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10 consigli indispensabili per scegliere un buon medico

Post n°3810 pubblicato il 19 Agosto 2017 da stella112
 

 

Scritto da: Valerio Pignatta | Medicina Non Convenzionale

 

10 consigli indispensabili per scegliere un buon medico

 

Poter disporre di un buon medico o terapeuta nei momenti di bisogno, di fronte a disturbi comuni o ancor più in casi più seri, è davvero molto importante. Purtroppo non è sempre facile inquadrare bene il proprio medico o capire sino a che punto ci può essere di utilità. [...] Ecco allora che pare utile fornire qualche dritta rispetto a come e su che basi si potrebbe operare la scelta del proprio medico o del terapeuta specialistico cui si intende far ricorso per farsi assistere nella gestione della propria salute. [...]

  • Punto n. 1 - Le qualità morali ed etiche 

Innanzitutto, forse la prima cosa che bisognerebbe appurare è se il medico/terapeuta in questione ha delle qualità morali ed etiche, ovvero, insomma, se e quanto è umano. Questo non perché i medici siano una categoria più esposta di altre a insensibilità, ma perché questa è spesso una caratteristica comune dell'essere umano odierno. [...]

  • Punto n. 2 - La diagnostica

Ancora oggi è possibile trovare medici che non sono propensi a farvi correre avanti e indietro dai laboratori, ma a spendere qualche minuto in più per chiacchierare con voi o visitarvi ascoltando le vostre spiegazioni. Se il vostro medico vi prescrive un numero incommensurabile di esami clinici a ogni minimo sintomo e senza nemmeno guardarvi in faccia, pensateci. Il risultato potrebbe essere non proprio provvidenziale per il vostro organismo.

  • Punto n. 3 - La prescrizione dei farmaci

La stessa cosa si può dire dei medicinali. Se la tendenza del terapeuta che vi ha in cura è quella di caricarvi di ogni tipo di farmaco a ogni piè sospinto, mettetelo in stand by e guardatevi attorno. Come ormai si sa da parecchio tempo, i farmaci hanno molti effetti collaterali e un loro abuso o uso improprio non può certo fare bene. [...]

  • Punto n. 4 - Le prescrizioni ripetute nel tempo

Quando ogni volta che tornate dal medico con lo stesso disturbo egli vi propina la stessa inefficace minestra iniziate a ragionare. In questo caso la capacità del medico stesso di arguire o proseguire per strade diverse è palesemente inesistente. Inutile perdere tempo, è molto meglio provare altre menti più immaginative e altri percorsi terapeutici.

  • Punto n. 5 - Il grado di aggiornamento

Questo aspetto si lega direttamente al punto precedente. Molti medici continuano a studiare per passione e voglia di essere utili per molti anni ancora dopo la laurea. Ma molti del resto si impigriscono e demotivano nella routine della prescrizione burocratica e abbandonano ogni velleità di eroismo terapeutico. Se dovete scegliere, molto meglio optare per chi ancora è in moto. [...]

  • Punto n. 6 - Il grado di disponibilità a seguire il paziente sino alla completa guarigione

[...] La disponibilità del terapeuta a farsi carico anche dei propri fallimenti o dei problemi che possono manifestarsi nel corso dei trattamenti dei propri pazienti sarebbe del pari una buona qualità cui affidarsi. L'umiltà presuppone un basso ego e da quello del medico il paziente non può che trarre giovamento dato che in una situazione di questo tipo può esprimere anch'egli al meglio il proprio punto di vista e partecipare alla pari con responsabilità nel delineamento delle terapie adatte.

  • Punto n. 7 - Disponibilità rispetto ad altri paradigmi

[...] Se il vostro medico dimostra curiosità, interesse o perlomeno tolleranza rispetto all'utilizzo di altre medicine che non siano quelle convenzionali, oppure se egli è disponibile all'uso integrato delle stesse con quelle allopatiche è una gran bella cosa. La cosa migliore sarebbe l'inverso, ossia trovare un medico praticante di medicine alternative ma che non sia chiuso su quelle convenzionali e lavorare così sbilanciati in quel senso, senza mai integralismo nell'una o nell'altra direzione ma semplicemente seguendo ciò che serve caso per caso. [...]

  • Punto n. 8 - Assenza o presenza di consigli alimentari 

[...] Se state per scegliere un nuovo medico o state semplicemente valutando quello che avete, domandatevi se egli è in grado di fornirvi consigli di tipo dietetico oppure no. Questo fa davvero una grande differenza.

  • Punto n. 9 - Attenzione e conoscenza rispetto ai meccanismi della psiche

Il ruolo della psiche (emotività, stress mentali ecc.) nella salute psicofisica è cospicuo e riconosciuto ma purtroppo poco considerato o banalizzato ("lei è molto nervoso/a") quando si entra in uno studio medico. Se il medico cui vi appoggiate per le consulenze è invece un buon conoscitore delle dinamiche psicosomatiche o addirittura psicobiologiche e spirituali allora viaggiate sul sicuro. [...]

  • Punto n. 10 - La raccolta delle informazioni

Capire e sapere chi vi sta di fronte e si propone come vostro faro illuminante per la salute è un lavoro impegnativo. Tuttavia credo che ne valga la pena. Oggigiorno le informazioni possono essere raccolte in vario modo, sia direttamente tra i pazienti del terapeuta in questione, sia tra i suoi colleghi oppure anche su fonti indirette come Internet, le pagine Facebook che lo riguardano, la sala d'attesa degli studi in cui lavora, i giornali, i forum su web o il suo sito Internet personale. [...]


Tratto dal libro L'ABC della salute naturale
Un piccolo grande tascabile che raccoglie preziose informazioni e consigli su:
  • importanza della respirazione
  • vitamina D e vita a contatto con la natura
  • alimentazione e salute
  • esercizio fisico
  • relazioni
  • sonno
  • stile di vita
  • terapie alternative

 

FONTE

 
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Cosa sono i cristalli temporali? Un viaggio nella fisica dei computer quantistici

Post n°3809 pubblicato il 19 Agosto 2017 da stella112
 

 

Scritto da: Isabella Rigillo | Scienza e Fisica Quantistica

Cosa sono i cristalli temporali? Un viaggio nella fisica dei computer quantistici

 

Le nostre certezze sulle conoscenze scientifiche vengono messe continuamente in discussione e negli ultimi anni con la fisica quantistica non sappiamo più nemmeno dove stanno davvero le particelle. Esse sfuggono all'osservazione oggettiva: se conosci la velocità non puoi sapere la posizione o il contrario, (secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg).
A confonderci ulteriormente si sono aggiunti i cristalli temporali perché non sappiamo dove collocarli.
I cristalli che conosciamo rappresentano lo stato solido della materia, come ad esempio i diamanti: hanno gli atomi in una condizione di stabilità e conservano le tipiche figure geometriche ripetitive nelle tre dimensioni spaziali.
I cristalli temporali hanno una configurazione che si ripete nel tempo, come accade per tutti, la differenza sta nel fatto che sono incapaci di stabilizzarsi e di trovare un equilibrio se non nel tempo. Ovvero dopo un certo numero di oscillazioni potrebbero ritrovarsi nello stesso punto. Entra in campo la quarta dimensione: il tempo.

Cristalli temporali e computer quantistici

Nascono da un'idea di un premio Nobel, Franck Wilczek, che nel 2012 creò scompiglio nel mondo accademico. Gruppi di ricercatori di Università differenti li hanno realizzati, da una catena di atomi ne hanno fatto un cristallo temporale.
Come un anello che ruota di continuo e periodicamente torna nella stessa posizione. Interessante notare che si tratta di un tipo di materia mutevole che ricava stabilità dalle interazioni casuali.
La loro periodicità è studiata per far funzionare i computer quantistici perché la costante rotazione potrebbe rappresentare lo zero e l'uno che sono la base del funzionamento dei computer che utilizziamo, ma soprattutto ci potrebbero permettere di immagazzinare una quantità infinita di informazioni. Inoltre questo schema ripetitivo potrebbe funzionare in eterno visto il loro stato energetico così basso. Quindi super computer che funzionano con pochissima energia e con una durata impensabile per noi

Il tempo nel mito

Lo scorrere del tempo non è universale e varia per osservatori che sono in diverso stato di moto l'uno rispetto all'altro. All'infuori del nostro Pianeta non è esatto misurarlo con i nostri mezzi.
Per ora restiamo sulla Terra e andiamo al mito di Crono. Il Padre degli Dei Greci che mangiava i suoi figli a causa di una predizione: uno di loro avrebbe preso il suo posto e allora per salvarsi li eliminava. La moglie  Rea ne nascose uno dandogli da mangiare una pietra. Giove fu cresciuto dalle ninfe protetto in una caverna, da adulto dopo avergli fatto vomitare i fratelli prese il posto del padre. Prima però ci fu una guerra tremenda tra Crono e Giove, cielo e terra rimbombavano dal fragore, ci fu un gran conflitto di forze della natura, alla fine vinse Iuppiter. Ottenuta la signoria dell'Universo Giove la divise con i suoi fratelli assegnando ad ognuno una parte. Dei delle Acque e dell'Oceano, Dei della Terra e dell'Inferno, Dei del Cielo. Crono arresta il divenire del tempo fagocitando i suoi discendenti mentre Giove se ne riappropria e dà vita al Tempo e alla storia degli Uomini. Si passa da Cronos che distrugge tutto ed è sempre uguale, a Zeus con il quale lo scorrere del tempo cambia e così gli eventi legati ad esso.
Dalle Cosmogonie ad oggi: il tempo viene intrappolato nei cristalli temporali. I quali a loro volta potranno essere usati in sensori molto precisi oltre che nei computer quantistici. L'uomo, come Zeus, comincia ad usare il tempo per rendersi autonomo e superarlo.

fonte

NOTA  PERSONALE... COME CI RACCONTA IL MITICO CORRADO MALANGA, IL MITO CI RACCONTA LA STORIA, QUELLA VERA

 

 
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L'impronta dell'entropia nella fisiologia umana - seconda parte

Post n°3808 pubblicato il 01 Agosto 2017 da stella112
 

 

Scritto da: Fausto Bersani Greggio | Scienza e Fisica Quantistica

 

 

L'impronta dell'entropia nella fisiologia umana - seconda parte

 

Oltre gli organi di senso

In sostanza ritengo che la legge di Weber - Fechner non sia altro che una forma mascherata della seconda legge della termodinamica. Se così fosse, dal momento che essa rappresenta una legge trasversale a tutto l'Universo fisico, dovrebbe potersi manifestare, per quanto ci riguarda, anche laddove il nostro apparato sensoriale, dotato di specifiche sensibilità (acustica, visiva, gustativa, olfattiva, tattile), non riesce ad essere allertato.

Ad esempio non siamo in grado di inseguire visivamente il movimento troppo veloce della luce, ma ciò non impedisce che la nostra vista ne riceva stimoli e fornisca delle risposte percettive. Allo stesso modo non siamo in grado di apprezzare il moto troppo lento della terra, ma ciò non toglie comunque che alcuni nostri bioritmi, ad esempio, si siano adattati al ritmo circadiano notte - giorno legato proprio alla rotazione terrestre, basti pensare alla produzione di melatonina o di cortisolo.

Pertanto ritengo che uno stimolo non sia solamente energia in grado di suscitare una risposta rapida a livello dei recettori legati agli organi di senso, quanto piuttosto ad ogni tipo di bioricettore.

Potrebbero essere coinvolti complessi meccanismi, non solo quelli preposti alla raccolta e all'elaborazione di informazioni in tempi molto brevi. È noto che esistono effetti, anche patologici, a distanza di tempo senza un preavviso sensoriale. Una sollecitazione silente che tuttavia potrebbe comportare un aumentato rischio di evoluzioni patologiche a causa di una sorta di effetto di accumulazione nel tempo.

A questo punto ho provato ad applicare queste valutazioni ad una serie di studi epidemiologici volti a verificare l'ipotesi di incidenza di leucemia infantile per esposizioni a campi magnetici generati da linee elettriche in bassa frequenza (50 Hz). A questo proposito è utile segnalare che in virtù di alcuni di questi studi la IARC (International Agency for Research on Cancer, Lione, Francia) classificò, nel 2002, tali campi fra i possibili cancerogeni per l'uomo.

Nel corso della mia ricerca bibliografica [2], [3], [4], [5], che ha coinvolto 20 pubblicazioni apararse dal 1993 al 2010, è stato preso in considerazione, come parametro statistico, il cosiddetto Rapporto di disparità (Odds Ratio = OR) (3).

Il suo significato si può facilmente chiarire con un esempio: se in un'indagine risulta che il 12% dei fumatori e il 4% dei non fumatori si ammalano di broncopolmonite in un periodo di osservazione di dieci anni, il fattore ORsi ottiene confrontando il rapporto tra individui colpiti dall'evento e individui non colpiti, selezionati tra gli esposti, ed il corrispondente rapporto tra i non esposti. Nell'esempio precedente, tra i fumatori il rapporto è 12/(100-12), ossia 3/22, mentre tra i non fumatori risulta 4/(100-4), ossia 1/24; pertanto si ha che OR = 3/22 :1/24 = 72/22 = 3,27. Quando il fattore OR è pari a 1 l'esposizione non ha alcuna influenza sul rischio, siamo cioè in condizioni di soglia, quando risulta maggiore di 1 il rischio aumenta con l'esposizione, se invece è inferiore a 1 l'esposizione ha un ruolo protettivo. I dettagli dell'analisi statistica che ho condotto sono reperibili sul mio sito [6]. In questa sede mi limito a riportare solo il risultato principale: mediando la variabile di rischio OR ottenuta nei vari studi e mettendola in relazione con il campo magnetico, espresso in microTesla, a cui erano esposti a livello residenziale campioni della popolazione in età pediatrica, si ottiene nuovamente una curva logaritmica:

La soglia si colloca intorno a 0,2 microTesla (uT), esposizione che fornisce un OR = 1. Il coefficiente di correlazione R2, che compare nel riquadro giallo, ci indica il livello di adattamento della curva ai punti sperimentali. L'interpolazione è tanto più corretta quanto più R2 si avvicina ad 1. Nel nostro caso si ottiene un valore pari a 0,9985. Un'analisi statistica dettagliata dimostra che la probabilità che due variabili non correlate diano un R2 maggiore o uguale a quanto ho trovato (cioè forniscano un "falso positivo") è solo del 2,5%. Secondo gli standard statistici questa correlazione viene definita significativa


Una riflessione finale

In conclusione credo che questo tipo di approccio possa aprire un varco estremamente interessante nell'ambito della fisiologia umana. In sostanza ritengo si possa affermare che l'impronta dell'entropia sia riconoscibile a tutti i livelli: sia negli effetti immediati e acuti legati agli organi di senso, sia nelle dinamiche più complesse dei cosiddetti effetti cronici caratterizzati da lunghi periodi di latenza. Il filo conduttore comune è la natura statistica dell'entropia, un connotato fondamentale dei sistemi macroscopici per i quali Boltzmann dimostrò l'esistenza di una freccia temporale, una vera e propria rottura di simmetria nell'Universo fisico. È forse veramente il caso di dire che la seconda legge della termodinamica non perdona! 

Note

(3) L'epidemiologia consiste nell'osservazione delle frequenze e della distribuzione delle patologie nelle popolazioni umane ricercando eventuali rapporti di causalità con agenti esterni.  

 

fonte

 
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L'impronta dell'entropia nella fisiologia umana - prima parte

Post n°3806 pubblicato il 01 Agosto 2017 da stella112

 

Scritto da: Fausto Bersani Greggio | 

 

L'impronta dell'entropia nella fisiologia umana - prima parte

 

La seconda legge della termodinamica conferma la sua trasversalità in tutto l'Universo fisico. L'impronta dell'entropia è riconoscibile anche nell'ambito della fisiologia umana quando nell'organismo, o in sue parti, intervengono modificazioni a seguito di interazioni con l'ambiente esterno.


Il rapporto stimolo - risposta

Gli organi di senso rappresentano la base biologica della percezione. Nell'uomo completano la loro maturazione entro i primi 4-5 mesi di vita e la loro funzione è quella di registrare i cambiamenti che avvengono nell'ambiente e trasmetterli al cervello.

Per esempio il sistema visivo è sensibile alla luce emessa o riflessa da un oggetto (energia elettromagnetica) e i diversi sistemi sensoriali la traducono in impulsi nervosi.

Lo stesso dicasi per i suoni percepiti dal nostro apparato uditivo.

Ogni organo di senso comporta una trasduzione, ossia la modificazione di un tipo di energia presente nell'ambiente (ad esempio onde luminose o sonore) in segnali neuronali, ossia un altro tipo di energia.

Inoltre i sensi non rispondono solo alla stimolazione di una particolare forma di energia, ma devono anche fornire percezioni differenziate a fronte di eventuali variazioni del segnale esterno.

In sostanza ogni forma di energia può variare secondo due modalità: quantitativa e qualitativa.

Nella fase di registrazione i nostri organi di senso, come tutti gli strumenti di misura, sono però vincolati da alcuni limiti.

Il primo è legato al fatto che ogni sistema è sensibile solo ad un particolare tipo di energia.

Ciò comporta che molti altri stimoli possono essere presenti nell'ambiente ma noi non possiamo avvertirli, perché il nostro sistema sensoriale non è capace di rilevarli (1), almeno non in tempo reale. Di  questo problema me ne occuperò nell'ultima parte.

Un altro limite è rappresentato dall'intensità dello stimolo.

Questo vuol dire che qualsiasi stimolo fisico deve raggiungere un livello minimo per suscitare una sensazione. Tale livello, chiamato soglia assoluta, segna il confine fra gli stimoli che vengono recepiti dall'organismo (stimoli sovraliminari) e gli stimoli che, pur essendo presenti, non sono avvertiti dall'organismo (stimoli infraliminari) [1].

Un importante contributo in questo ambito venne dallo studio della fisiologia dell'occhio. Infatti si può dimostrare che l'occhio umano reagisce alla sensazione della luce in modo logaritmico. Per dare un idea, proviamo a immaginarci dentro una stanza completamente buia, e supponiamo di cominciare ad accendere una lampadina. La prima sensazione che proveremo sarà quella di essere quasi abbagliati da questa luce. Supponiamo adesso di accendere una seconda lampadina di uguale intensità. Adesso non percepiremo più questo secondo evento con una sensazione di abbaglio, ma semplicemente vedremo la stanza più luminosa. All'accensione di una terza lampadina la sensazione di abbaglio sarà sempre meno intensa e così via.

Altro esempio lo possiamo formulare pensando all'udito. Quando siamo fermi ad un semaforo per aspettare il verde e ad un tratto sentiamo il suono di un clacson lo avvertiamo in maniera molto netta provocandoci una sensazione molto intensa. Se a questo primo si aggiunge un secondo clacson non percepiremo una sensazione di intensità doppia rispetto alla precedente.

Un altro caso di relazione esistente tra stimolo e percezione può essere realizzato con un esperimento consistente nell'incrementare, di una certa quantità, il peso di un oggetto sostenuto da una persona. La percezione di tale stimolo (l'incremento di peso) risulta essere tanto meno accentuata, quanto più pesante è l'oggetto: ad esempio aggiungere 1 kg ad un oggetto il cui peso è di 50 g risulta essere percepito in maniera più gravosa rispetto ad aggiungere 1 kg ad un oggetto il cui peso iniziale è di 20 kg. In altri termini aumenti graduali e costanti del peso fisico si accompagnano ad aumenti via via sempre più deboli della sensazione di pesantezza.

La differenza appena percepibile pare sia una costante, che ha un valore specifico per ogni modalità sensoriale e misura l'intensità di uno stimolo dicendoci di quanto esso deve variare per essere percepito come diverso da un altro (Legge di Weber-Fechner).

Tornando all'esempio delle lampadine, nella rappresentazione grafica che mette in relazione lo stimolo con la risposta (v. fig.1), all'inizio ci sarà un plateau dovuto all'assenza di luce o comunque alla presenza di stimoli talmente deboli da essere al di sotto della soglia percettiva (stimoli infraliminari). Via via che il numero di lampadine aumenta ci sarà un incremento della percezione della luce che poi si trasformerà ancora in un plateau con una lenta crescita quando il numero delle sorgenti accese sarà sufficientemente elevato per cui l'occhio non sarà più in grado di apprezzarne la differenza. Quindi la curva sarà costituita da una soglia iniziale, seguita da un andamento di crescita approssimativamente lineare e quindi da una saturazione:

 

 

fig. 1 

Volendo semplificare, diremo che la risposta degli organi di senso presenta una curva con un andamento logaritmico, per cui noi possiamo descrivere la "sensazione" (risposta) come una costante (k) che moltiplica il logaritmo della "Intensità del segnale" (stimolo), più una costante che è dipendente dalla soglia:

 

R = k ·ln I + costante                       (1)

 


Entropia e statistica

In fisica esiste una grandezza che quando viene nominata incute soggezione e allo stesso tempo suscita fascino: l'entropia. A livello microscopico, tutte le leggi fisiche sono stranamente reversibili nel tempo, tuttavia a livello macroscopico, quando viene coinvolto un numero elevato di particelle, il tempo presenta una freccia ben definita: l'inchiostro versato in un bicchiere contenente acqua si diffonderà e si mescolerà, non si separerà mai dalla soluzione acquosa per tornare nel contagocce, quest'ultima sequenza è contraria al nostro senso del tempo.

L'uomo che diede un significato a tutto ciò fu Ludwig Boltzmann il quale, non preso molto sul serio dai suoi contemporanei, oggi viene considerato uno dei geni della fisica. Nella seconda metà del XIX secolo, intuì per primo che l'entropia, una grandezza già nota in fisica, in particolare nel secondo principio della termodinamica, era una misura del disordine di un sistema.

In particolare propose che fosse da mettere in relazione con il numero dei diversi modi microscopici (microstati) attraverso i quali si può ottenere una situazione osservabile sul piano macroscopico (macrostato) (2).

Un microstato di un sistema termodinamico rappresenta una precisa configurazione dei suoi parametri microscopici (per esempio masse, posizioni e velocità di tutte le molecole che costituiscono il sistema). Un macrostato rappresenta invece una condizione con valori ben determinati di pressione, volume e temperatura, tutte grandezze macroscopiche.

Inoltre, mentre ad ogni microstato possiamo associare uno ed un solo macrostato, ad ogni macrostato possono corrispondere più microstati possibili.

Pensiamo ad esempio alle molecole di un gas che, occupando il medesimo volume, possono avere velocità e posizioni molto diverse pur mantenendo la stessa energia cinetica media e quindi la stessa temperatura misurabile a livello macroscopico con un termometro.

Il risultato fondamentale a cui giunse Boltzmann fu che l'entropia S può essere calcolata, a meno di una costante, con un'espressione logaritmica del tipo:

 

S = k ·ln W + costante          (2)

 

in cui W rappresenta il numero di possibili modi equivalenti su scala microscopica (microstati) in cui le molecole possono essere organizzate fra loro per dare lo stesso stato macroscopico (macrostato) [2].

Boltzmann riuscì a trovare il legame tra il concetto termodinamico di entropia e quello di disordine passando attraverso una chiave di lettura statistica: qualsiasi situazione definita in modo tale da poter essere descritta in pochi modi diversi viene riconosciuta come ordinata e meno probabile. Al contrario, una qualsiasi situazione che possa essere descritta in molti modi, tutti equivalenti, viene detta disordinata e più probabile.

Quando nel secondo principio della termodinamica si afferma che l'entropia totale dell'Universo è in continuo aumento arriviamo a uno dei concetti più importanti di tutta la scienza: in un qualsiasi processo reale e spontaneo il disordine dell'Universo aumenta sempre. Anche se il moto di ogni singola particella è reversibile nel tempo, non lo è la tendenza verso l'aumento del "disordine" di una grande collezione di particelle. In questo consiste la freccia del tempo, ossia nel divenire macroscopico dell'Universo da uno stato di maggiore ordine, e meno probabile, ad uno di maggiore disordine, e più probabile, proprio come nel caso dell'inchiostro nell'acqua.


Tentiamo una sintesi

Alla luce di quanto sopra esposto, viene spontaneo tentare una sintesi accattivante. Nelle varie trasformazioni energetiche che avvengono nell'Universo, l'energia totale rimane sempre costante (Primo principio della termodinamica) anche se la sua qualità subisce una sorta di degrado a causa dell'inevitabile tendenza al disordine. In altri termini, ad ogni passaggio successivo, è come se l'energia perdesse di qualità e diventasse sempre meno disponibile per produrre lavoro.

In tutto ciò la somiglianza tra la legge sperimentale di Weber - Fechner (1) e l'interpretazione statistica dell'entropia fornita da Boltzmann (2) è sorprendente.

Gli accostamenti, ad esempio, tra la risposta a uno stimolo e l'entropia, così come tra il numero di microstati possibili e l'intensità dello stimolo stesso non possono passare inosservati: uno stimolo esterno sarà tanto più significativo quanto maggiore sarà il numero di microstati che metterà a disposizione del sistema e, allo stesso tempo, la risposta fisiologica sarà proporzionale al grado di disordine che viene introdotto a livello biologico a fronte di tale interazione con l'ambiente. Di fatto l'energia che viene fornita a livello cellulare genera un disordine in grado di produrre sensazioni e percezioni con una risposta che in linguaggio matematico diremo logaritmica.

Il nostro sistema percettivo, nel momento della trasduzione, trasforma energia ordinata ad esempio sotto forma di onde elettromagnetiche o acustiche, le quali contengono informazioni sull'universo circostante, in impulsi nervosi, l'unico linguaggio che il cervello è in grado di comprendere, anche se più disordinati. Questo connotato degenerativo comporta, dopo la trasduzione del nostro cervello, una perdita delle informazioni originali dello stimolo e impedisce un'ulteriore possibilità di produrre lavoro.

 


Note

(1) k rappresenta la costante di Boltzmann = 1,38·10-23 J/°K.

(2) Per esempio noi sappiamo che le microonde consentono il funzionamento dei nostri telefoni cellulari, ma queste non sono visibili ai nostri occhi.

fonte

 

 
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Einstein non amava la fisica quantistica: ce lo racconta Bruce Rosenblum autore del libro "L'Enigma Quantico"

Post n°3803 pubblicato il 01 Agosto 2017 da stella112
 

 

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza | Scienza e Fisica Quantistica

 

Einstein non amava la fisica quantistica: ce lo racconta Bruce Rosenblum autore del libro

 

Era da tempo che aspettavamo una nuova uscita della collana Scienza e Conoscenza edita da Gruppo Macro, ma la lunga attesa è stata ripagata dall'uscita di un nuovo straordinario volume.
Se come noi ami i libri che sanno far dialogare il rigore scienza con le domande fondamentali che l'uomo da sempre si pone, non perdere la lettura de L'Enigma QuanticoEccotene un assaggio in anteprima!


 

"Un sabato, negli anni Cinquanta, ero in visita a casa di alcuni amici. L'ospite chiese a me (Bruce) e a suo genero, Bill Bennett, se avessimo voglia di trascorrere la serata con un suo amico, Albert Einstein. Entro poche ore, due sbigottiti studenti laureati in fisica si trovarono nel soggiorno di Einstein ad aspettare che il celebre scienziato scendesse le scale con indosso pantofole e felpa. Rammento di aver accettato un tè e dei biscotti, ma non ricordo assolutamente come iniziò la conversazione.
Einstein ci fece subito qualche domanda sul corso di fisica quantistica che stavamo frequentando. Approvò il fatto che il nostro professore avesse scelto di adottare il libro di David Bohm come testo di riferimento, e ci chiese cosa ne pensassimo del modo in cui l'autore trattava le stranezze che la teoria quantistica implicava. Non riuscimmo a rispondere. Ci avevano detto di saltare quella sezione e concentrarci su quella intitolata "La formulazione matematica della teoria". Einstein volle esplorare comunque il nostro punto di vista circa quello che l'accettazione della teoria significava. Ma i problemi che lo tormentavano erano per noi materia oscura. Le lezioni sulla fisica quantistica che frequentavamo si concentravano principalmente sull'utilizzo della teoria, non sul suo significato. Le nostre risposte all'interrogatorio probabilmente lo irritarono, e abbandonammo l'argomento per discutere d'altro.

Le stranezze della fisica quantistica inquietavano anche Albert Einstein

Passarono molti anni, prima che comprendessi i dubbi di Einstein sulle misteriose implicazioni della teoria dei quanti. Non sapevo che nel 1935 aveva stupito gli sviluppatori della teoria facendo notare loro che, secondo la teoria stessa, l'osservazione influenzava istantaneamente ciò che succedeva a distanza senza coinvolgere alcuna forza fisica. Aveva deriso tale influenza etichettandola come "azione sinistra" che non poteva davvero esistere.

Un altro aspetto che disturbava Einstein era l'idea che, sempre secondo la teoria, quando si osservava un piccolo oggetto, come per esempio un atomo, in un determinato punto nello spazio, era l'atto di osservare in sé la causa del suo trovarsi proprio lì. Lo stesso vale per gli oggetti più grandi? In linea di principio, sì.
Per ridicolizzare la teoria quantistica, Einstein aveva una volta chiesto a un fisico suo collega, scherzando solo in parte, se riteneva che la luna fosse al suo posto soltanto quando la guardava. Secondo Einstein, prendere seriamente la teoria quantistica significava negare l'esistenza di un mondo fisico reale indipendente dall'osservazione. È un'accusa pesante. La teoria quantistica non è solo una delle tante teorie della fisica, è la struttura portante sulla quale si basa in definitiva tutta la fisica."

 

FONTE

 
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Decreto vaccini: 40.000 persone in piazza a Pesaro per difendere i bambini dal business farmaceutico

Post n°3802 pubblicato il 20 Luglio 2017 da stella112
 

 

Scritto da: Vincenzo Valenzi 

 

Decreto vaccini: 40.000 persone in piazza a Pesaro per difendere i bambini dal business farmaceutico

 

Quella che sembrava una partita impossibile, tra Big Pharma e le famiglie italiane, è destinata a sorprese continue con un decreto legge approvato dal governo il 7 giugno, che non riesce a essere convertito in legge dopo tre passaggi falliti al Senato (15 22 e 27 giugno), che ritorna in Commissione Sanità al Senato quasi in segreto, per essere trasformato in un nuovo decreto con 10 vaccini obbligatori che rischiano di ritorcersi come un boomerang contro gli strateghi del progetto di tso vaccinico che debbono far fronte oltre che alle famiglie sul piede di guerra, anche a una comunità scientifica che contesta con dati alla mano la bontà delle strategie vaccinali del duo Guerra Lorenzin vedasi Luc Montagnier confermati oltre che dagli studi di Stefano Montanari, anche da studi negli USA che confermano il triste rapporto tra vaccini e autismo .

Golia contro Davide, sembrava il gioco irreale, che vede una reazione del corpo sociale del Paese a tutti i livelli, dai paesini alle città, dalle piazze alla stampa e al parlamento, che cominciano a rompere la cortina fumogena della demagogia vaccinista e si interrogano come fa la Senatrice Dirindin sul Sole 24 ore sanità sui troppi bachi presenti nel decreto.

Colpisce il livello delle risposte "scientifiche e mediche" alle obiezioni al decreto vaccini con il prof. Roberto Burioni che ha dato del somaro, dell'ubriaco a cui togliere la patente, e del cretino buon ultimo ai cittadini e ai colleghi che pensano dubitano e resistono come Luc Montagnier .


Per aiutare nell'opera il prof. Milanese del san Raffaele, dopo il professore di Atlanta Silvestri, il presidente dell'ISS Ricciardi è sceso in campo anche il buon Gino Strada che lamenta la mancanza di vaccini in Africa e nei paesi poveri.

A Strada suggeriamo di portare in Africa anche i 100.000 morti con le 5 milioni di reazioni avverse ai farmaci di cui la metà gravi che ogni anno capitano negli Stati Uniti (dati JAMA), e gli consigliamo di imparare l'educazione: dare del cretino può portare in tribunale facilmente.

Comunque caro Strada dai un'occhiata all'Espresso e puoi leggere che la Procura di Roma ha chiuso le indagini sulla Cupola Vaccini del Ministero della salute, che ha visto auto sospendersi il neosegretario generale del Ministero che era stato già segnalato per le sue imprese sul settore veterinario dall'ESPRESSO .

Dopo il settore veterinario, si presume che la Procura dovrà passare al settore umano (se esiste l'obbligatorietà dell'azione penale) con un Ministero della Salute che vede a capo del dipartimento prevenzione il bravissimo consigliere d'amministrazione della Fondazione GSK dottor Raniero Guerra in un conflitto d'interesse, che dovrebbe far arrossire di di vergonga tutti i furbetti dei quartieri alti, che si illudevano di essere al di sopra della legge, nel mentre tentano di dispensare multe e sentenze di revoca della patria potestà ai genitori cattivi, che osano resistere alle amorevoli cure vaccinali del duo Guerra Lorenzin, impegnati in un delirio coercitivo affaristico, che non abbiamo visto neanche nei peggiori momenti del Novecento, e che dopo un mese di battaglie è stato cancellato dal cosiddetto Decreto Vaccini, che dovrebbe giungere nei prossimi giorni al Senato per la conversione in legge; sempre che il Ministro On. Beatrice Lorenzin e il suo direttore generale dottor Raniero Guerra non si dimettano prima, come un minimo di buonsenso consiglierebbe .

 

fonte

 

 

 
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Se siamo noi a creare la nostra realtà, allora come mai invecchiamo?

Post n°3801 pubblicato il 07 Luglio 2017 da stella112
 

 

di Gerrit Gielen

All'interno dei circoli spirituali, il potere del pensiero positivo appare indiscusso, praticamente sacrosanto, e ci è stato detto persino che siamo noi stessi a creare la nostra realtà. Gli autori che scrivono in proposito ci promettono risultati miracolosi.

Ci è stato detto che concentrandoci sui pensieri giusti, e ripetendo le relative affermazioni abbastanza spesso, possiamo creare qualunque cosa desideriamo per il nostro futuro. Ciò nonostante, ci sono tante persone che tentano con ogni mezzo di usare il pensiero positivo come una via per creare una vita migliore per se stessi, ma non vedono alcun miglioramento: nessuna guarigione dalla lunga malattia, nessuna ricchezza, né il compagno per la vita che tanto desiderano. Stanno forse sbagliando qualcosa? Siamo o non siamo i creatori della nostra realtà? L'Universo dunque non risente in alcun modo dei nostri pensieri negativi o positivi che siano, e va avanti noncurante per la sua strada? No, non lo penso affatto. Ma la relazione tra i nostri pensieri e la realtà è molto più sottile di come ce la propongono molte teorie sul potere di creare la propria realtà. Voglio dire che una giusta comprensione di questa relazione, deve riconoscere il ruolo della nostra anima nel processo creativo e affrontare l'argomento di come possiamo supportare il processo creativo connettendoci con la nostra anima.  Ci è stato detto che concentrandoci sui pensieri giusti, e ripetendo le relative affermazioni abbastanza spesso, possiamo creare qualunque cosa desideriamo per il nostro futuro e persino trasformare eventi negativi e traumatici del nostro passato in qualcosa di positivo. Aver "disfatto" il trauma, significa proseguire con le nostre vite come se l'evento negativo in questione non fosse mai accaduto.

Ciò nonostante, ci sono tante persone che tentano con ogni mezzo di usare il pensiero positivo come una via per creare una vita migliore per se stessi, ma non vedono alcun miglioramento: nessuna guarigione dalla lunga malattia, nessuna ricchezza, né il compagno per la vita che tanto desiderano. Stanno forse sbagliando qualcosa? E se davvero i pensieri positivi influenzano la nostra realtà, quelli negativi faranno altrettanto? Noi abbiamo spesso pensieri di paura e preoccupazioni continue.Pensate solamente alle preoccupazioni e alle ansie che i genitori hanno nei confronti dei propri figli. Torneranno a casa sani e salvi? Riusciranno a stare lontani dalla droga? A dispetto di tutte queste paure, tuttavia, nella maggior parte dei casi va tutto bene. Quante volte, poi, abbiamo pensieri spaventati riguardo a piccoli disturbi fisici, temendo qualcosa di serio riguardo alla nostra salute? Di solito, i nostri pensieri negativi nutriti dalla paura non diventano realtà... per fortuna!

 

Allora i nostri pensieri non hanno nessuna influenza sulla realtà intorno a noi? Siamo o non siamo i creatori della nostra realtà? L'Universo dunque non risente in alcun modo dei nostri pensieri negativi o positivi che siano, e va avanti noncurante per la sua strada? No, non lo penso affatto. Ma la relazione tra i nostri pensieri e la realtà è molto più sottile di come ce la propongono molte teorie sul potere di creare la propria realtà. Voglio dire che una giusta comprensione di questa relazione, deve riconoscere il ruolo della nostra anima nel processo creativo e affrontare l'argomento di come possiamo supportare il processo creativo connettendoci con la nostra anima.

Chi è il creatore delle nostre vite?

. La Creazione è una forza che ha origine a livello della unità più completa: il Tutto - la Sorgente originaria - quel mistero che chiamiamo Dio. Da questa Sorgente scaturisce non la creazione, ma i creatori, esseri che appartengono ad una frequenza molto alta, che potremmo chiamare Arcangeli. Si tratta di esseri cosmici grandiosi, ognuno dei quali rappresenta un aspetto della Sorgente originaria. Benché un Arcangelo sia un essere vasto e magnifico, non è tutto; non comprende l'intera creazione, infatti esistono diversi Arcangeli. Perciò, come tutti gli esseri individuali, essi percepiscono una differenza tra il loro mondo interiore (il loro modo di sperimentare la vita) e il mondo esteriore (il resto della creazione). Questo mondo interiore è unico, ed è così che con la creazione degli Arcangeli ha inizio l'esperienza della individualità. L'esperienza di un infinito mondo esterno, opposto ad un mondo interiore unico, crea un senso di individualità.Per andare a fondo nella relazione tra il pensiero e la realtà, dobbiamo innanzitutto comprendere in che cosa consista la Creazione. La Creazione è una forza che ha origine a livello della unità più completa: il Tutto ? la Sorgente originaria ? quel mistero che chiamiamo Dio. Da questa Sorgente scaturisce non la creazione, ma i creatori, esseri che appartengono ad una frequenza molto alta, che potremmo chiamare Arcangeli. Si tratta di esseri cosmici grandiosi, ognuno dei quali rappresenta un aspetto della Sorgente originaria. Benché un Arcangelo sia un essere vasto e magnifico, non è tutto; non comprende l'intera creazione, infatti esistono diversi Arcangeli. Perciò, come tutti gli esseri individuali, essi percepiscono una differenza tra il loro mondo interiore (il loro modo di sperimentare la vita) e il mondo esteriore (il resto della creazione). Questo mondo interiore è unico, ed è così che con la creazione degli Arcangeli ha inizio l'esperienza della individualità. L'esperienza di un infinito mondo esterno, opposto ad un mondo interiore unico, crea un senso di individualità.

La distinzione tra una realtà interiore ed una esteriore, implica anche i concetti di spazio e tempo. Non appena fai l'esperienza di qualcosa come esterno a te, ciò significa che esiste spazio all'esterno di te. E dal punto di vista degli esseri che sono all'esterno, stai occupando un posto nello stesso spazio; voi condividete quello spazio, ed è così che lo spazio diventa oggettivo. La nozione stessa di spazio implica che ci siano esseri diversi, che fanno esperienza soggettiva del mondo esterno.

Se ci fosse soltanto unità, un essere solo, la nozione di spazio perderebbe significato; non ci sarebbe un dentro e un fuori. Quindi, se ci sono esseri differenti che condividono lo stesso spazio, si creerà interazione e comunicazione tra di loro. E questo introduce la nozione di tempo. La comunicazione esercita un'influenza sulla realtà interiore degli esseri individuali; loro cambiano per effetto di essa, e il cambiamento comporta la nozione di tempo. Di conseguenza, quando avete un'interazione, da esseri coscienti, avrete anche il tempo ? un senso del tempo condiviso.

Con la creazione degli Arcangeli, la Sorgente infinita creò l'individualità, la distinzione tra la realtà interiore e quella esteriore, lo spazio, il tempo, e la possibilità dell'interazione e della comunicazione. Con questo unico passo, furono poste le basi della creazione. A loro volta, gli Arcangeli creano molti nuovi esseri, dei nuovi creatori che portano dentro di sé una parte dell'essenza degli Arcangeli, ma aggiungono anche qualcosa di unico di se stessi - ogni atto creativo comporta qualcosa di nuovo. E così via all'infinito. I neonati creatori creeranno nuovi creatori a loro volta. Ci saranno livelli sempre nuovi di creatori, che porteranno a sempre nuove dimensioni di spazio e di tempo. Ad uno di questi livelli, corrisponde la nascita dell'essere umano. Tutto ciò che noi creiamo come esseri umani, in ultima analisi, fa parte integrante del grandioso processo di Creazione della Sorgente, che ha creato una infinita varietà di creatori scaturiti in origine dallo stesso punto di Unità.Con la creazione degli Arcangeli, la Sorgente infinita creò l'individualità, la distinzione tra la realtà interiore e quella esteriore, lo spazio, il tempo, e la possibilità dell'interazione e della comunicazione. Con questo unico passo, furono poste le basi della creazione. A loro volta, gli Arcangeli creano molti nuovi esseri, dei nuovi creatoriche portano dentro di sé una parte dell'essenza degli Arcangeli, ma aggiungono anche qualcosa di unico di se stessi ? ogni atto creativo comporta qualcosa di nuovo. E così via all'infinito. I neonati creatori creeranno nuovi creatori a loro volta. Ci saranno livelli sempre nuovi di creatori, che porteranno a sempre nuove dimensioni di spazio e di tempo. Ad uno di questi livelli, corrisponde la nascita dell'essere umano. Tutto ciò che noi creiamo come esseri umani, in ultima analisi, fa parte integrante del grandioso processo di Creazione della Sorgente, che ha creato una infinita varietà di creatori scaturiti in origine dallo stesso punto di Unità.

Una delle regole fondamentali di questo processo è che, in qualità di creatori, si può creare qualunque cosa si voglia, purché sia in armonia con la fonte superiore creatrice. Per gli Arcangeli, questa fonte superiore è Dio, per noi, è la nostra anima. L'anima infatti è il creatore della nostra personalità umana, e noi, in quanto esseri umani, riflettiamo uno degli aspetti della nostra anima, proprio come un Arcangelo riflette un aspetto di Dio.

Quindi i due aspetti principali che determinano la nostra realtà umana sono: la nostra anima e le sue intenzioni per noi, e la nostra volontà o meno di agire in armonia con l'anima, la nostra sorgente creatrice. La nostra anima ha un piano di vita per noi che potrebbe, quindi, comprendere obiettivi diversi dalla nostra idea, di cosa sia desiderabile o meno nelle nostre vite.

La forza creatrice fondamentale nelle nostre vite è la nostra anima e non i nostri pensieri umani. Noi possiamo operare con la forza creatrice delle nostre anime oppure contro essa. Il pensiero positivo finalizzato a desideri e sogni che non sono in sintonia con i piani della nostra anima, non è efficace. Ma i pensieri positivi allineati con le intenzioni dell'anima, invece, supporteranno il processo di creazione, apportando un senso di grazia e leggerezza in più.

I nostri pensieri fanno davvero un'enorme differenza, e abbiamo ancora un grosso margine di libertà, benché l'anima sia la forza creatrice primaria nelle nostre vite. Il piano dell'anima fornisce una linea guida, un campo di gioco, e noi ci occupiamo dei dettagli. Il piano dell'anima lascia un'ampia libertà di scelta, poiché noi stessi siamo chiamati ad essere creatori, aggiungendo qualcosa di nuovo alla realtà dell'anima. Tuttavia, l'anima prevede per ogni vita una visione guida, un obiettivo generale, e servendoci della nostra creatività per perseguire questa visione e questo proposito, otterremo la felicità e l'appagamento più completi.

Creare in disarmonia con l'anima

Immaginate uno splendido angelo che si libra sopra di voi, irradiando gioia e tranquilla saggezza. Questo angelo vi ama incondizionatamente e non vi giudica mai né vi ripudia, qualunque cosa facciate. Pensate alla vostra anima come a quell'angelo. Finché rimanete vicini al vostro angelo sentendone la presenza, tutto andrà bene per voi e vi sentirete protetti e al sicuro. Sentirete che c'è qualcosa di più grande di voi e di profondamente amorevole che vi sostiene nel vostro viaggio della vita e sarete capaci di sperimentare la gioia e la pienezza anche quando le cose non andranno lisce.

Immaginate uno splendido angelo che si libra sopra di voi, irradiando gioia e tranquilla saggezza. Questo angelo vi ama incondizionatamente e non vi giudica mai né vi ripudia, qualunque cosa facciate. Pensate alla vostra anima come a quell'angelo. Finché rimanete vicini al vostro angelo sentendone la presenza, tutto andrà bene per voi e vi sentirete protetti e al sicuro. Sentirete che c'è qualcosa di più grande di voi e di profondamente amorevole che vi sostiene nel vostro viaggio della vita e sarete capaci di sperimentare la gioia e la pienezza anche quando le cose non andranno lisce.

Ma se non seguite la via dell'anima, andando contro i vostri sentimenti più profondi e cercando di controllare troppo la vostra vita, perderete il contatto con la saggezza della vostra anima e comincerete a sentire un vuoto dentro. Come la maggior parte delle persone, sarete trascinati da preoccupazioni terrene e focalizzerete la vostra attenzione su cose a cui darete molta importanza, ma che fondamentalmente non contribuiscono alla vostra crescita interiore: riconoscimenti, beni materiali, successo, denaro, eccetera. Così, voi seguirete un cammino diverso da quello del vostro angelo e comincerete a sentirvi soli e infelici.

Cercherete di risolvere il problema lavorando duro, accumulando sempre più successo, denaro, o potere, poiché la società dove siete cresciuti vi ha insegnato che queste sono le cose davvero importanti. O tenterete di colmare la vostra solitudine cercando il compagno ideale. Ma così starete cercando il vostro angelo interiore nel mondo esterno. E non funzionerà, perché nessun'altra persona potrà mai sostituire il vostro angelo interiore; i risultati saranno sempre deludenti. Anziché riparare il filo che vi connette alla vostra anima, finirete per sentirvi ancora più alienati da lei.

Spesso, a questo punto, interverrà una crisi per spingervi a destarvi e riallinearvi alla vostra anima: forse una malattia o altre avversità, come un divorzio o la perdita del lavoro. A questo punto, è vitale che vi rivolgiate all'interno e cerchiate attivamente di ristabilire la connessione con l'angelo. Se volete creare una vita nuova e più gratificante, il pensiero positivo non basterà ad aiutarvi. Se userete il pensiero positivo solo per rimuovere l'ostacolo in modo da poter ritornare alla solita vita, non funzionerà, perché starete andando contro le intenzioni della vostra anima. Se i pensieri positivi o i mantra mireranno solo a liberarvi dalla malattia o dai casi sfortunati, non saranno che un modo per negare o reprimere l'oscurità interiore che chiede di essere portata alla luce. Solo affrontando i vostri sentimenti e le vostre paure più nascoste, e ristabilendo la connessione consapevole con la vostra anima, emergerà la vera soluzione. Sarà la vostra anima a creare questa soluzione per voi, se sarete disposti a far fronte all'oscurità interiore e ad ascoltare quello che davvero vi sta dicendo il cuore.

Potreste domandarvi perché abbiamo dei desideri che vanno contro il progetto dell'anima, o perché l'anima ha delle intenzioni contrarie ai nostri piani. La ragione di questo divario, è che lo scopo primario della nostra anima è la crescita interiore,mentre noi spesso cerchiamo soluzioni ai nostri problemi all'esterno. Dalla prospettiva dell'anima, le esperienze negative sono spesso lì per guidarci verso la crescita interiore e la liberazione, ma noi in genere vorremmo evitare questo genere di esperienze. Vorremmo sbarazzarci del dolore fisico ed emotivo, ed è una vera sfida aprirsi alla possibilità che questo dolore abbia un senso e ci conduca verso una profonda comprensione di noi stessi. Solo riconoscendo la saggezza della nostra anima, che spesso supera l'umana capacità di comprendere, i nostri pensieri acquisteranno un reale potere creativo. Solo il pensiero positivo capace di riconoscere il valore e il senso profondo delle "esperienze negative", è allineato alla forza divina che crea l'universo.

Come riconoscere le intenzioni della vostra anima

Ho detto che se si vuole cambiare la propria realtà attraverso il pensiero positivo, è di fondamentale importanza farlo in armonia con la propria anima. Se il pensiero positivo non è focalizzato a migliorare la connessione con l'anima, ma anzi è contrario ai suoi obiettivi primari, allora il risultato, qualunque esso sia, non ci renderà felici a lungo. A questo punto potreste domandarmi: come possiamo lavorare in sintonia con l'anima? Come possiamo sapere se i nostri sogni e i nostri desideri sono davvero allineati alla visione e allo scopo della nostra anima?

1. Divertitevi e giocate

Lavorare all'unisono con la vostra anima vi dà un senso di gioia e di ispirazione - non risulta gravoso. L'anima vi parla attraverso sentimenti di gioia, ispirazione e incoraggiamento. Quindi, se state ripetendo delle affermazioni, e lo sentite come un compito pesante e difficile, non siete in sintonia con la vostra anima. . Il sentimento della gioia è un segno che la vostra fantasia è in linea con il piano dell'anima. Finché siete nel flusso della previsione felice e dell'ispirazione, siete connessi con la vostra anima.Lavorare all'unisono con la vostra anima vi dà un senso di gioia e di ispirazione ? non risulta gravoso. L'anima vi parla attraverso sentimenti di gioia, ispirazione e incoraggiamento.Quindi, se state ripetendo delle affermazioni, e lo sentite come un compito pesante e difficile, non siete in sintonia con la vostra anima. Per esempio, supponiamo che desideriate una nuova casa. Vi concedete di fantasticare su di essa in modo giocoso. Come un bambino, immaginate dove è situata, come la arrederete e come la decorerete, e che aspetto avrà il giardino. Immaginate come sarà ricevere lì gli amici e la famiglia, e come apprezzerete e godrete della vostra nuova casa. Se questo sogno vi procura una meravigliosa sensazione, allora significa che siete sulla strada giusta; state creando in armonia con la vostra anima. Lasciate andare liberamente la vostra immaginazione. Non limitatevi con pensieri negativi come "questo non è realistico, questo non è possibile per me"; immergetevi nella vostra fantasia finché risulterà piacevole e giocoso farlo. Il sentimento della gioia è un segno che la vostra fantasia è in linea con il piano dell'anima.

In altre parole, se state pensando positivo nel modo giusto, allora il pensiero positivo è una ricompensa di per se stesso; è un'esperienza che vi diverte e che vi fa stare meglio. Finché siete nel flusso della previsione felice e dell'ispirazione, siete connessi con la vostra anima. Ma se notate che non vi fa sentire bene, o che state facendo fatica, questo è un segno che la vostra immaginazione non è in sintonia con la vostra anima. Infatti, quando desiderate qualcosa non in linea con il proposito dell'anima, si creerà un aspetto forzato e di controllo sul vostro pensiero positivo; la gioia e la giocosità non avranno spazio.

2. Distinguete l'amore dalla paura

Per sapere se i vostri pensieri sono in linea con lo scopo dell'anima, potete anche chiedervi: "Il mio pensiero positivo è basato sull'amore o sulla paura?" Immaginate qualcuno che ha problemi con il denaro. Centinaia di volte al giorno, ripete solennemente l'affermazione: " Io godrò di ricchezza e abbondanza", focalizzandosi su immagini di benessere e prosperità. Tuttavia, se questo pensiero ha origine dalla paura della mancanza, non sarà efficace. I pensieri positivi risultano efficaci solo se nascono dall'amore, e si riconoscono dalla gioia e dalla leggerezza che li accompagna. Le affermazioni che hanno davvero un potere creativo, vanno di pari passo con una tranquilla certezza che tutto andrà bene, mentre i pensieri pieni di paura sono accompagnati da un senso di disperazione o di rabbia. I pensieri basati sulla paura, anche se suonano molto positivi, di solito non sono di nessun aiuto. Non risultano in sintonia con l'anima, e lo si capisce dalle emozioni tese che le accompagnano.

Solo quando la persona con preoccupazioni rispetto al denaro, diventa consapevole della sua paura della mancanza, potrà formulare pensieri basati sull'amore. Dovrà prima guardare onestamente all'essenza della propria paura. Potrebbe esserci una parte di sé che non si sente degna di ricevere abbondanza, o forse non si sente a suo agio sulla Terra, tagliandosi fuori inconsciamente dai mezzi materialiIl suo angelo non giudica queste cose e, nel momento in cui la persona si riconnetterà con la sua anima, sarà in grado di inviare pensieri amorevoli e di conforto a quella parte impaurita. La persona inizierà a trasformarsi a un livello interiore, e una volta che l'oscurità interiore verrà fronteggiata e risolta, le cose cambieranno al livello esteriore. Anche se non riceverà una grande quantità di ricchezza istantaneamente, la vita diventerà più leggera e semplice, perché la persona sta crescendo ad un livello interiore. Il suo aspetto diventerà più luminoso e gioioso. Nuove opportunità verranno attratte da questa attitudine positiva, e la ricchezza interiore piano piano si rifletterà nella abbondanza esteriore.

Se avete desideri e richieste, è saggio verificare attentamente se vengono dalla paura o dall'amore. Se si tratta di paura, andate nel profondo e affrontate la parte spaventata dentro di voi. Affrontatela con gentilezza e onestà. Chiedete a voi stessi: "Che cosa vuole davvero in questo momento questa parte di me?" Se lo fate, troverete il più delle volte che la risposta riguarda qualcosa dentro di voi, piuttosto che di esterno a voi: ciò di cui c'è bisogno sono qualità come l'autostima, la fiducia, la capacità di stabilire dei confini, la compassione, o un senso dell'umorismo.

Spesso sarete capaci di dare a voi stessi quello che desiderate sviluppando queste qualità nella vita di tutti i giorni. In questo modo, guarirete la parte spaventata dentro di voi e i vostri desideri e bisogni potranno cambiare di conseguenza. Saranno basati sull'amore e su un'autentica comprensione di sé, piuttosto che sulla paura. Guarire l'oscurità interiore è un'impresa profondamente creativa. Guardare in faccia la paura e circondarla con l'energia dell'amore, è più potente di qualsiasi affermazione sulla quale possiate concentrarvi! Il risultato è che diventerete profondamente collegati alla vostra anima. La Luce dell'anima comincerà a brillare attraverso di voi ed è quella luce che è creativa. Creerà una realtà circostante (lavoro, relazioni) che vi condurrà alla crescita interiore, alla gioia e alla felicità.

Conclusione

Il titolo dell'articolo è: Se siamo noi a creare la nostra realtà, allora come mai invecchiamo? Da una prospettiva umana, essere vecchi è indesiderabile; almeno questa è l'immagine che ci viene riportata di solito dai media e dagli annunci pubblicitari. Tanto tempo e denaro è speso intorno all'ideale di mantenersi giovani. Potete usare tutte le affermazioni positive e il pensiero positivo che volete riguardo a questo, ma continuerete ad invecchiare comunque. I vostri pensieri sono privi di potere rispetto al naturale processo di invecchiamento.

Ma guardiamo adesso la questione dalla prospettiva dell'anima. L'anima è davvero interessata a mantenerci giovani? Dalla prospettiva dell'anima, siamo senza tempo, solo i nostri corpi invecchiano. Per collegarvi alla visione della vostra anima, guardatevi allo specchio: guardate come sta invecchiando il vostro volto, mentre percepite allo stesso tempo che c'è qualcosa dentro di voi, dietro i vostri occhi, che non cambia. E' quello che siete realmente.

Mentre voi, l'essere umano, potreste voler stare per sempre in questo corpo, la vostra anima no. L'anima sa che esistono infiniti mondi e dimensioni da esplorare e di cui fare esperienza. L'anima guarda oltre ciò che i nostri occhi umani riescono a vedere e capire: l'universo ci sta aspettando.

Articolo di Gerrit Gielen ©

Traduzione di Viviana Barbaro

Fonte: http://www.jeshua.net/it/

 

 

 
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Colpo di Stato militare in Italia, il sondaggio: lo vorrebbe il 70% della popolazione

Post n°3800 pubblicato il 07 Luglio 2017 da stella112
 

Colpo di Stato militare in Italia, il sondaggio: lo vorrebbe il 70% della popolazione

Il sito scenareconomici.it ha proposto, sia pure con un linguaggio compito, smorzato, come se porgesse un fiore, una domanda che in soldoni suona così, e non è affatto delicata: vi piacerebbe un bel golpe militare, nella consapevolezza che il governo Gentiloni si regge sul consenso di una minoranza e non è stato eletto da nessuno? Applaudireste un atto di forza possibilmente senza sangue che rimedi al disastro attuale e al vuoto di qualsiasi capacità del governo di difendere gli interessi italiani? La risposta è stata a stragrande maggioranza un bel «sì». Siamo circa al 71 per cento di consensi attivi. Solo un 8 per cento andrebbe in piazza a fermare i carri armati come a Istanbul il luglio scorso. Questo sentimento di stampo latinoamericano, conviene precisarlo subito, non attraversa l'esercito, non agita i carabinieri. Questa simpatia per el pronunciamento (sinonimo di colpo di Stato) è riscontrabile in settori la cui consistenza numerica non è ben chiara, ma che di certo è figlia dell'esasperazione che non riesce a trovare collocazione politica democratica.

 

Bisogna fare una bella tara. Il sito è di orientamento sovranista-populista per sua stessa definizione. Il campione non è scientificamente selezionato. Però in Italia non si ha memoria che pubblicamente si ponga questa domanda e soprattutto che le risposte siano positive.

I PARÀ ALLA RAI
Insomma, c'è davvero voglia di golpe militare? Di qualche generalone medagliato o colonnello pettoruto che ribalti il governo, entri pistola in pugno a Montecitorio, mandi i genieri a sigillare con il silicone le stanze del Quirinale in cui è mummificato il saggio Mattarella, invii i paracadutisti a occupare la Rai e Mediaset, eccetera? Le cifre spaventano. Ci siamo posti il problema se dar peso a questo sondaggio non sia a sua volta una maniera per accreditare questa soluzione di certo inaccettabile. La risposta è che questa notizia c'è tutta. Non è certo tenendo nascosto, o banalizzando come fenomeno folkloristico, questo tipo di pulsioni che li si esorcizza. Il quadro italiano - eccettuata l'inflazione - è quello da Repubblica di Weimar: impotenza assoluta dei partiti di dare un governo capace di affrontare sia la crisi economica sia la questione dell'identità nazionale calpestata dagli Stati dominanti e vittoriosi dell'Europa dopo la Grande Guerra.

Di certo tra i 27 governi della Unione Europea, ma mettiamoci pure la Svizzera, la Norvegia e persino la Serbia e l'Albania che non fanno parte della congrega aggregata a Bruxelles, quello italiano è il più lontano dal dare garanzie di resistenza all'invasione dei migranti e di capacità di tutela dei nostri interessi di fronte non solo ai grossi e grassi Paesi del Nord Europa, ma anche di Spagna Slovenia, e persino Libia ed Egitto. Siamo alla mercé. La tenuta di questo governo presso l'opinione pubblica (non c'entrano destra o sinistra) è garantita per ora da Marco Minniti, che anche ieri ha denunciato l'assurdità di una salvezza internazionale dei migranti, un lavoro in cui tutti sono concordi, salvo poi concordemente scaricarli tutti da noi.

FALLIMENTI
Questa impotenza ovviamente chiama il desiderio della forza, che Paesi sicuramente democratici come l'Austria hanno palesato dinanzi alla certezza della nostra nullaggine. In questi i giorni il flusso di notizie screditanti le istituzioni democratiche ha superato la soglia della sopportabilità. Non ne è coinvolto solo Gentiloni con la sua squadra, ne sono travolte le varie assise rappresentative. Il sapere che a Strasburgo si decideva di una questione decisiva per l'Europa, qual è la migrazione, ed era presente solo il 4 per cento degli europarlamentari fa girare le scatole. In Italia nelle due Camere ci sono stati 504 mutazioni di casacca, e non si riesce a imbastire una legge elettorale seria. I nostri deputati e senatori che ci regalano questi fallimenti sono di gran lunga i più pagati d'Europa. In compenso i dottorandi, che sarebbero la crème destinata a rivoluzionare il Paese, sono i meno pagati del mondo: mille euro al mese contro i 4mila della Svizzera e - ad esempio - i 1500 della Spagna. Poi uno si chiede perché appena possono scappano. Le banche sono finanziate con i soldi dei contribuenti. I quali dopo essere stati defraudati dalle medesimi istituti ora sono costretti a ripararne i danni, mentre chi le ha distrutte sottraendo miliardi di miliardi alla collettività ottiene che non se ne conosca il nome.

Se non si comunica qualcosa di positivo, il rischio che finisca male esiste. Non crediamo al golpe militare. L'ultimo che fu tentato, nel 1970, dal mitico principe Borghese prevedeva l'impiego massiccio delle Guardie forestali: ad ogni buon conto non ci sono più, sono state assorbite dai carabinieri. E i nostri militari sono quasi tutti in giro per il mondo ad evitare i golpe degli altri, piuttosto che pensare a farne uno da noi.

Attenzione però. Di certo pensare a un atto di forza per sistemare le cose, sia pure provvisoriamente e senza cannonate e lager, e auspicarlo, anche se nella forma anonima di un sondaggio, non è più un tabù. Sarà bene che governo e partiti pongano rimedio, non con la retorica delle promesse ma con l'efficacia dei fatti.

di Renato Farina

FONTE

 

 
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Hitler era un Rothschild?

Post n°3799 pubblicato il 21 Giugno 2017 da stella112
 

Naturalmente i sentimenti che animano l’accesa condanna nei confronti dei gruppi antisemiti di oggi, risalgono alla persecuzione ebraica ad opera del nazismo e di Adolf Hitler. Tuttavia, ormai basta sollevare delle riserve sui Rothschild o su altri ebrei o organizzazioni ebraiche per essere bollati subito come “nazi”.



Eppure è stato dimostrato in tanti libri e da un’infinità di studiosi, che Adolf Hitler e i nazisti sono stati creati e finanziati proprio dai Rothschild. Furono loro che organizzarono l’ascesa al potere di Hitler, attraverso società segrete a capo degli Illuminati presenti in Germania, come la “Società Thule”, la “Società Vril” e altre; furono sempre i Rothschild a finanziare Hitler attraverso la Banca d’Inghilterra e altre fonti, come la Banca Kuhn Loeb, che finanziò anche la Rivoluzione Russa. Il cuore della “macchina da guerra” di Hitler, fu il genio chimico I.G.Farben, anch’egli controllato dai Rothschild tramite società finanziarie, attraverso i valletti dei Warburg.

La Standard Oil dei Warburg gestiva Aushwitz, ma era ufficialmente dei Rockefeller (l’impero Rockefeller era stato creato, tra gli altri, dai Rothschild). Essi possedevano anche i mezzi di comunicazione, e così controllavano il flusso di notizie date al pubblico. Guarda caso le loro proprietà non erano state sfiorate da una bomba in tutta la guerra! Altre fabbriche lì vicino erano invece state demolite dai raid aerei.

Quindi dietro la forza di Hitler vi era la mano sapiente dei Rothschild, proprio coloro che nel mondo sostengono la razza ebraica? Gli ebrei sono per loro, come tutto il resto della popolazione, solo bestiame da usare e muovere a proprio vantaggio. Alcuni dicono che Hitler non poteva appartenere alla famiglia Rothschild, perchè ha massacrato quel popolo, insieme a zingari e comunisti e a chi non gli piaceva, mentre i Rothschild difendono gli ebrei facendone parte, e quindi, mai avrebbero fatto un orrore del genere.

Oh, davvero? Non solo Hitler fu sostenuto dai Rothschild, ma diverse prove dicono che lui stesso fosse un Rothschild, tra cui il libro dello psicanalista Walter Langer, “The mind of Hitler”. Questo calza a pennello sulla propaganda organizzata dagli Illuminati per spianare la strada al potere ad Adolf Hitler.

Egli venne sostenuto anche dai Windsor (in realtà casata tedesca dei Sassonia-Coburgo-Gotha), e tra questi figurava Lord Mountbatten, un Rothschild, un satanista. I dati sul legame tra nazisti e britannici devono ancora emergere del tutto, ma uno studioso di nome Langer, a questo proposito ha scritto: Il padre di Adolf, Alois Hitler, era un figlio illegittimo di Maria Anna Schiklgruber. Si pensava fosse figlio di Georg Hiedler. Ma ciò è altamente improbabile: in Austria era saltato fuori un documento, che dimostrava che Maria Anna S. fosse a Vienna al momento del concepimento. A quel tempo era la domestica del barone Rothschild. Non appena scoperta la sua gravidanza fu infatti cacciata? e nacque Alois“. Le informazioni di Langer provengono da un alto ufficiale della Gestapo, Hansjurgen Koelher, e furono pubblicate nel 1940, col titolo “Inside the Gestapo”. Quel fascicolo scrisse “provocò tanto scompiglio quanto mai prima”. Egli rivelò anche che: “Attraverso quei fascicoli scoprimmo tramite certificato di nascita, scheda di registrazione della polizia, i protocolli ecc., alcune cose che il cancelliere tedesco riuscì a ricomporre come un puzzle, dandogli una coerenza logica”.

“Una giovane serva (la nonna di Hitler) arrivò a Vienna e divenne domestica presso alcune delle famiglie più potenti e ricche di Vienna. Ma, sfortunata, venne sedotta e abbandonata mentre aspettava un bambino e venne rispedita al villaggio natale? Qual era la famiglia viennese presso cui lavorava? Non era una domanda poi così difficile. A Vienna era già da tempo in funzione un registratore obbligatorio presso il commissariato di polizia: ella lavorava presso i Rothschild e il nonno ignoto di Hitler doveva trovarsi in quella casa”Il fascicolo Dolfuss si fermava a questa osservazione.

Forse Hitler era così determinato a conquistare l’Austria per distruggere ogni traccia del suo retaggio? “Mi pare che Hitler conoscesse le sue origini ancor prima di diventare Cancelliere. Come suo padre, quando il gioco si fece duro, si trasferì a Vienna; poco dopo la morte della madre nel dicembre 1907, Adolf partì per Vienna. Là si perse ogni sua traccia per 10 mesi! Ciò che fece in quel periodo è un mistero, ma noi possiamo presupporre che si fosse intrattenuto a conoscere i suoi cugini e a valutare il suo potenziale in vista di future eventuali imprese”.

Philip Eugene de Rothschild, sostiene di essere un discendente dei Roth come lo fu Hitler o altre migliaia di persone cresciute e allevate da essi, prima di essere affidati a famiglie di facciata, al fine di ricoprire posizioni di privilegio sotto falso nome e illegittimamente. Ma quale dei Rothschild era il nonno di Hitler? Alois, il padre nacque nel 1837 nel periodo in cui Salomon Mayer era l’unico Rothschild che viveva a Vienna. Persino la moglie era tornata a Francoforte dopo il fallimento del loro matrimonio. Il loro figlio, Anselm Salomon, trascorse la maggior parte della sua vita lavorativa tra Parigi e Francoforte, lontano da Vienna e dal padre. Quindi, il vecchio e solo Salomon Mayer Rothschild è il sospettato numero 1.

E Hermann von Goldschmidt, figlio di un impiegato di Salomon Mayer, scrisse un libro pubblicato nel 1917, che riporta a proposito di Solomon: “dal 1840 aveva sviluppato un particolare entusiasmo per le giovinette”...e...“aveva una passione lasciva per le bambine, e le sue avventure con loro furono messe a tacere dalla polizia”.

La nonna di Hitler era una giovane ragazza che lavorava sotto quello stesso tetto e che divenne ben presto oggetto delle attenzioni e voglie di Mr Salomon. Ella rimase incinta proprio mentre era in servizio in quella casa. Suo nipote divenne poi cancelliere tedesco, grazie all’appoggio finanziario dei Rothschild, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale che fu così importante per il piano globale degli Illuminati.

Fonte: http://dioni.altervista.org/NWO/dioni_0284.html


 
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LA SCIENZA NON E' AFFIDABILE

Post n°3798 pubblicato il 19 Giugno 2017 da stella112
 

 

Il Nobel che vuole boicottare le riviste scientifiche
Randy Schekman attacca Science, Cell e Nature: rovinano la scienza mercificandone i contenuti e spingendo i ricercatori ad aggiustare i risultati

La scienza è a rischio: non è più affidabile perché in mano a una casta chiusa e tutt'altro che indipendente.

Lo dice Randy Schekman, biologo americano che ha appena vinto il premio Nobel per la medicina per aver scoperto il meccanismo che regola il trasporto delle molecole nelle cellule. Nuova icona anti-casta, Schekman lancia accuse violente, su un problema di cui in realtà si discute da tempo. Le principali riviste scientifiche internazionali - Nature, Cell e Science - sono paragonate a tiranni: pubblicano in base all'appeal mediatico di uno studio, piuttosto che alla sua reale rilevanza scientifica. Da parte loro, visto il prestigio, i ricercatori sono disposti a tutto, anche a modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione.
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Queste riviste, dice lo studioso, sono capaci di cambiare il destino di un ricercatore e di una ricerca, influenzando le scelte di governi e istituzioni. Ma il suo laboratorio (all'università di Berkeley in California) le boicotterà - ha detto al Guardian -, evitando di inviare alcun genere di ricerca.

Sfruttano il loro prestigio, distorcono i processi scientifici e rappresentano una tirannia che deve essere spezzata, per il bene della scienza. Almeno così la pensa il Nobel.

Come ha sottolineato Schekman, la tentazione di vedere i propri lavori pubblicati su quelle riviste spinge infatti i ricercatori ad aggiustare i risultati, per renderli più accattivanti e "alla moda". Tutto questo ovviamente a discapito di scoperte magari meno trendy ma determinanti per il progresso.

Non pago, Schekman attacca anche gli editori, che, non essendo scienziati, preferiscono pensare allo scoop piuttosto che al valore intrinseco di un lavoro. Come dire, prima i soldi poi la scienza.

E addirittura, il prestigio di finire su quei giornali - ha denunciato il Nobel - ha spinto enti come la Chinese Academy of Sciences a pagare anche 30mila dollari i ricercatori che son riusciti nell'impresa di farsi pubblicare, costi quel che costi in termini di professionalità. E per alcuni - continua Schekman - queste tangenti rappresentano anche la metà dei loro stipendi. Schekman invita tutti i membri della comunità scientifica a imitarlo e a rifiutare questo ordine costituito, sostenendo piuttosto l'open-access (come fa lui da anni sul sito eLife). "Esattamente come Wall Street deve cancellare la vecchia cultura dei mega stipendi, allo stesso modo la scienza deve smetterla di assecondare la tirannia dei giornali di lusso".

"Selezioniamo i lavori da pubblicare sulla base della loro rilevanza scientifica da oltre 140 anni", ha risposto il redattore capo di Nature Philip Campbell. "Il sostegno che riceviamo dagli autori e dai critici sono l'unica conferma di cui abbiamo bisogno. Questo può portare a un certo successo mediatico, ma i nostri editori non considerano questo come l'obiettivo del nostro lavoro".

È tuttavia certamente vero che l'affidabilità di un lavoro di ricerca passa attraverso il giornale che lo pubblica. Lo stesso Nature Publishing Groupha recentemente diffuso un sondaggio, condotto su oltre 20mila ricercatori, secondo cui i criteri giudicati fondamentali per scegliere la rivista a cui sottoporre i propri lavoro sono: la reputazione del giornale, la rilevanza che viene assegnata alla categoria per cui lavorano e l'impact factor. Quest'ultimo può tradursi con appetibilità, ovvero la probabilità che una pubblicazione sollevi interesse generale e copertura mediatica.

https://www.wired.it/scienza/lab/2013/12/11/nobel-boicottare-schekman-science-nature/ 

E' per questo che mi gira l'elica ogni volta che qualcuno dice "è scientifico". Soprattutto se non è uno del settore, crede nelle baggianate rese "scientifiche" dal un articolo pubblicato su riviste blasonate; e più sono blasonate, più sono corrotte. Non lo dico io, lo dice un premio nobel, e assieme a lui, e già da decenni, molti altri. Ci vogliono far passare per scientifiche le vaccinazioni, la chemio, le statine, l'Insulina come cura per il diabete....... e così i pazienti in terapia peggiorano la qualità di vita in modo scientifico, e muoiono in modo scientifico. E state certi che le loro morti non peggioreranno la statistica di quel chemioterapico, poichè il paziente sarà certamente morto per altri motivi; infarto, blocco renale... 
FIniamola con i lavori scientifici pagati dalla Glaxo, sono morti da tempo. Per guarire bisogna disintossicare da cibo inquinato, aria insana, acqua sporca, denti metallici o morti, riequilibrare la flora batterica, eliminare i parassiti; e poi si guarirà da soli, senza farmaci.
Non è scientifico? Pazienza

Antonio Miclavez



http://altrarealta.blogspot.it/

 

 

 
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