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Storia nostra 236-240

Post n°2845 pubblicato il 25 Maggio 2016 da valerio.sampieri
 

Storia nostra
di Cesare Pascarella

CCXXXVI

Nun solo; ma passati tanti mesi
De guerra, quanno vinti li croati
Sopra tutti li monti tirolesi
De Bezzecca, e d’avélli sterminati,

J’imposero che pe’ l’impegni presi,
Pe’ via de l’armistizi e li trattati
De Custoza, che tutti li paesi
Vinti l’avesse subito lassati;

A riceve’ quell’ordine inumano,
Un antro, ner vedesse in sur piú bello
De portà’ via la spada da le mano,

Avrebbe detto: - Io nu’ lo capisco... -
E avrebbe seguitato; invece quello,
Quello nun seguitò; disse: - Obbedisco. -

CCXXXVII

Defatti, mentre contro a la ragione
J’avrebbe detto no pure a su’ padre,
Ubbidiva davanti a la nazione
Come un fijo ubbidisce co’ la madre.

E ubbidiva co’ tutta l'intenzione ...
Ma dopo... dopo, a rivedé’ le squadre
De li stranieri a Roma da padrone,
Nu’ lo reggeva piú manco Dio padre.

E allora addio consij, addio prudenza:
Contorna pure tutta la Caprera
De barche p’impedije la partenza,

Che quello scappa via su ’na battana;
Come a Firenze, passa la frontiera
De Corese e riecchelo a Mentana.

CCXXXVIII

Dove ce ’riva appena che ha già vinto
Monterotonno: scegne giú ner piano
De Fornonovo, e quanno che s’è spinto
Fino ar ponte de Ponte Nomentano,

Torna addietro, e ner mejo ch’ha respinto
Senza rimedio l’esercito sano
De le truppe der papa e ch’è convinto
Certo d’avécce la vittoria in mano,

Ecco che da le macchie e da li fossi,
Da li prati e le vigne de lí intorno
Sorteno fora li carzoni rossi...!

Ereno li francesi. C’era scritto
Ner libro der destino che in quer giorno
L’avessero da vince’, e fu sconfitto.

CCXXXIX

Senza rimedio! E ar fin de la giornata,
Ch’era la prima dopo tante vorte
Che lui se fosse vista rilevata
La vittoria da l’ugne de la sorte,

Piuttosto de pensà’ a ’na ritirata,
Solo, a cavallo, co’ le briglie sciorte,
Córse pe’ la campagna insanguinata,
Solo, a cavallo, pe’ cercà’ la morte.

E l’incontrò; ma piú che lui voleva
Che quella se lo fosse straportato,
Piú quell’antra, scappanno, je diceva:

- Férmete!, che nun posso datte retta,
Ché ner destino tuo c’è destinato
Che un giorno hai da pijatte la vendetta. -

CCXL

E se la prese! E quanno ner settanta
L’eserciti de tutti li prussiani
Aveveno ridotta tutta quanta
La Francia che, Gesú, manco li cani;

Come la vedde caduta da tanta
Superbia, fra li spasimi inumani
De la disfatta, massacrata, sfranta
Sotto li cavalli de l’ulani;

Davanti a tanta pena e a tanto strazio
D’un popolo, se scorda de Mentana,
Der Vascello, de Porta San Pangrazio;

Lassa Caprera, lassa la famija,
Chiama la mejo gioventú italiana;
S’imbarca su un vapore e va a Marsija.

Cesare Pascarella

 
 
 
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Data di creazione: 26/04/2008
 

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