosca e tetra racconta di donne vampiro dedite a uccidere i bambini succhiando loro il sangue e desiderose di eliminare il dio Krishna nello stesso modo. I fuochi accesi alla vigilia di Holi rappresentano la punizione inflitta a una delle vampiresse, Putana, che fu bruciata viva. Ma segnano anche il trionfo della vita, l'avvicinarsi della primavera e la vittoria sul freddo inverno.

Un altro mito interessante è quello di Hiranyakashyap e Prahlad, una specie di versione hindu di Guerre Stellari, una lotta tra il bene e il male, segnata dal trionfo della fede sui limiti della fisica. In questa versione Holika, sorella di Hiranyakashyap, è inviata a uccidere il nipote Prahlad, che ha rifiutato le lusinghe delle tenebre, continuando ad adorare il dio Vishnu e rifiutando di ubbidire a suo padre Hiranyakashyap. Per punirlo, Holika conduce Prahlad in una fornace ardente, ma è vittima della sua stessa trappola, perché viene incenerita dal fuoco. La brutta fine di Holika è ricordata dai falò accesi alla vigilia della festa di Holi.

Questi miti e leggende hanno il sapore della tragedia, ma quella di Holi è una ricorrenza segnata dalla gioia e dell'esuberanza. L'avvicinarsi della primavera infonde a tutti nuova energia e il consumo di bhang e thandai a base di marijuana ha la sua parte nell'euforia generale. Le persone in festa si riversano nelle strade con buone scorte di gulal (un colorante) e gavettoni e, dalla mattina presto, non hanno pietà per nessuno. La guerra del colore infuria per tutta la mattina, ma a mezzogiorno, puntualmente, scatta il cessate il fuoco. Le strade ritornano stranamente tranquille, mentre le persone si lavano nei fiumi o nelle tinozze. Nel pomeriggio i guerrieri si ristorano mangiando dolcetti e celebrando le glorie della battaglia.

Un tempo i colori erano estratti da un fiore che sboccia solo nel periodo della festa, ma oggi è più probabile che le munizioni siano acquistate al mercato locale. Le montagne di profumato gulal - il giallo dello zenzero, l'arancione dello zafferano, il blu dell'indaco, fino al turchese più intenso, con tutte le sfumature possibili - vi faranno venire una voglia matta di partecipare.

I viaggiatori e i turisti sono avvisati: nessuno è immune dall'assalto dei gavettoni e del gulal. Non limitatevi a indossare una vecchia maglietta tirata fuori dallo zaino o qualcosa che potrete tingere con facilità dopo essere stati colpiti. Procuratevi una buona scorta di gulal e rispondete colpo su colpo.

(fonte www.lonelyplanetitalia.it)

 

 
 
 
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